Se tutto quello che è pietra fa paura. Agosto emiliano

di Marica Guccini // pubblicato il 06 Agosto, 2012

6 agosto 2012: 79 giorni dopo quella prima scossa arrivata a turbare una notte emiliana come tante, 69 giorni dopo la seconda scossa che ha dato il “colpo di grazia definitivo” a quegli edifici che, laggiù, sono stati fortemente compromessi dall’evento precedente.
Se volessimo identificare il “laggiù” di cui parliamo oggi, potremmo immaginare la geografia d’Italia come la struttura anatomica di un corpo umano, in quel caso il nostro “laggiù” lo troveremmo all’incirca vicino al cuore.

All’indomani del 20 maggio, in molte di quelle zone coinvolte dal sisma ci si era già attivati per cercare di far fronte all’emergenza. Per questo motivo il termine “ripartire”, troppo spesso associato a queste catastrofi, suona quanto mai inappropriato e l’impressione è, invece, che sarebbe più corretto dire che non ci si è mai fermati dopo quella notte nefasta. Il 29 maggio la forza sprigionata dalla terra ha ulteriormente compromesso la situazione, e da quel momento moltissime altre scosse, per giorni e giorni, hanno continuato – e tutt’ora, di tanto in tanto, seppure lievi vengono registrate dai sismografi- a mettere sotto pressione chi si trova nell’occhio del ciclone. Probabilmente, ora più che mai, ciò che viene chiesto da chi vive laggiù – un laggiù che non è poi così lontano- è proprio di non essere costretti a fermarsi per poi partire nuovamente, ma di avere l’appoggio e le risorse per continuare la corsa.

Mentre la caccia alla notizia sismica si sta inevitabilmente affievolendo, la situazione è ancora lontana dall’essere normalizzata. Luca Gherardi, il giovane Vicesindaco di Camposanto, un piccolo Comune distante pochi chilometri da San Felice sul Panaro epicentro del primo sisma, ci ha raccontato qualche cosa di ciò che accade in quelle zone.
Se dal capoluogo di regione prendi un treno che ti porta laggiù, saranno i campanili puntellati, le chiese e i casolari diroccati a indicarti la strada.
Siamo ancora nel pieno del caos. È chiaro, l’emergenza del momento, ad esempio dove collocare le famiglie sfollate è terminata, adesso siamo in una fase successiva ma non troppo. Molte persone sono rientrate nelle loro abitazioni, ma molte altre sono ancora nelle tendopoli, e altrettante si sono organizzate alternativamente per conto loro. Ora il tema principale, e per il quale stiamo lavorando, è trovare le risorse per la ricostruzione. Aspettiamo che si fermi la terra, questa è la premessa, e poi ricostruiamoci noi stessi, abbiamo dormito tutti quanti per settimane ovunque tranne che nei nostri letti, siamo tutti stati beccati quella notte nel nostro letto, il colpo grosso, a livello di abbattimento umano lo abbiamo ricevuto il 29 maggio. Nel nostro Comune i danni provocati dalla scossa del 20 erano contenuti ed eravamo già pronti per riprendere, il 29 ci ha fatto capire che la situazione era ben diversa, soprattutto per le innumerevoli scosse che da quel giorno si sono registrate, nella nostra zona ne sono state contate almeno 1700, non dico che le abbiamo sentite tutte ma ne abbiamo percepite una gran parte.

