Samurai. Fascino e mistero in mostra a Milano.

di Sara Baldi // pubblicato il 11 Marzo, 2009

Ogni popolo, ogni cultura ha nel proprio passato storie, leggende, miti ed eroi da raccontare molto spesso frutto della fantasia ma, la cultura giapponese unisce tutto questo alla realtà storica: i Samurai. Casta ristretta di eroici guerrieri, i Samurai affondano le proprie radici nella più nobile, aristocratica e raffinata cultura di un paese a noi lontano:quello del Sol Levante.

Per conoscere luoghi lontani dobbiamo aprirci ad un’altra cultura; solo così si potrà imparare ad abitare il mondo. Milano si apre così all'esplorazione dell'immaginario samurai che in Occidente suscita da sempre un grande fascino e curiosità, con una mostra allestita presso l’appartamento della Reggia di Palazzo Reale, curata da Giuseppe Piva e dalla Fondazione Antonio Mazzotta, che si terrà fino al 2 giugno.
L’esposizione si compone di circa una novantina di pezzi tra armature, elmi e accessori vari provenienti dalla collezione dall’industriale Luigi Koelliker e dalle Civiche Raccolte d’Arti Applicata ed Incisioni – Raccolte Extraeuropee di Milano.
Un’esposizione che racconta il mondo poetico, retto da regole severe e da rigidi cerimoniali celebrati dal cinema, dalla letteratura ma anche dalla musica e dai cartoni animati che hanno reso queste figure affascinanti e ammalianti per intere generazioni.
L’immaginario che arriva oggi del Samurai è quella del valoroso eroe, disposto al suicidio, sempre in guerra con onore e coraggio.
La mostra vuole far conoscere la storia sociale , politica , economica della casta che governò per circa 700 anni fino alla fine del periodo EDO e l’inizio del periodo MEIJI ( 1866 / 1869) che segnò una vera e propria rivoluzione nel sistema politico e vide la casta dei samurai ridimensionare i propri poteri. Ancora oggi però la tradizione samurai continua a vivere nella società e nella cultura del Giappone.

L’abbigliamento da guerra dei Samurai è sempre stato considerato un segno distintivo di comando e condizione sociale per questo le armature, spesso superavano la funzione protettiva. La bellezza stupefacente di questi oggetti, impreziositi da pregiati ornamenti le rendevano si pesanti, mastodontiche per le loro dimensioni e completamente diverse dalle classiche armature medievali che noi conosciamo, potevano arrivare a pesare anche 20 kg.
I samurai si distinguevano per alcuni privilegi, come: portare due spade, il cognome e avevano il diritto di “uccidere e andarsene”. Tra gli elementi del corredo un grande fascino lo ha da sempre esercitato il kabuto (elmo) per l’espressività delle sue forme e per le tecniche utilizzate nella sua realizzazione.
Completano il percorso espositivo alcuni accessori come maedate ( ornamenti per elmi) e lame di katana, l’arma per eccellenza del Samurai una volta superato l’arco.

Alle nuove generazioni l’immaginario Samurai è stato presentato tramite i manga, anime o come qualcuno lo ha definito nella Goldrake generation.
La tecnologia giapponese ha creato nel corso degli anni samurai di acciaio,come: Goldrake, Mazinga Z o Gundam; ma anche eroi samurai in carne ed ossa, giovani guerrieri destinati ad essere l’ ultima possibilità per salvare il mondo: i 5 samurai. Tutto questo è possibile visitarlo nell’ultima sala della mostra, allestita grazie al contributo dato da Yamato Video, dove si può rivivere lo spirito e il fascino dei samurai grazie alle moderne raffigurazioni. Per gli appassionati del genere segnaliamo che sarà possibile, sempre con la collaborazione di Yamato Video, partecipare alla rassegna “ I Samurai nell’Animazione” in programmazione sabato 21 e 28 marzo e sabato 4 aprile.
Saranno programmati tre animazioni: Metal Armor Dragonar, Baldios, il guerriero dello spazio e Ninja Scroll.

Dal 15 aprile al 19 aprile presso il Cinema Gnomo ( via Lanzone, 30 Milano) sarà allestita “ Samurai”, curato da Stefano Locati in collaborazione con l’ufficio cinema e assessorato al Tempo Libero del Comune di Milano, rassegna cinematografica e di animazione.
Citiamo la presenza di titoli di alcuni grandi maestri del cinema giapponese come: Kobayashi, Kumai e il grande e pluripremiato maestro Kurosawa.

