San Pietro
di // pubblicato il 25 Dicembre, 2008
di Elisa Mazzagardi
Il mondo dell’iconografia è un mondo affascinante e misterioso, arduo, ma inevitabilmente accessibile.
Esso permette di cogliere quella che è l’evoluzione degli schemi rappresentativi di un dato soggetto a seconda dell’epoca e del preciso contesto culturale in cui l’opera è stata svolta. Insomma, permette a chiunque di riconoscere il soggetto di un quadro e perciò il suo significato più profondo, abbellito di volta in volta dalla fantasia e dalla creatività di ogni autore.
A rincarare sulla spinosità dell’argomento, soprattutto in ambito religioso, mi corre alla mente il delicato processo di ricomposizione dell’unità della Chiesa lacerata dalla riforma protestante (la cosiddetta “Guerra delle immagini” scaturita dalla critica a quell’arte che aveva distolto l’attenzione dal vero significato sacro) e tutto il delicato iter che vide protagonista il cardinale Gabriele Paleotti, autore di nuove strategie di comunicazione, che influenzarono e, anzi determinarono con forza l’arte sacra della Controriforma giocando proprio sul ruolo fondamentale della chiarezza e dell’iconografia.
Dopo San Francesco e Sant’Antonio affrontati in precedenza verranno ora approfondite le varianti iconografiche sulla figura di San Pietro apostolo e martire, su cui si fonda la fede della Chiesa Romana in Cristo.

Pietro era nato a Bethsaida, un villaggio sul mar di Galilea, e il suo vero nome era Simone, che in ebraico significa “Dio ha ascoltato”. Quando Gesù iniziò la sua missione Pietro non era più giovanissimo, era sposato e faceva il pescatore sul lago di Tiberiade insieme al fratello maggiore Andrea con cui aveva fin da subito seguito l’insegnamento di Giovanni Battista. Le poche notizie della sua vita ci derivano dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli che delineano in Pietro la figura di un uomo semplice, sincero, coraggioso e comunicatore ma anche animato da dubbi e paure, che tuttavia non fecero mai vacillare nel Messia l’intenzione di affidare a lui il compito di fondare la sua Chiesa. Alle fonti cui attingere nel tentativo di ricostruire il suo percorso terreno si aggiungono documenti apocrifi che forniscono repertorio ricchissimo cui attinsero committenti e artisti nel corso dei secoli. Le poche notizie sulla vicenda di Pietro tratte dalle Sacre Scritture si traducono in una fittissima rete di immagini destinate a fissare nella mente del fedele le tappe prima del Ministero di Cristo (Vangeli), poi del Ministero Apostolico (Atti degli Apostoli) e infine della fondazione della prima comunità cristiana (leggende sul periodo Romano).
ICONOGRAFIA
Un ruolo non indifferente nella nascita dell’iconografia di San Pietro è giocato dalla necessità di discernerlo da San Paolo assieme al quale fin dall’antichità viene ritratto in moltissime occasioni.
A partire dal IV secolo si definisce una tipologia che rimarrà pressoché invariata nel tempo che permette di riconoscerlo con estrema facilità rispetto a tutti gli altri apostoli.
E’ un uomo di mezza età dai tratti marcati e popolani, vigoroso, con capelli e barba ricciuti e grigi, ed indossa un mantello giallo e una veste azzurra o verde.
La simbologia cromatica gioca una partita importante rimanendo immutata sia nell’arte occidentale che in quella orientale, ad esempio nelle icone bizantine.
Al blu dell’abito possono esser ricondotti molteplici significati: richiamo al suo lavoro di pescatore, ma anche riferimento al suo incarico di guardiano celeste, e a queste interpretazioni si aggiunge il valore del blu nell’arte Bizantina riconducibile alla sua condizione di umanità.
La stola gialla, con ancora maggiore carica simbolica, ricopre con un’aura di santità quello che è il suo compito identificato nel blu della veste.
A questi due colori, che ricorrono con discreta frequenza, si affianca la variante della veste bianca col manto rosso, allusive alla purezza spirituale e al martirio.
A collocare con ulteriore chiarezza la figura di San Pietro nelle immagini sacre è una ristretta serie di attributi: una o più chiavi, la croce capovolta, la croce pastorale triplice, il libro, il gallo e più raramente il vascello.

