San Martino di Tours
di - pubblicato il 30 Giugno, 2009 in L'iconografia svela...

Martino: soldato, monaco, vescovo, pellegrino, santo. Innumerevoli sono le sue figure che si intrecciano con la difficile situazione della prima cristianità liberata dalle persecuzioni degli imperatori romani dall'editto di Costantino del 313 d.C. Nato nel IV secolo si trovò a contribuire materialmente alla evangelizzazione dell'Europa insieme ad altri importanti predicatori e diffusori del Vangelo come Ambrogio e Geminiano ma anche nello stesso momento in cui Girolamo e Agostino definivano ancora più a fondo la dottrina della religione cristiana. Egli fa parte di quei primi e radicali vescovi della vita della comunità cristiana libera di professare il proprio credo ed in cerca di una propria ideantità chiara e definita che eleggeva i propri vescovi per acclamazione popolare. Il momento della uscita dal buio delle catacombe segna per la religione cristiana anche un momento di confusione sulle basi teoriche e teologiche con la grande forza acquistata dalle teorie di Ario, un prete di Alessandria, sulla essenza divina del solo Dio padre e non di Cristo e dello Spirito Santo, e la predicazione di Donato. Neanche l'imperatore Costantino era in grado di indicare una via unica a questo problema poichè dopo un concilio ecumenico a Nicea che doveva redigere un riassunto della fede e definire le tre persone della trinità, probabilmente sotto l'infllusso della sorella Costanza, riabilitò il prete alessandrino richiamandolo dall'esilio in cui lui stesso lo aveva inviato. Dopo di lui gli imperatori successivi seguirono l'una e l'altra corrente creando ancora più confusione che si sommava a quella già abbastanza grande della elezione di diversi imperatori acclamati dall'esercito, la divisione, l'unione dei vescovi che sostenevano una parte e l'altra.. come se non bastasse infine un seguace ariano riuscì a convertire all'arianesimo tutti i maggiori popoli barbarici che avrebbero invaso l'impero di lì a poco e che anzi premevano ai suoi confini: i visigoti, gli ostrogoti e i vandali.
Era in corso un vero e proprio cambiamento di mentalità e di cultura. Si passava dai valori fondanti dell'Impero romano ai valori fondanti del Vangelo in un momento in cui erano cessate le persecuzioni e i sacrifici dei martiri, che avevano forgiato il carattere primo dei fedeli, ma non erano placate certamente le ostilità dei non fedeli. Bisogna considerare che il cristianesimo era divenuta religione dell'impero ma forti erano le resistenze per la sua accettazione soprattutto nelle campagne, dove i contadini erano legati da generazioni e da secoli ai culti pagani delle stagioni e dei ritmi della natura e non era semplice scostarli da riti che erano sempre stati abituati ad eseguire. Molti sono i riti pagani che sono diventati celebrazioni cristiane per permettere un passaggio più agevole nelle abitudini, i nuovi templi furono costruiti abbattendo quelli precedenti ma costruendone al di sopra dei nuovi.
Martino è tra i santi più venerati nel Medioevo e la sua importanza deriva dal fatto che oltre ad essere grande distruttore di templi, insieme a S. Ambrogio e S. Eusebio è il massimo combattente antiariano del periodo e nell'Altomedioevo diventa emblema del cosiddetto cristianesimo “guerriero” con Michele, Demetrio, Giorgio. Con i santi militari è possibile creare un supporto simbolico alla pratica delle armi e alla figura del cavaliere.

Vita di Martino
Martino nasce intorno al 317 nell'attuale Ungheria. La sua vita è raccontata per la prima volta da Sulpicio Severo che ha creato la base per le “vite” successive ed in seguito punto essenziale di riferimento sarà la nota Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze che aggiungerà episodi miracolosi al racconto del primo. Il padre di Martino è soldato e probabilmente per questo assegna al figlio il nome di “piccolo Marte”, sperando in un futuro glorioso nell'esercito romano. Al padre, divenuto veterano di guerra, viene assegnata una casa ed un podere a Ticinum, l'attuale Pavia; è qui che il bambino si avvicina alla fede cristiana all'insaputa dei genitori. Contro il suo volere si arruola nell'esercito a soli quindici anni per decreto imperiale ed entra a far parte proprio della gurdia dell'Imperatore per la sua abilità e forza fisica. Viene stanziato ad Amiens e si ritrova ad essere un soldato con l'animo ormai condotto sulla via di Cristo. Proprio qui però la sua vita è destinata a cambiare. Il suo comportamento spicca subito su quello degli altri soldati: più che farsi servire, infatti, serve lui il proprio schiavo, lo tratta come pari e compie tutte quelle mansioni per cui uno schiavo era assegnato ad ogni membro della guardia imperiale; questo suo comportamento non è compreso dagli altri commilitoni che ridono di quella che considerano una bizzaria senza senso. Eppure per Martino il senso è chiaro.

