San Giovanni Battista
di // pubblicato il 31 Maggio, 2009
Giovanni il Battista è un personaggio a cui i Vangeli danno grandissimo risalto, intrecciandone costantemente la vita e le predicazioni con l’opera di Gesù: ultimo profeta e primo apostolo, si è donato totalmente per la sua missione, e per questo è venerato dalla Chiesa come martire.
Giovanni Battista è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli: non c’è si può dire, pala d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, in cui non sia presente questo santo, senza contare le numerose opere pittoriche dei più grandi artisti che lo hanno rappresentato nelle differenti momenti della sua vita, ciò testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande tra i nati da donna”.
È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo, che lo tengono come loro patrono.

Con molto interesse mi sono lasciata coinvolgere dagli aspetti della vita e della personalità di San Giovanni, forse anche per il suo legame con la nostra Firenze, ho cercato di ripercorrere gli aspetti più significativi della sua storia per comprendere il personaggio, la sua immagine, la sua iconografia.
Sul Battista abbiamo i racconti degli evangelisti, in particolare di San Luca, che ci parla della sua nascita, della sua vita nel deserto, della sua predicazione, e di San Marco che ci riferisce della sua morte; dal Vangelo e dalla tradizione possiamo ricostruire la vita del Santo, la cui parola infuocata parve davvero animata dallo spirito del profeta Elia.
La fonte principale della sua vita e della figura del Battista sono quindi i Vangeli: S. Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne, erano osservanti di tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana; un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore” e proseguendo nel descrivere le sue virtù, cioè pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia.
Dopo quella visione Elisabetta concepì un figlio fra la meraviglia di parenti e conoscenti, la notizia di per sé non è inverosimile ma è interpretabile come a sottolineare l’eccezionalità del personaggio (figli di genitori anziani furono anche Isacco, figlio di Abramo, e secondo tradizioni tarde, anche la Vergine Maria); la sua Nascita fu annunciata dallo stesso arcangelo Gabriele che diede l’annuncio a Maria; quando questa andò a visitare Elisabetta il nascituro balzò di gioia nel ventre materno.
Per aver conosciuto direttamente Gesù, e per averne annunciato l’arrivo ancora prima della sua nascita, Giovanni è ricordato come “il più grande dei profeti”, la sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata da eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù: Giovanni è il precursore di Cristo con la parola e con la vita.
Della sua infanzia e giovinezza non si sa molto, ma quando ebbe un’età conveniente, conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, e nel 28’-29 d. C. iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino esortava alla conversione e predicava la penitenza.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno alla Giordania accorrevano ad ascoltarlo considerandolo un profeta, e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a vita nuova, immergeva nelle acque del Giordano coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, e da ciò deriva il nome di Battista che gli fu dato.
Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”; ed alla delegazione ufficiale, inviatagli dai sommi sacerdoti disse, che egli non era affatto il Messia, il quale era già in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.

Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”.
Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30).
La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per questo, preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.
Il Battista morì a causa della sua predicazione, egli condannò pubblicamente la condotta di Erode Antipa, che conviveva con la cognata Erodiade; il re lo fece prima imprigionare, poi, per compiacere la bella figlia di Erodiade, Salomè, che aveva ballato ad un banchetto, lo fece decapitare.
La morte per decapitazione ha fatto si che San Giovanni Battista sia divenuto famoso anche come San Giovanni Decollato: la celebrazione del martirio di Giovanni Battista o celebrazione di San Giovanni Decollato è fissata al 29 agosto (probabile data del ritrovamento della reliquia della testa del Battista).
Molte chiese, luoghi di culto e città sono dedicate a questo santo: secondo la tradizione della Chiesa Cattolica, il capo del Santo è ora conservato nella Chiesa di San Silvestro a Roma: si ritiene che la reliquia pervenne nella città durante il pontificato di Innocenzo II (1130-1143); un'altra tradizione affermava invece che la testa fosse custodita nella cattedrale d'Amiens, ma la veridicità della reliquia romana fu dimostrata da Oliviero Iozzi.
Il capo custodito a Roma è senza la mandibola, conservata nella cattedrale di San Lorenzo a Viterbo, Il piatto, che secondo la tradizione avrebbe accolto la testa del Battista è custodito a Genova, nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo, assieme alle ceneri del Santo; un dito,invece, donato dall'Antipapa Giovanni XXIII, sarebbe conservato nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, in quanto corredo della Cattedrale, inoltre altre reliquie sarebbero conservate a Damasco, nella Moschea degli Omayyadi.
Quello che ovviamente vogliamo sottolineare in questo saggio è la sua raffigurazione nell’iconografia, abbiamo già detto che è il Santo più illustrato nell’arte di tutti i secoli: il Battista è ritratto in tutti i momenti della sua vita, fin da quando, ancora nel ventre della madre, sussulta all'arrivo di Maria incinta di Gesù; attributo principale presente nelle sue immagini è un lungo bastone da viandante sormontato da una piccola croce, con la scritta "Ecce agnus Dei" (Ecco l'Agnello di Dio); lo troviamo inoltre vestito con l'abito di pelle di cammello, a cui a volte si aggiunge il mantello rosso, segno del martirio.
Possiamo trovare numerose raffigurazioni in cui viene rappresentata la sua nascita, e gli artisti indugiano sul delicato particolare di Zaccaria, che, reso muto dall'angelo per la sua incredulità, scrive su un libro il nome del neonato, scena nota come "Imposizione del nome del Battista"; lo ritroviamo nei quadri di Raffaello, Leonardo o Caravaggio, solo per citarne alcuni, con l’aspetto del bambino rappresentato insieme alla Madonna, in alcune immagini già vestito con una pelle di cammello, oppure in compagnia di Gesù e altri personaggi delle due famiglie, da qui venne soprannominato San Giovannino.
Non meno frequente è ovviamente la scena del battesimo di Gesù nel Giordano, è infine rappresentato nel momento del martirio, o subito dopo, quando la sua testa è presentata a Erode, Erodiade e Salomé.
Decollazione Caravaggio La Decollazione di San Giovanni Battista è un dipinto di Caravaggio unico sia per le sue dimensioni (61 x 520 cm) che per le caratteristiche dell’opera stessa che raffigura San Giovanni nel drammatico momento del suo supplizio: grazie a questo quadro Caravaggio ottenne l'onore della Croce di Malta.
Compaiono nella tela il carceriere imperterrito, il boia che s'appresta a vibrare il colpo finale, una giovane che porta un bacile su cui raccoglierà la testa del Battista e una vecchia con le mani al volto per l'orrore; sulla destra due carcerati assistono da una grata al martirio.
Il Santo è colto negli ultimi spasmi di vita, con le mani legate dietro le spalle, e veste l'abituale pelle di montone (suo emblema), ed una tunica rossa (rimando al futuro martirio di Cristo).
Al centro della composizione è il corto pugnale, detto "misericordia", col quale il boia s'appresta a spiccare la testa dal busto; al di sotto del Santo la spada con cui era stato vibrato il primo colpo, mentre una corda recisa e fissata ad un anello sulla parete a destra fa intuire cos'era successo qualche istante prima, quando il Santo era stato slegato e portato avanti.
Il muro vuoto della prigione interrotto dalle inferriate, i due prigionieri che osservano la scena ed il tono cupo dell'opera rimandano ad una spietata esecuzione, eseguita alle prime luci dell'alba; la croce, il cartiglio e la ciotola d'acqua, si aggiungo agli altri simboli iconografici che accompagnano la figura del Santo e che anche in questa occasione si possono notare: il bastone, l’abito in pelle di cammello e il mantello rosso.

La figura di San Giovanni da solo nel deserto non era molto comune, ma nemmeno del tutto sconosciuta: lo stesso giovane Caravaggio, ma anche Raffaello lo rappresentano così, appoggiato ad un masso, un ragazzo, solo nel deserto; tale raffigurazione si basava su una breve affermazione del Vangelo di Luca "il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele."
Sempre nella sua fase giovanile, è ritratto mentre abbraccia un ariete, che senbra rappresentare il sacrificio di Cristo, giacché le corna di esso venivano viste come un disegno "astratto" della croce (ma abitualmente è sostituito dall'agnello).
L'ariete veniva inoltre associato alla figura di Isacco nelle pitture delle catacombe paleocristiane; l'identificazione con Isacco è una recente via di attribuzione dell'opera: alcuni particolari sarebbero in tal senso rivelatori, quali l'espressione sollevata del giovane, nudo in quanto pronto per il sacrificio, il suo abbracciare l'ariete, ulteriore identificazione con la vittima sacrificale, il poggiare di entrambi i soggetti su una catasta di legna (la pira sacrificale), e insieme l'assenza degli attributi tipici del Battista, in primis la croce.

Anche Leonardo ha dipinto un Battista giovane ed enigmatico con un dito rivolto in alto e l'altra mano volta a indicare il proprio petto, mentre Andrea del Sarto lasciò un Battista che ha quasi del tutto preannunciato quello di Caravaggio.
Leonardo Da Vinci In questa figura, come in altre di Leonardo - il Bacco, l’angelo della Vergine delle rocce e la stessa Gioconda - è rappresentato l’ideale di bellezza ambigua e androgina.
Il san Giovanni, con la sua splendida capigliatura di riccioli, emerge dall’ombra con il suo sguardo torbido e inquietante, a indicare con il dito rivolto verso l’alto e in piena luce la croce sulla quale Cristo sarà sacrificato.
Si tratta di un’opera delicatissima trattata con una tonalità quasi monocromatica, che colpisce per la sua forte carica sensuale; rimase nelle collezioni reali francesi, ma nel Seicento fu ceduto al re d’Inghilterra in cambio di altri quadri; tornò in Francia acquistato dal cardinale Mazzarino.
Molti testi apocrifi, come anche i libri musulmani, fra i quali il Corano, parlano di lui; dai suoi discepoli si staccarono Andrea e Giovanni apostoli per seguire Gesù: il suo culto come detto all’inizio si diffuse in tutto il mondo conosciuto di allora, sia in Oriente che in Occidente e a partire dalla Palestina si eresse