Screensaver: Open Video Projects

di Silvia Groppa // pubblicato il 18 Gennaio, 2011

Si apre domani, alle ore 16.30, il terzo appuntamento di Screensaver: Open Video Projects, progetto d’arte contemporanea composto da video e film d’artista dal carattere itinerante. La rassegna è organizzata dallo IUVA di Venezia in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa, che ospiterà l’evento nei locali del bellissimo Palazzetto Tito Dorsoduro di Venezia.

Dopo essere stato presentato quest’estate alla XXIX Edizione del Premio Sergio Amidei - Premio alla Migliore Sceneggiatura Internazionale per il Cinema - e in seguito a De Vleeshal, Museo d’Arte Contemporanea di Middelburg (Olanda), ScreenSaver partecipa oggi ad un’iniziativa di largo respiro che consiste in un ciclo di proiezioni a cadenza trimestrale, seguite da dibattiti pubblici tenuti da professionisti del settore.
ScreenSaver, curato da Sarra Brill, responsabile dell’archivio di video e film d’artista Open Video Projects di Roma, insieme a Lorenzo Benedetti, direttore di De Vleeshal, e Giovanna Felluga, si inserisce, dunque, all’interno di un programma di incontri sulla video arte curati da Chiara Nuzzi e Camilla Salvaneschi e organizzati dal corso di Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, in particolare dal Laboratorio di Tecniche di Allestimento tenuto da Cornelia Lauf con l’assistenza di Mara Ambrozic. 
In particolare l’obiettivo dell’archivio di Open Video Projects e del progetto ScreenSaver, consiste nel creare attraverso questi appuntamenti, un percorso stimolante e continuo nella città di Venezia, cercando di rendere semplice la fruizione dell’opera video, avvicinando il pubblico più eterogeneo e sperimentando nuove modalità di visione. I lavori scelti trattano il concetto di auto riflessività dell’opera filmica, ovvero riflettere sulla propria condizione diventa uno strumento di creazione, la riflessività è quindi il protagonista stesso dell’opera e punto di partenza per un’analisi del linguaggio artistico e di quello cinematografico.

L’edizione 2011 di ScreenSaver comprende i programmi “Behind the curtains and back again” e “Act Like Music” che includono opere dei seguenti artisti: Elisabetta Benassi; Johanna Billing; Suzy Cho; Keren Cytter; Ra di Martino; goldiechiari; Jesper Just; Ursula Mayer; Olaf Nicolai; Manuel Saiz; Mathew Sawyer; Guido van Der Werve; Clemens von Wedemeyer; Patrick Ward. 
In particolare il programma Behind the curtains and back again, è composto da tre sezioni tematiche, due proiettate in sala e una in loop on video come nella tradizione di Open Video Projects. La serie di lavori inseriti nella prima parte di programmazione hanno in comune l’utilizzo della riflessività, dove la narrazione di ogni video si basa sulla ricostruzione del processo di realizzazione e produzione del film, che si palesa ai nostri occhi, destrutturando lo stesso percorso narrativo. La riflessività si manifesta in alcuni lavori con citazioni riconoscibili a stili o icone della storia del cinema, che qui vengono stravolte e proposte in una nuova versione, scardinando l’immaginario comune. Per esempio Keren Cytter in Untitled (2009) richiama il protagonista di Opening Night (1977) di John Cassavetes, oppure Elisabetta Benassi in Timecode (2002) riporta sullo schermo Pier Paolo Pasolini.

Altri lavori presentati in questa parte sono caratterizzati dalla visione privilegiata che l’artista regala allo spettatore, trascinandolo fuori dalla storia narrata e fuori dal set. L’opera di Manuel Saiz The Two Teams Team (2008) sottolinea come i dialoghi salienti e la vera narrazione si rivelino a camera spenta; Clemens von Wedemeyer invece, in Occupation (2002) e in The Making of Occupation (2002), manifesta la tensione che si presenta solitamente fuoricampo. In fine, Ra di Martino in Not 360 (2003) svela una storia che non sembra decollare mai, mentre Ursula Mayer in Interiors (2006) ci lascia meditare sullo spazio in cui l’azione avrebbe dovuto svolgersi.
Mentre, il programma Act like music presenta un gruppo di opere in cui la musica e il suono sono elementi fondamentali della narrazione cinematografica. In August 2008 (2009) di Ra di Martino, il suono riproduce fedelmente alcuni titoli della stampa definendo il ritmo dell’opera, mentre nel video di goldiechiari Dump Queen (2008) l’interpretazione di una canzone di Carmen Miranda mostra come l’artista ci permetta di riflettere sul concetto dell’eccesso. Patrick Ward, in In Order of Appearances (2007), trasforma pezzi di film in un’accattivante composizione di musica minimalista mentre in Und jedem Ende wohnt ein Anfang Inne (2001) di Olaf Nicolai (realizzato in collaborazione con l’artista/musicista Robert Lippok), rielabora la fine del film Zabriskie Point (1970) di Michelangelo Antonioni, cercando di raggiungere la versione ideale e originale del regista. In linea con il resto dei lavori, sia B is for Blue (2005) di Mathew Sawyer che You don’t love me yet (2003) di Johanna Billing portano il suono diegetico al massimo della sperimentazione spostando il focus dell’opera sulla musica.

Il suono può anche essere usato come un elemento emozionale che carica di atmosfera, suggestioni e significati. Nel caso dell’opera di Guido van Der Werve, Nummer vier (I don't want to get involved in this, I don't want to be part of this, talk me out of it) (2005) la performance musicale dell’artista sulle note del Notturno di Chopin carica di melanconia il paesaggio desolato. Infine, in It Will All End In Tears (2006), di Jesper Just, il coro fa da protagonista, mentre il suo suono aggiunge un’insostenibile tensione allo sfondo mutevole.

 

Dettagli

Mappa

Dove e quando

Open Video Projects

  • Date : 19 Gennaio, 2011 - 20 Gennaio, 2011
  • Indirizzo: Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, Venezia
  • Sito web

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