In una serata glaciale di pieno inverno accade l'avvenimento che non solo lo rende conscio della propria chiamata ma che lo renderà celebre nei secoli. Alle porte di Amiens durante una ricognizione a cavallo incontra una persona stracciata ed intirizzita dal freddo che gli chiede la carità. Non possiede denaro da dargli, non ha altro con sè se non la spada e con quella taglia a metà il mantello caldo che lo avvolge e lo divide con il mendicante sulla strada davanti alla sorpresa o allo scherno dei presenti. Questo atto diviene l'emblema della carità cristiana ed immagine per eccellenza della sua persona anche se non sembra essere realistica. Infatti è più probabile che Martino abbia staccato la parte interna del suo mantello da soldato che era di pelliccia tenendo per sé quella esterna di panno; la potenza di significato del gesto va' oltre a quello che potrebbe essere il fatto reale poichè trasforma un soldato dell'esercito romano in soldato di Cristo, pone la sua spada in difesa della condivisione evangelica. La notte successiva Martino sogna il mendicante che aveva aiutato avvolto della parte del suo mantello. Egli però non è più solo il povero infreddolito ma è Cristo circondato da un gruppo di angeli ai quali dice con voce chiara: “Martino, il quale ancora non è che un catecumeno, mi ha coperto con questa veste.”
Dopo questo episodio non si sa quanto tempo ancora rimase nell'esercito nè quando fu battezzato esattamente perchè le date sono discordi. Si ritira a Poiters presso il vescovo Ilario, stimato e venerato come uomo e come cristiano il quale gli avrebbe proposto di diventare diacono, incarico a cui Martino non si sente assolutamente degno, così viene convinto ad accettare almeno l'incarico di esorcista che all'epoca era quello di minore importanza all'interno deglli ordini minori. Lo stesso Ilario concede a Martino l'autorizzazione per l'evangelizzazione delle campagne della Gallia ancora in maggioranza legate al culto della terra. Lungo i suoi spostamenti fonda a Ligugè quella che si può considerare la prima comunità monastica della storia cristiana incentrata sull'umiltà e sulla mortificazione, nata dalla fama dei miracoli compiuti come esorcista e taumaturgo ma soprattutto per aver fatto fuggire la morte ormai scesa su alcune persone riportandole alla vita. Successivamente con l'incremento dei monaci si costituisce a Maurmitier un monastero vero e proprio. dopo Martino si sviluppa molto la vita monastica in Francia e successivamente la sua figura sarà un punto di riferimento fondamentale per i monaci successivi come San Colombano. Nel 371 circa l'episcopato di Tours risulta vacante e si deve scegliere un successore degno. I vescovi delle diocesi limitrofe si riuniscono per trovare il candidato più adatto ma gli abitanti di Tours non hanno dubbi e chiedono a gran voce di eleggere Martino. Piace molto alle persone semplici, é ammirato per la sua vita ritirata e per la sua povertà che spicca molto contro i piviali decorati e gli anelli dorati alle mani guantate degli altri vescovi. Il popolo conosce il carattere schivo ed umile di Martino e sa che non avrebbe mai accettato l'incarico e così per convincerlo o meglio costringerlo ad accettare viene attirato fuori dalla sua cella con una scusa. Anche se si nasconde per non essere trovato uno stormo di oche segnala schiamazzando la sua presenza alle persone che in massa si sono recate nei dintorni e così deve quindi piegarsi alla loro volontà. Numerosi sono gli episodi miracolosi narrati soprattutto a fini di conversione, pregando Martino abbatte templi pagani, con il segno della croce ammansisce fiere e controlla elementi naturali: con un bacio guarisce un lebbroso vicino a Parigi, abbatte un pino sacro ai pagani per dimostrare l'inveridicità delle loro credenze e mentre questo cade vi si pone sotto e con il segno della croce questo ricade dall'altro lato, mentre si reca in pellegrinaggio a Roma un orso divora il suo asino e così lui carica tutti i suoi bagagli sulla groppa dell'orso che lo segue e così via discorrendo.
Martino muore l'8 novembre del 397. Quel giorno sente avvicinarsi la morte e la attende disteso su di una stuoia in preghiera. I funeralli si svolgono l'11 novembre a Tours, giorno che è diventato la festa del santo nel calendario cristiano.