IL NUOVO TESTAMENTO:
Il Ministero di Cristo La figura di Pietro, ricordato in tutti i Vangeli come la Guida degli Apostoli, gode di particolare rilievo nel crescente numero di raffigurazioni di tutti i passaggi biblici. Le più antiche testimonianze artistiche che documentano la prima evoluzione dell’iconografia sono da rintracciarsi nella domus ecclesiae di Dura Europos (240-250) nei ritratti su vetro dorato nelle Catacombe di Priscilla a Roma o in un’icona del VI secolo nel monastero sul Sinai, senza annoverare la grande diffusione di immagini ritraenti qualsiasi episodio relativo alla sua vita durante il VII secolo. Sarà, perciò, opportuno un ‘approfondimento che tenga presente, volta per volta, il modello di riferimento tradizionale e i vari esempi che il vastissimo repertorio del mondo dell’immagine ci offre, mantenendo un vincolo costante e imprescindibile con le fonti.
La Vocazione di San Pietro (Mt 7, 28-29; Mc 1, 16-20; Lc 5,1-11; Gv 1,35-51)
“E passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, il fratello di Simone, che gettavano la rete nel mare; erano, infatti, pescatori. E disse loro Gesù: “Venite dietro di me, e vi farò diventare pescatori di uomini. E subito lasciate le reti lo seguirono.”
Il tema vede una delle sue massime traduzioni in pittura nel celebre riquadro eseguito nel 1482 nella Cappella Sistina da Domenico Ghirlandaio.
Come da tradizione in un’unica immagine vengono usualmente riportati una serie di episodi successivi: i due fratelli sono rappresentati mentre ritirano le reti, poi inginocchiati al cospetto di Cristo e immersi nella folla delle genti corse ad assistere alla scena.
La Consegna delle Chiavi (Mt 16,15-21)
“Ora, anch’io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Ade non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli, e ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Queste parole introducono il tema del primato di Pietro tra i discepoli, in quel momento Simone diviene Kefa (“pietra”in aramaico) e Vicario di Gesù. L’importanza del fatto fa sì che questo passo rappresenti una delle fonti predilette cui attinsero artisti di tutte le epoche, fornendo il simbolo fondamentale per la connotazione di Pietro rispetto agli altri Apostoli: le Chiavi. Una d’oro e una d’argento si riferiscono all’ingresso del paradiso e dell’inferno, e al potere di Pietro di legare e disciogliere, assolvere e scomunicare, permettere in cielo e in terra.
Innumerevoli sono le rappresentazioni della consegna delle chiavi interpretate con ogni sorta di variazione: dall’antichissimo mosaico absidale di Santa Costanza a Roma risalente alle metà del IV secolo, al rilievo bronzeo di Donatello fino al saggio di Perugino nella Cappella Sistina. Il motivo rappresentativo, che si ripresenta con puntuale costanza in tutte le opere, pare derivare dalla tradizione classica della consegna dell’ufficio ai funzionari imperiali. Cristo in piedi al centro della scena impartisce le chiavi a San Pietro anziano inginocchiato alla presenza degli altri apostoli. Nelle altre variazioni sul tema vengono inseriti motivi significativi che fungono da ulteriore spiegazione aumentando il valore didattico dell’opera come ad esempio la presenza di greggi che rappresenterebbero la comunità cristiana a lui affidata (Gv, 21, 15-16), o la variante del Gesù Bambino che in braccio alla Madonna consegna le chiavi a Pietro rappresentato come papa, vestito con abiti liturgici croce egizia e tiara.
La rilevanza accordata a Pietro fa sì che egli compaia in posizione di rilievo in innumerevoli rappresentazioni di passi biblici in cui la sua presenza viene menzionata così egli verrà ritratto nella Trasfigurazione sul Monte Tabor, nella pesca miracolosa, e comparirà nel’episodio del tributo, dell’ingresso a Gerusalemme, e, infine, verrà sempre ritratto nelle varie versioni della preghiera nell’orto. In questi contesti Pietro riveste la funzione di portavoce dei discepoli e viene spesso rappresentato secondo un canone tardo medievale impegnato nel gesto dell’eloquenza.