Ci siamo già soffermati a parlare di alcuni eventi che avevano l’intento di raccogliere fondi per la ricostruzione delle scuole emiliane, ma al di là dell’occasione che coniuga la solidarietà allo spettacolo, rimane questo uno dei temi principali che vede coinvolti piccole e grandi amministrazioni, tese a ricostruire quegli edifici centrali per la comunità.
Come ci ha raccontato il Vicesindaco, nel Comune modenese di Camposanto, all’indomani del 20 maggio solamente la scuola materna risultava totalmente inagibile, e da subito l’amministrazione comunale aveva aperto un numero di conto corrente per raccolta fondi intitolato Adottiamo una scuola materna. Dopo la scossa successiva non si è potuto fare altro che convertire il titolo in Adottiamo le scuole, in quanto tutti e tre gli edifici di proprietà comunale - materne, elementari e medie- erano ormai indelebilmente compromesse, bastino le foto che pubblichiamo per dare un’idea dei danni. Ancora oggi tutti possono partecipare alla raccolta fondi donando liberamente sul numero di conto corrente IBAN preposto dal Comune di Camposanto per questa causa.
L’amministrazione aggiorna quotidianamente l’elenco dei donatori e il progressivo raccolto, in modo che tutti possano consultarlo on line, ma quanto occorrerà per ricostruire i tre edifici? “I tecnici ci hanno detto che occorreranno più di 4 milioni per ricostruire tutti gli edifici scolastici del Comune” continua il Vicesindaco, “la situazione all’interno degli edifici è quella tipica e desolante del terremoto. Con i volontari, ex alunni, genitori, amici, abbiamo svuotato le scuole cercando di recuperare tutto il recuperabile, non si è tolto proprio tutto perché alcuni oggetti erano ovviamente rimasti sotto alle pietre, alcune aule hanno il pavimento compromesso quindi non siamo potuti entrare, però ora abbiamo molti oggetti per arredare le scuole nuove, ossia i prefabbricati che arriveranno dalla Regione tra la fine di settembre e i primi di ottobre e che noi impianteremo nel campo sportivo. I prefabbricati hanno una garanzia di 10 anni, questo è il tempo massimo per la ripresa delle attività scolastiche dentro al nuovo polo, in realtà è presumibile che il tempo impiegato sarà molto di meno perché ci stiamo impegnando al massimo per raccogliere fondi, mentre la Regione sta facendo passi davvero importanti tutti i giorni, quindi siamo abbastanza fiduciosi.”
Un destino comune, questo, che ha colto le varie amministrazioni della zona: “nell’area colpita abbiamo una trentina d’istituti gravemente danneggiati e i ragazzi fuori dalle aule sono 20.000, i comuni colpiti sono tanti e ognuno aveva le sue strutture”, dati incredibili se si pensa che nella stessa Aquila dove la tragedia ha toccato apici molto simili, il numero di studenti fuori dai propri istituti era meno della metà.

Dai prefabbricati alle scuole, la strada da percorrere è impervia ma l’obiettivo è preciso: “Bisogna ricostruire in maniera corretta, questi erano quasi tutti edifici secolari, nel nostro paese la scuola materna era sede comunale ai tempi dell’Unità d’Italia, gli edifici erano ben tenuti ma è chiaro che non potevano reggere al colpo. Tuttavia abbiamo la conferma di come si possano costruire edifici antisismici sicuri, l’esempio lampante è l’asilo nido che abbiamo iniziato a costruire lo scorso ottobre, e che il 1 settembre prossimo inaugureremo comunque perché non ha avuto nessun danno in quanto è stato costruito con tutti i criteri del caso. Quella è la strada, noi abbiamo la fortuna di averla davanti ai nostri occhi.”

La nuova piazza del paese è una tensostruttura, “oltre che le vite si sono stravolte proprio le comunità, i simboli, tutti quelli che erano gli spazi soliti non esistono più, o comunque sono compromessi; l’anziano che andava tutte le mattine in quel bar da anni ed anni non ci può più andare, questo è chiaramente solo un piccolo esempio di situazioni diverse che sono veramente tante.”

Ma quando “tutto quello che è pietra fa paura” anche i simboli delle comunità come edifici, chiese, campanili fortemente compromessi e in “bilico” sulla zona attigua, da simboli talvolta diventano purtroppo “gli incubi della comunità”. E poi fai finta di nulla ed entri comunque in quelle scuole traballanti, negli edifici pericolanti e cerchi di recuperare tutto il recuperabile, tutto cioè che occorrerà, perché altrimenti chi ti da il mobilio nuovo per tre scuole?
È anche una questione affettiva, assieme alle sedie e ai banchi si sono recuperati anche i grembiuli, gli oggetti personali dei bambini, gli attaccapanni con le fotografie, i sacchettini con i loro nomi, è giusto che ad ottobre, quando ricominceranno l’anno scolastico nelle nuove strutture, almeno trovino i loro grembiulini e i loro oggetti familiari.”
Ora che è estate ci si prende cura dei bambini organizzando dei centri estivi che diano occasione di svago: “abbiamo strutturato un luogo protetto per riuscire a tenere i bambini fuori di casa, in un parco, tutte le attività che vengono proposte le utilizziamo per riempire le loro giornate.”

