San Zanobi
di // pubblicato il 30 Aprile, 2010
di Claudia Tombini
La tradizione storiografica, ripercorrendo le tappe dell’evoluzione di Firenze a cavallo tra il IV e il V secolo d.C., ci restituisce l’immagine di una città che, nel contempo, era meta di forestieri allettati da prospettive commerciali, obiettivo di orde di invasori barbari che nella discesa verso Roma tentavano di depredarla e territorio privilegiato per evangelizzatori, intenzionati a scardinare i culti pagani per affermare la dottrina cristiana.
Protagonista di quell’epoca fu il fiorentino Zanobi, della famiglia dei Girolami, nato circa nel 334 d.c. il quale, dopo aver ricevuto il battesimo dal Vescovo Teodoro, si operò per la conversione dei suoi concittadini, contribuendo ad arginare il diffondersi dell’eresia ariana e finendo per ottenere egli stesso, sostenuto dall’acclamazione popolare e dalla stima dell’amico Sant’Ambrogio, la nomina di Vescovo dal Papa Damaso.
Il recente restauro di un dipinto di Bernardo Poccetti, profondamente danneggiato dall’alluvione del 1966, ci rivela una iconografia che esula dai tradizionali schemi illustrativi, ma mostra tutti gli aspetti più significativi del processo di cristianizzazione attuato da San Zanobi. Questi è colto nell’atto di battezzare il popolo fiorentino ed i fedeli attendono il loro turno, dopo aver compiuto l’ascesa di una gradinata, posta a simboleggiare le asperità dei percorsi spirituali. Nel frattempo, un gruppo di uomini preleva dal Battistero la statua di Marte, titolare del tempio romano che lì sorgeva prima dell’edificio paleocristiano e una processione di prelati entra dalla parte opposta con il chiaro intento di sostituire i propri dogmi all’idolatria pagana. La tela, dipinta alla fine del XVI secolo, presumibilmente per le nozze di Ferdinando I de’Medici con Cristina di Lorena, narra un momento glorioso della storia cittadina e, con tutta probabilità, si ispira al felice esito della resistenza dei fiorentini ai ripetuti attacchi dei Goti, che capitanati da Radagaiso, nel 405 d.C., assediarono Firenze, finché non vennero definitivamente sconfitti dalle truppe del generale romano Stilicone. L’episodio ricordato nella Nuova Cronica dal Villani, mostra San Zanobi nel ruolo di defensor urbis e se i fiorentini, con lui asserragliati all’interno delle mura, gli riconobbero in quell’occasione il merito della vittoria e si convertirono in massa, nei secoli successivi, la comunità continuò ad affidarsi al suo Santo Vescovo per fronteggiare gli attacchi alla cristianità. Non a caso, il culto del Santo si rinfocolò dapprima in occasione del Concilio di Firenze del 1439, che sancì l’unione della Chiesa Latina con quella Greca e, oltre un secolo dopo, sotto la minaccia della Riforma Luterana.
Gli effetti della rinnovata venerazione nei confronti del Vescovo Zanobi si concretizzarono ogni volta nel recupero e nel riposizionamento delle reliquie all’interno della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, così che si documentano almeno tre traslazioni delle ossa del Santo nel corso di neanche tre secoli, esattamente nel 1439, nel 1585 e, infine, nel 1685, quando alla sepoltura, posta nella cappella centrale dell’abside, fu dato l’aspetto che essa ha attualmente. Alla data della prima traslazione, fu incaricato Lorenzo Ghiberti di realizzare un’arca bronzea, con bassorilievi che recassero episodi della vita del Santo, ma avendo l’artista consegnato il suo prodotto in ritardo, le spoglie vi furono solennemente introdotte solo nel 1685, in occasione della terza e ultima traslazione.