La lavanda dei piedi (Gv 13, 4-15) e l'Ultima Cena Durante l’Ultima Cena,
Durante l’Ultima Cena, Gesù 'si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: " Signore, tu lavi i piedi a me?" Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo". Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi!" .Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me". Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!". Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti". Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi". Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro o Signore e dite bene, perchè lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovrete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato'.
La rilevanza accordata nell’episodio biblico a Pietro si traduce nuovamente in una fitta serie di immagini, in cui solitamente l’attenzione è focalizzata sul colloquio con Gesù mentre Pietro continua ad indicare la testa.
E’ impossibile fare riferimento all’interpretazione che il mondo dell’arte ha dato di questi episodi senza che corra alla mente la superba e purtroppo gravemente danneggiata versione del Cenacolo di Leonardo da Vinci per il refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Il grande clamore che avvolge da sempre la figura dell’artista inventore ha visto nel corso degli ultimi anni un’ulteriore impennata di fama e di discussione. Fra gli altri particolare attenzione è stata rivolta proprio alla figura del san Pietro, e proprio nel suo balzare in avanti parzialmente nascosto da Giuda si è vista un’allusione ai Vangeli Gnostici e alla sua presunta competizione con la Maddalena. Lungi dal voler appoggiare tale ipotesi credo sia più plausibile una voluta allusione a quello che di lì a qualche ora sarà la rinnegazione di Pietro, rappresentato proprio nell’atto di nascondere un coltello simbolico e allusivo non del Tradimento, bensì dei fatti che seguiranno nel Getsenami (quando per impedire la presa di Cristo Pietro mozzò l’orecchio al servo Malco).

Rinnegamenti di Pietro (Mt 26,69-75; Mc 14,66-72; Lc 22,54-62; Gv 15-27)
La scena del rinnegamento con la serva e il gallo è relativamente rara rispetto al più consueto tema del pianto di Pietro che assume significato ancor più simbolico in epoca controriformistica alludendo alla riaffermazione dei sette Sacramenti e in particolar mondo alla Penitenza in cui era impegnata in quel preciso momento storico la Chiesa. Seppur meno comune trovo particolarmente bella l’interpretazione che fa Rembrandt di questa vicenda. Nel dipinto il gioco della luce da cui Pietro si distoglie, la mano destra nascosta sotto il mantello e Gesù Cristo alle sue spalle in ombra non fanno che enfatizzare quell’attimo senza alludere in alcuna maniera al successivo pentimento.
GLI ATTI DEGLI APOSTOLI:
I primi capitoli degli Atti degli Apostoli delineano con particolare cura la vicenda di Pietro, di cui riportano la lunga serie di miracoli e l’intensa attività di predicazione a Gerusalemme, dove Pietro viene invocato come garante dell’ortodossia Cattolica. Per questo motivo inevitabilmente gli Atti costituiscono la fonte principale da cui hanno attinto committenti e artisti nello stabilire l’iconografia di cicli pittorici a lui dedicati.

Tra questi è impossibile prescindere dal citare il meraviglioso ciclo di Masolino e Masaccio per la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze (1421-28). Indipendentemente dalla straordinaria novità stilistica introdotta da Masaccio e dal “senso nuovo della dignità umana” che traspare sulle pareti di questa cappella, le storie di Pietro assumono un significato straordinariamente attuale inscrivendosi in un preciso intento politico di avvicinamento al papato in funzione antiviscontea. Sarà perciò fin troppo allusiva la scena di Pietro che risana gli infermi con la sua ombra se messa in relazione
La liberazione di San Pietro dal Carcere (Atti, 12, 1-11)
In Antiochia durante la persecuzione degli apostoli scatenata da Erode, che temeva la forza eversiva del Cristianesimo, Pietro fu imprigionato. Incatenato in carcere, era sorvegliato a vista da due soldati, quando gli apparve un Angelo che sciolte le catene lo condusse fuori oltrepassando una porta che si aprì da sola.
Ancora una volta la tematica si dimostra particolarmente adatta alla trascrizione in pittura e questo motivo iconografico conosce grande successo in ambito artistico.
Tra gli esempi illustri quello di Raffaello eseguito nel 1513-14 sulla parete della Stanza di Eliodoro in Vaticano e la versione in rilievo bronzeo di Vincenzo Foppa.

