Sapienza della Parola, gioia di un incontro. Chagall, Wolf, Saglietti
di // pubblicato il 17 Settembre, 2009
Ancora una volta la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, gioiello bolognese non ancora debitamente conosciuto, ospita negli spazi della Galleria d’arte moderna “Raccolta Lercaro”, museo che vanta una delle collezioni più importanti per quanto riguarda la scultura del Novecento, un evento degno di nota.
Si inaugurerà infatti il prossimo 19 settembre la mostra “Sapienza della Parola, gioia di un incontro. Chagall, Wolf, Saglietti” - a cura di Andrea Dall’Asta S.I. e Gigliola Foschi.
Entro questo illuminato scrigno patrocinato dall’acuto cardinal Giacomo Lercaro (1891-1976) che seppe intendere, seguendo le orme di antichi predecessori e mecenati, quanto “L’arte ha un’intrinseca dimensione religiosa”, la mostra si propone d’ indagare come la Parola, il logos, sia stato veicolo attraverso il quale Dio si sia rivelato, palesandosi agli occhi del suo popolo e intessendo con esso un dialogo.
Che la parola crei la rete, è un’indiscussa prerogativa della stessa.
Nei testi sacri la Parola di Dio valica ogni ostacolo di comprensione posto dalla trascendenza, per giungere all’uomo che con il suo Dio ha così potuto creare una connessione.
In un parallelo comparativo con il logos divino possiamo più ampiamente affermare che la Sapienza della Parola stia proprio nel suo rendere possibile la creazione di reti e relazioni tra uomo e uomo, spazi di dialogo che sappiano superare i tradizionali confini posti dai limiti geografici e culturali, un’urgenza questa che si fa ancora più vera nel mondo odierno. Quella bolognese è quindi una mostra che vuole mettere in luce quell’insegnamento biblico che invita l’umanità a ogni dialogo possibile.

Tre autori, tre maestri, tre artisti daranno corpo con le loro opere alla Sapienza della Parola. Il primo non può che essere Chagal, tanto efficace nelle file di questo discorso perché intimamente legato a quell’imponente fede che egli, e da sempre il suo popolo, quello ebraico, dovettero portare quotidianamente sulle spalle.
Una ventina di incisioni tratte da La Bibbia realizzata tra 1931 e 1956, esemplificheranno l’importanza della Parola partendo dalla storia di Israele. Chagal riflette su alcuni episodi della tradizione ebraica nei quali si evidenzia l’efficacia della Parola, poiché è la Parola che Dio consegna all’uomo e alla quale questi è chiamato a rispondere. La mano e l’universo magico entro al quale orbita l’arte del grande artista russo mostrano come la parola di Dio possa essere, oltre che utile insegnamento, un momento di condivisione e di assunzione di responsabilità.

Molto diversa nella tecnica, ma vicina nel contenuto è l’installazione che Silvio Wolf ha pensato. John 14 – Il Libro dei Libri ci porta nelle infinite traduzioni delle parole di Dio che, consegnata inizialmente al popolo prediletto, fu poi chiamata ad “abitare” tutti i popoli.
Un nuvolo di esili leggii sorreggono infatti fotografie delle tante Bibbie aperte sul capitolo 14 del Vangelo di Giovanni dov’egli dice “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore…” (Gv 14, 2), e in tutte queste dimore vuole risiedere la parola di Dio che si plasma e assume di volta in volta forme diverse, in questo caso quaranta diverse lingue. La parola assume innumerevoli differenze ma non si fa mai ambigua e travalica abilmente specificità culturali e spaziali.

Infine un reportage di quaranta fotografie sul monastero cristiano Deir Mar Musa al-Habashi (San Mosè l’Abissino) in Siria portano la firma si Ivo Scaglietti.
Sotto la tenda di Abramo è il titolo di un reportage che da un’immagine a tutto tondo del monastero cristiano di antichissima tradizione, e oggi luogo d’incontro tra persone di religioni diverse.
Proprio sotto la tenda di Abramo, preparata per ricevere chiunque discenda dall’insegnamento del patriarca, si incontra la differenza della fede, seppur partita da una medesima Parola originaria. La Sapienza della Parola permette la gioia dell’incontro dentro la diversità e dimostra come, non solo in questo luogo aspro ma quieto, il dialogo tra religioni non sia utopia.
La fotografia, utilizzata da Scaglietti come strumento stesso di comprensione, diventa un utile “traduttore” capace di mostrare a chi parli lingue e mastichi culture diverse, come tale dialogo possa funzionare.