Le reliquie di San Zanobi si trovano nel Duomo di Firenze probabilmente dal IX secolo, quando vi furono trasferite dalla chiesa di San Lorenzo, dove il Santo era stato sepolto. La tradizione vuole che, al passaggio dei suoi resti mortali, un olmo che si trovava nei pressi del Battistero, venendo in contatto con il carro funebre, fiorì all’improvviso. L’avvenimento è ricordato in uno dei due dipinti realizzati da Ridolfo del Ghirlandaio tra il 1516 e il 1517 ad ornamento delle pareti laterali della sede della Compagnia di San Zanobi.
Presso il Museo dell’Opera del Duomo si conserva, invece, un dipinto su tavola del XIII secolo, raffigurante San Zanobi affiancato dai fedeli diaconi Eugenio e Crescenzio, attribuita al Maestro del Bigallo che, stando alla scritta riportata sul retro, sarebbe proprio un pezzo del legno dell’olmo miracoloso.
Nel punto dove anticamente sorgeva l’albero fu posta una colonna, ancora oggi visibile accanto al Battistero, sulla quale, tuttavia, è presente un’iscrizione che data erroneamente nel V secolo il trasferimento delle reliquie da San Lorenzo alla cripta dell’antica chiesa di Santa Reparata. In realtà, a seguito di un editto emanato da Teodosio nel 386, le traslazioni rimasero per molto tempo vietate ma ripresero nel corso del IX secolo, quando si diffuse il fenomeno dei furti di resti sacri commissionati dai vescovi francesi e tedeschi.
Le fonti ascrivono a San Zanobi molti miracoli anche in vita e gli episodi più noti sono narrati nelle principali biografie che ci sono pervenute. Il primo a scrivere una Vita del Santo fu Lorenzo, Vescovo di Amalfi, nel 1039; dopo di lui un anonimo che si presenta come Simpliciano, Vescovo di Milano e, dunque, chiamato Pseudo-Simpliciano, aggiunse molti più dettagli alla prima biografia. Nel XV secolo videro la luce le prime pubblicazioni, ad opera di Sant’Antonino che inserì la Vita di san Zanobi nella sua Summa Istorialis e di Clemente Mazza, che per primo diede alle stampe una biografia del Santo in volgare nel 1487.
L’arte figurativa ha attinto da queste fonti per rappresentare il personaggio e la sua storia e, nel tempo, si è andato consolidando un preciso modello iconografico del Santo, con l’aspetto di un anziano, spesso con la barba, vestito con abiti vescovili, con piviale, mitra e pastorale. L’elemento distintivo della figura di San Zanobi è il giglio, fiore simbolo della città di Firenze, che il più delle volte è presente sugli indumenti, ma può comparire anche come semplice motivo ornamentale nell’aureola, come nel trittico di Lorenzo Monaco agli Uffizi, oppure nel pastorale, come nella tavola di Giovanni del Biondo, addossata a un pilastro della navata di Santa Maria del Fiore, dove il Santo, seduto in cattedra, è fiancheggiato dalle figure dell’Umiltà e della Carità e porta sul petto l’immagine della Crocifissione.
Zanobi è quasi sempre raffigurato in gruppo, spesso con la Vergine e i Santi e poche sono le rappresentazioni isolate. Un dipinto su tavola di Neri di Bicci, oggi conservato presso il Museum of Art nel Michigan, si discosta dalla tradizionale raffigurazione e mostra San Zanobi nell’incontro con Sant’Ambrogio, a voler rimarcare l’intesa e l’amicizia che legò i due religiosi.
Per ricostruire le vicende della vita del Santo Vescovo fiorentino, è sufficiente ricomporre, seppure virtualmente, la serie di quattro pannelli da arredamento, realizzati da Botticelli nel periodo tardo della sua attività, intorno al 1505, oggi purtroppo dislocati in diversi musei.

La prima tavola, entrata nella collezione del Dottor Ludwig Mond di Londra e poi passata alla National Gallery, narra le storie della conversione di Zanobi e procedendo da sinistra verso destra, illustra l’incontro del giovane con la nobile fanciulla che i genitori avrebbero voluto dargli in sposa e, al rifiuto di contrarre matrimonio, fa seguito il momento del battesimo suo e della madre, da lui convertita. Sulla destra è rappresentata l’ordinazione al sacerdozio, che gli consentì di divenire Canonico della Cattedrale di San Salvatore e Arcidiacono di Firenze.