LEGGENDE: ULTIMO PERIODO ROMANO:
Per concludere questo breve excursus sull’iconografia sanpietrina non si possono certo tralasciare motivi figurativi che ricorrono con frequenza seppur riferibili a Vangeli apocrifi o ad antiche leggende romane.
Secondo antichi scrittori come Clemente romano (95 circa), Ignazio di Antiochia (morto nel 107) ed Ireneo (180 circa) era universalmente noto che Pietro avesse trascorso gli ultimi suoi anni a Roma impegnati nella fondazione della Chiesa romana dando inizio alla serie dei vescovi, a queste notizie si aggiungono quelle derivate dagli Atti di Pietro greci, apocrifi e tutte confluiscono nella Legenda Aurea.
Simon Mago
La vicenda di Simon Mago gode di particolare fortuna artistica dal Medioevo al Rinascimento. Le scene che ricorrono con maggiore frequenza sono la caduta di Simon Mago ad opera di San Pietro che mette in fuga i demoni di fronte a Nerone e San Pietro che rifiuta l’offerta di denaro del mago in cambio dei segreti del suo potere. L’episodio di Simon Mago rappresenta, da un punto di vista artistico, anche espediente per rappresentare in un medesimo contesto Pietro e Paolo. La vicenda dei due Apostoli, che secondo la tradizione si incontrarono a Roma, acquisisce nell’immaginario medievale un valore particolare che si traduce nel tradizionale accostamento dei due apostoli a Romolo e Remo. Se questi, infatti, avevano fondato Roma , Pietro e Paolo l’avevano rifondata nel nome della fede cristiana.
Domine Quo Vadis
Secondo la tradizione San Pietro fuggendo da Roma, lungo la Via Appia, incontrò Gesù. Alla domanda di Pietro “Domine, quo vadis?” (Signore, dove vai?) Il Signore gli rispose che andava a Roma per morire di nuovo. Udite queste parole comprese che doveva tornare in città e prepararsi al martirio. L’iconografia di questo episodio non viene in alcun modo alterata nel tempo e mantiene lo schema del Cristo porta croce che si rivolge a San Pietro. (Si veda per esempio la versione di Annibale Carracci alla National Gallery di Londra, 1602.)

La crocifissione di Pietro
Ritornato a Roma, Pietro fu nuovamente incarcerato e condannato alla morte sulla croce, ma considerandosi indegno del maestro chiese di esser crocifisso a testa in giù.
Questo episodio proprio per l’accentuato sentimentalismo patetico ha sollecitato l’estro pittorico di moltissimi autori, dando vita ad una vera evoluzione iconografica e figurativa, ponendo di volta in volta l’accento sul sacrificio volontario, sul significato dogmatico e infine sul dolore fisico.
Moltissimi sono gli esempi da portare, dalla versione del XIII secolo affrescata in Sancta Sanctorum presso il Laterano, alla predella della Pala di Pisa di Masaccio, dall’altorilievo di Luca della Robbia al Bargello alla versione michelangiolesca, fino ad arrivare alla superba edizione del Caravaggio. Quest’ultima è tutta giocata sulla luce e sulla silenziosa richiesta di aiuto dell’uomo, non del santo: la richiesta terrena di un martire anziano che ormai svestito del bel manto azzurro, attributo celeste, viene issato sulla croce non più da due feroci aguzzini ma da due semplici uomini di fatica.