San Gennaro esibisce il suo Tesoro
di // pubblicato il 25 Aprile, 2011
Sul fatto che tutti ne hanno parlato non ci sono dubbi. Dallo sdegno di Sade e Voltaire verso il culto feticistico delle ampolle – simbolo delle “fitte tenebre della superstizione” – al riconoscimento lusinghiero da parte di Dumas che “non è concepibile Napoli senza San Gennaro”. Il punto è, semmai, cosa non sia stato detto ancora sui sette secoli di un credo che conta oggi venticinquemilioni di devoti sparsi in tutto il mondo. Qualcosa da aggiungere ce l’hanno i sette studiosi – gemmologi, periti e storici dell’arte guidati dal professore Ciro Paolillo de La Sapienza di Roma – impegnati in una ricerca triennale all’interno del caveau del Banco di Napoli. Indagando su oltre duemila tra diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri e perle, sono giunti a un risultato sensazionale: il tesoro di San Gennaro è il più importante del pianeta per valore artistico ed economico, di gran lunga superiore come ricchezza a quello della Corona d’Inghilterra e dello Zar di Russia.

Soltanto qualche cifra: 21.720 capolavori in argento, legno, oro e tessuti preziosi; 13 maglie in oro massiccio, 700 diamanti, 276 rubini e 92 smeraldi per la collana del seicento più preziosa al mondo; 54 statue d’argento massiccio. Tutto questo, dal 1527, grazie agli interventi di salvaguardia e conservazione della Deputazione della Real Cappella di San Gennaro. Tutto questo in una mostra che anima sei siti museali diversi del centro storico partenopeo – il Museo del Tesoro e la Real Cappella di San Gennaro, in primis – fino al 12 giugno 2011. Con un unico biglietto il visitatore non solo può ammirare le oltre 150 opere delle 21.610 appartenenti al Tesoro – tra cui i dieci favolosi gioielli – ma anche i documenti originali dell’Archivio storico che testimoniano i pagamenti agli artisti dei capolavori commissionati, nonché luoghi d’eccellenza, quali il Complesso Monumentale dei Girolamini e l’antica Porta del Duomo riaperti per l’occasione.

Non stupisce che per lo spostamento delle opere siano adottate straordinarie misure di sicurezza: mezzi blindati, guardie armate e sistemi d’allarme sofisticati, nonché elicotteri dei Carabinieri a protezione del centro storico. Infatti, il fiore all’occhiello dell’esposizione sono “le dieci meraviglie” del Tesoro, ossia i famosi gioielli. Si va dalla celebre Collana – la più preziosa al mondo secondo gli esperti - commissionata dalla Deputazione per il busto Reliquiario del Santo, alla Mitra settecentesca di oro, rubini, smeraldi e brillanti, dalla Croce barocca di coralli misti all’argento, all’elegante Calice dorato omaggio di Ferdinando di Borbone.

Tra i donatori anche Gioacchino Murat, su suggerimento di Napoleone, Maria Teresa D’Austria, in occasione delle nozze con Ferdinando II, e Umberto II. A dimostrazione del fatto che non si tratta di mero folclore ma di un culto radicatissimo, tale da non avere uguali nel mondo.