Il secondo pannello, anch’esso conservato alla National Gallery di Londra, narra alcuni miracoli compiuti dal Santo, scelti tra quelli più noti e più rappresentati dagli artisti.
Sulla sinistra del dipinto, il Santo si trova di fronte a due fratelli, posseduti dai demoni dopo che la loro stessa madre li aveva maledetti, esasperata dalla loro condotta e dalle loro percosse e li libera dal male impedendone la morte. Sulla destra San Zanobi rende la vista a un cieco e da lui ottiene in cambio la promessa di conversione.
Al centro del dipinto, è rappresentato invece il miracolo più noto compiuto da San Zanobi su un bambino francese che, ammalato, era stato affidato alle sue cure dalla madre che si recava in pellegrinaggio a Roma. Nella scena il Santo è intento a risuscitare il fanciullo, che era morto durante i giorni di assenza della madre. Le testimonianze dei biografi ricordano che la donna, tornata a Firenze e rinvenuto il figlio morto, lo condusse al Santo mentre questi procedeva in processione verso San Pier Maggiore e, a commemorare il fatto prodigioso, ancora oggi, in Borgo Albizi, nella facciata di palazzo Altoviti, compare un’iscrizione in latino ad esso riferita.

La scena centrale del pannello conservato al Metropolitan Museum di New York, invece, si ispira ad una leggenda narrata da Clemente Mazza secondo la quale il Santo, in viaggio sugli Appennini in direzione della Romagna, dove avrebbe dovuto consacrare una chiesa, incontrò i due ambasciatori mandati a Firenze da Sant’Ambrogio con il compito di condurre in città le reliquie di alcuni martiri. Uno di loro, chiamato Simplicio, era stato disarcionato da cavallo ed era morto e il Santo inginocchiandosi accanto a lui, lo aveva riportato miracolosamente in vita.

Il quarto pannello finito alla Gemaldegälerie di Dresda, presenta gli stessi caratteri stilistici degli altri ma uno strato di vernice scura ha mutato la freschezza e la nitidezza cromatica originaria. Protagonista del miracolo che vi è raffigurato è un bambino, travolto da un carro di buoi, il cui corpo viene affidato dalla madre a Sant’Eugenio perché lo conduca al cospetto di San Zanobi e al centro della scena il gruppo gioisce per il ritorno in vita del fanciullo. Nello stesso dipinto il Santo ormai vecchio e in punto di morte benedice i suoi fratelli nella fede e tutto il popolo prima di congedarsi per sempre da loro.
Riguardo alla data della morte di San Zanobi, un passionario dell’Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore riporta la data del 25 maggio 424 e, fino a non molto tempo fa, in questo giorno dell’anno veniva celebrata la festa di commemorazione ma dal 1975, a seguito delle riforme post-conciliari, la sede pontificia ha approvato il nuovo calendario della chiesa fiorentina, che riunisce nel giorno del 10 maggio la festa per i due patroni dell’Arcidiocesi, Sant’Antonino e San Zanobi. E’ in questa giornata che il Comune di Scandicci celebra San Zanobi, dal 1983, anno in cui lo scelse come patrono.
E’ proprio nelle immediate vicinanze di Scandicci che sorge la chiesa di Casignano, nel piviere di Sant’Alessandro a Giogoli, che si dice fondata dallo stesso San Zanobi sul luogo dove egli era solito ritirarsi in preghiera. Pare che proprio durante un soggiorno trascorso da eremita nella grotta che sorgeva al posto dell’attuale chiesa, nel luglio dell’anno 405 il Santo ebbe la visione dell’attacco alla città che di lì a qualche mese sarebbe stato compiuto dai Goti di Radagaiso.
Tra miti e leggende il personaggio di San Zanobi è, dunque, indissolubilmente legato alla storia delle origini di Firenze e con San Giovanni Battista, eponimo della diocesi e Santa Reparata, eponima della cattedrale, riveste a pieno titolo il ruolo di patrono della chiesa fiorentina.