In queste situazioni è difficile, o meglio impossibile, trovare il proprio luogo consueto per poter pregare, le tensostrutture sono diventate anche i nuovi luoghi di culto. “Le nostre due chiese sono danneggiate pesantissimamente, stanno su ma per caso. Poco tempo fa un vigile del fuoco ci ha detto che non c’è bisogno di una scossa di terremoto per farle cadere definitivamente.” Fortunatamente le opere d’arte presenti in quegli edifici hanno trovato un ricovero sicuro presso la Reggia di Sassuolo, centro preposto dal MiBac per accogliere le opere danneggiate o recuperate tra le macerie del sisma. “Siamo stati affiancati dall’unità specializzata dei Vigili del Fuoco, vedendo il livello di compromissione delle chiese abbiamo fatto richieste molto specifiche, ossia che recuperassero i simboli principali del paese. Sono state recuperate le opere d’arte, gli arredi, le suppellettili, anche i paramenti liturgici del parroco, hanno recuperato la pala d’altare, la statua della patrona, altri due dipinti ai quali la comunità era particolarmente affezionata. Lo stesso è accaduto nella frazione dove la statua di S. Fedele è stata trovata girata di spalle per via delle scosse, ed è stato recuperato anche il quadro raffigurante S. Girolamo di Adeodato Malatesta che ha un valore superiore al simbolico. In seguito hanno completato il recupero svuotando completamente le chiese e mettendo in sicurezza addirittura le tappe della Via Crucis, hanno fatto veramente un lavoro eroico, non solo per le chiese ma anche per le abitazioni, ogni giorno entrano negli edifici pericolanti per recuperare i vestiti e gli oggetti che le famiglie richiedono.”

Come si sa talvolta le grandi tragedie hanno il potere di far emergere il peggio, certo, ma spesso anche le vere risorse positive che abbiamo a disposizione: “Chiaro che ci sono polemiche e disguidi, però devo dire che ho visto una reazione complessivamente positiva, chiunque nel suo mestiere e nel suo ruolo, o anche solo con le sue braccia, si è dato da fare col sorriso per portare un contributo, per dare una mano soprattutto inizialmente quando non c’era tempo di fermarsi un secondo. In queste situazioni ogni cosa che prima era normale ora diventa strana, come il concerto di fine anno delle scuole che è stato possibile perché, grazie ai Vigili del Fuoco, siamo saliti al quarto piano della scuola a recuperare gli strumenti musicali, e perché le famiglie sono tornate dal mare per far suonare i loro bambini quell’oretta al concerto. Molte persone che non si parlavano magari ora lavora fianco a fianco e via dicendo.”

E così l’estate sta passando, si lavora per fare il possibile, per arrivare preparati a settembre. Fortunatamente c’è tanta gente laggiù che si rimbocca le mani scavando e schivando le macerie, che porta viveri e distribuisce pasti, che si prende cura di chi, per forza di cose, si trova in una situazione svantaggiata, tanti volontari e associazioni che a turno giungono da ogni parte d’Italia a dare il loro contributo.
Mentre si va avanti tra raccolte fondi e sistemazione degli edifici pericolanti, c’è anche chi si occupa delle proprie torri come accade a Finale Emilia, recuperando, secondo i dettami della Sovrintendenza, i mattoni secolari crollati assieme a quel simbolo cittadino.
Questo, laggiù, sarà l’agosto emiliano.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
I bagni delle scuole medie, particolare (Courtesy of Comune di Camposanto)

Didascalie:

1- Facciata della scuola dell'infanzia Margherita Martini (già completamente demolita), Courtesy of Comune di Camposanto

2- Un'aula della scuola primaria Pietro Giannone, Courtesy of Comune di Camposanto

3- I volontari accorsi per svuotare le scuole elementari e le medie, Courtesy of Comune di Camposanto

4- I bagni delle scuole medie, Courtesy of Comune di Camposanto

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