Episodi più rappresentati e difficoltà di identificazione
San Martino si presenta nell'inconografia in due modi: come soldato e come vescovo. Quando viene rappresentato come militare l'attributo principale per riconoscerlo è l'armatura e la presenza di un mendicante. L'episodio che permette unanimamente di riconoscerlo infatti è il taglio del mantello che è l'immagine più consueta e diffusa, di solito raffigurata singolarmente. Quando viene rappresentato come vescovo con altri santi il riconoscimento diventa più difficile poichè la sua raffigurazione non si discosta molto da altri santi vescovi e presenta la mitra, il piviale, l'anello e il pastorale o un libro. In un dipinto che ho ritrovato dell'ungherese Dorffmaister Martino è rappresentato in gloria, quindi attorniato da angeli e sospinto verso il cielo, con accanto a sè un mantello, una spada ed una armatura. In questo caso è molto semplice associare il vescovo raffigurato con San Martino ma non sempre questo è possibile. Specialmente nell'Alta Baviera verso la fine del Quattrocento il suo attributo diventa l'oca, sia come rimando all'episodio della sua vita, quando venne scoperto dagli abitanti di Tours grazie ad uno stormo di oche, sia come allusione alla migrazione di questo uccello che avviene nel periodo coincidente con la sua festa.
Il primo ciclo di episodi della vita del santo si trova nella Basilica di Tours che è anche possibile definire il più antico ciclo agiografico d'Occidente a conferma dell'importanza del culto, andato perduto ma del quale si conoscono i soggetti da Sulpicio Severo. Altro ciclo importante è quello realizzato da Simone Martini nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi nella cappella omonima. Ciclo voluto dal cardinale Gentile Partino da Montefiore, presenta dieci episodi della vita del santo, raccontati con eleganza cortese e fine attenzione dei particolari. I più conosciuti sono certamente il taglio del mantello, il sogno di Martino, l'ordinazione a cavaliere, le esequie del santo. Il lato cortese e cavalleresco è espresso alla perfezione dalla grazia di Martini come si può ben vedere nel riquadro con la Donazione del mantello, nella torsione elegante e danzante del destriero, nella presa decisa della spada da parte di Martino. Il mantello teso è elemento di unione, di contatto tra il cavaliere rialzato sul suo cavallo e il povero mezzo nudo, piegato e indifeso nel suo bisogno di carità. Ancora più limpida è la vestizione a cavaliere da parte dell'imperatore Giuliano, in una architettura attentamente studiata ed indagata di stampo giottesco nella quale è come una fotografia dell'ambiente mondano delle corti trecentesche e i simboli essenziali di una cultura e di una tradizione: il falcone, i musicisti che suonano e i cantori aspetto essenziale delle feste e dei riti cortigiani, il conferimento della spada. Tutto questo non interessa a Martino perchè è rapito come se stesse parlando con il cielo, remissivo alla sua volontà e con quale sorpresa lo guarda l'imperatre Giuliano, sbigottito dalle sue mani giunte e dal suo moto di peghiera, lui cinto di una corona d'oro.
Altro dipinto interessante e da prendere in considerazione per la raffigurazione di Martino guerriero è quello conservato alla National Gallery di Washington, una tela di Domenikos Theotokopulos detto El Greco per la cattedrale di Toledo, città in cui il suo stile era molto amato. Veniva apprezzato il suo pennello tormentato e la tavolozza livida, la sua visione quasi onirica e assolutamente surreale che affilava e torceva le figure in un modo quasi spettrale che ben si addiceva al clima controriformaista del secondo cinquecento. In questo momento storico la raffigurazione di San Martino è molto apprezzata poichè simboleggiava nel modo più diretto la carità cristiana. Il santo è ricchamente ornato di una sfarzosa armatura cinquecentesca spagnola che ancora di più enfatizza la nudità del mendicante e la prospettiva delle figure, poste dal basso verso l'alto, accentua ancora di pù l'imponenza della figura a cavallo su di quella supplicante.
Nella pala dipinta nel 1504 da Timoteo Viti per il Duomo di Urbino è possibile vedere chiaramente come la rappresentazione di Martino vescovo di Tours non sia molto differente da quella di altri vescovi, in questo caso Tommaso Beckett posto con lui su di una cattedra marmorea. Viti, urbinate allievo del bolognese Francia ma rientrato poi nella cerchia raffaellesca, pone santi e committenti della pala sotto di una architettura in rovina, aperta su di un dolce paesaggio che si perde all'orizzonte creando una percezione tersa e pulita delle cose e delle persone e una grande solennità.
Per completare questo breve escursus sulla immagine di San Martino di grande interesse sia per la resa pittorica che per il soggetto è la pala d'altare del Transito di San Martino del marchigiano Simone de Magistris nella Collegiata di San Martino a Caldarola in provincia di Macerata. I personaggi rappresentati ruotano tutti attorno all'episodio sullo sfondo che è la glorificazione del santo accolto dal Signore in un tripudio di angeli ma le fonti derivano dalla Legenda Sanctorun Aurea di Jacopo da Varazze il quale racconta ciò che successe il giorno della morte del santo attraverso le testimonianze di due vescovi. Il primo raffiugurato sulla destra chino sull'altare è Sant'Ambrogio, vescovo di Milano. Sembra che stia dormendo ed in effetti è proprio così. Durante la celebrazione della messa quel giorno il vescovo si addormenta sull'altare e assiste al funerale di Martino e alla sua ascesa al cielo. Si nota l'altare con appoggiata la mitra bianca di Ambrogio, le ampolle per l'eucarestia, il calice. Ambrogio indossa i paramenti liturgici e accanto a lui in ginocchio è il diacono in preghiera. Attorno la folla dei fedeli attende perplessa. La disposizione dell'immagine riproduce perfettamente le parole della Legenda Aurea: “il vescovo si addormentò sull'altare, tra la profezia e l'epistola: nessuno osava svegliarlo e il suddiacono non voleva leggere l'epistola, sennza averne ricevuto disposizione. Dopo due o tre ore, svegliarono Ambrogio dicendo: L'ora è passata e il popolo attende. Nostro signore ordini al chierico di leggere l'epistola. Sant'Ambrogio rispose: Non abbiate timore, perchè mio fratello Martino è passato a Dio, ho assistito ai suoi funerali e gli ho reso gli estrmi saluti ma voi mi avete impedito, risvegliandomi, di terminare le ultime parole.” Sulla parte sinistra è invece la visione di San Severino, vescovo di Colonia. Simone lo rappresenta seduto, teso, guizzante. “San Severino era di domenica in chiesa all'ora della morte del santo uomo e intese gli angeli che cantavano in cielo. Chiamò l'arcidiacono, per domandargli se ascoltasse anche lui quella musica. Alla risposta negativa, l'arcivescovo pose maggiore attenzione e allungò il collo, tese le orecchie e si tenne sull'estremità dei piedi, sostenendosi con il bastone.” Anche qui la figura è rappresentata letteralmente tesa, a braccia aperte, sorpresa e in ascolto. Sembra quasi anche a chi guarda di sentire la musica celeste vibrarsi limpida nell'aria.

L'estate di San Martino
Martino è santo molto popolare nel Medioevo ma non solo e questo culto è da ricondursi anche al giorno della sua festa che ha assunto significati e valori popolari molto diffusi. A partire dalla cosiddetta estate di San Martino che corrisponde ad alcuni giorni di bel tempo che solgono arrivare in coincidenza con la sua ricorrenza e che rappresentano l'ultimo capolino del sole prima del freddo inverno, ma non solo. La festa del santo viene presa come data di scadenza dei fitti agricoli e come periodo buono per i traslochi, ma ha anche risvolti più scanzonati poichè è in questo periodo che si produce il vino nuovo e divenne uso festeggiare brindando e banchettando con castagne ed oche arrosto forse in ricordo o in sostituzione di feste bacchiche che si celebravano proprio tra l'11 ed il 13 di novembre.

Patronati e curiosità
E' patrono dei mendicanti e dei soldati, di tutti quelli che vanno a cavallo; Di sarti e pellicciai; dei conciatori di pelli e dei lavoratori del cuoio perchè quando era militare ingrassava da sè la propria uniforme. Una volta cambiò l'acqua in vino ed è per questo patrono degli osti, dei ceramisti che fanno le brocche, dei bevitori e anche degli ubriachi; Dei viticultori e dei vendemmiatori anche per la stagione in cui ricorre la sua festa; protegge I cavalli e le oche. Era il santo protettore della monarchia francese sia in ambito merovingio che poi soprattutto franco che conservava la metà di quello che era considerato il suo mantello. Per questo prestò anche un termine all'architettura: il termine “cappella” deriva da “cappa” termine latino mediievale per indicare il mantello, da qui il termine francese “chape” diminutivo “chapelle”. La Saint Chapelle a Parigi era il luogo dove veniva conservata questa stoffa ora perduta perché usata in battaglia come stendardo di difesa.