Collegati alla mostra in contemporanea si potranno svolgere attività tipiche della life style giapponese seguendo corsi di: origami la famosa e antica arte del piegare la carta senza mai tagliarla creando le più svariate forme e oggetti che si basa sul principio dello shintoismo del ciclo vitale terrà il corso Ryoko Tokono nei giorni di sabato 7,14,21,28 marzo; la Cerimonia del Thè presso la Sala delle 8 Colonne nei giorni di giovedì 12 marzo, 16 aprile e 14 maggio alle ore 19.30, una cerimonia importante che segue un ben preciso e radicato rituale sempre alla ricerca della perfezione; arte del bonsai chiamata così perché occorre conoscere le tecniche della botanica e quelle delle arti bonsaistiche per far crescere una pianta perfetta; cucina zen e infine casa del samurai .

La mostra propone un catalogo, edito da Edizioni Gabriele Mazzotta che mira a divenire uno dei testi di riferimento sull’argomento. Un catalogo raffinato illustra una figura che nell'immaginario Occidentale ha sempre suscitato un vero fascino e interesse. Curato da Giuseppe Piva, prevede un saggio tecnico descrittivo sulle armature giapponesi e una storia di questa parte della collezione Koelliker. Si uniscono a Piva studiosi della cultura giapponese come Francesco Civita curatore per il museo Stibbert della sezione giapponese e Fodella Gianni per un’inquadratura storico-economica della società giapponese del periodo Edo.

Novità multimediali sono presenti alla mostra. Il passato tradizionale incontra il futuro tecnologico.

Vodafone grazie alla sua tecnologia, fisa e mobile, ha contribuito alla realizzazione del sito e al'introduzione di una curiosa tecnologia, il visitatore potrà inviando un sms contenente il codice dell'opera ricevere un mms della stessa e la relativa scheda critica. Presso i punti bluetooth si potranno scaricare gratuitamente sul proprio telefonino contenuti audio e video complementari al percorso e alle 3 relative qualità samurai: saggezza ( CHI), solidarietà ( GIN) e coraggio ( YU). Il motore di ricerca più famoso al mondo Google ha dedicato un canale alla Fondazione Antonio Mazzotta sulla piattaforma youtube su cui verranno scaricate tutti i contenuti inerenti alla mostra ( www.youtube.com/fondazionemazzotta) .
GoogleMap aiuta ad approfondire e seguire virtualmente il percorso collocando geograficamente i samurai. Hyphen-Italia offre la possibilità, sempre sul sito ufficiale, di visitare le opere esposte a 360° da varie angolazioni. L'agenzia di comunicazione Xister ha guardato ad uno dei canali preferiti, se non il preferito, dai giovani e anche dai meno giovani: il Social Network, come Facobook,Flicki e Youtube.
La curiosità più interessante proposta dall'agenzia è la possibilità offerta al visitatore di poter stampare la propria foto con un Kabuto e presentandola all'ingresso si potrà ottenere una riduzione.
Tutti i contenuti audio e video sono realizzati da Televisionet.
Accompagna i contenuti multimediali la voce di Fabio Vignolo speaker di Lifegate Radio.

Molti penseranno che tutta la tecnologia presente ala mostra accantonerà la tradizione Si sbaglia, grazie a Oikos Fragrances il visitatore verrà accolto e avvolto da un profumo intenso e delicato, riconosciuto dalla tradizione samurai, quello del fiore di ciliegio.

Per l'allestimento delle opere si deve ringraziare Progetto Listone.

Nei giorni di sabato e domenica, da 28 febbraio, saranno giornate dedicate alla solidarietà. LILT ( Lega Italiana per la Lotta contri i Tumori) sezione provinciale di Milano, sarà presente con uno stand presso il book-shop per la raccolta fondi. Aiutiamo la LILT in questa importante lotta ad un male terribile dove il più piccolo contributo può significare molto, LILT non gode di entrate fisse ma riesce a continuare la propria battaglia grazie al contributo economico volontario della gente nel corso delle manifestazioni organizzate durante l'anno.
Una cosa è sicura, la generosità della gente sta permettendo a questa associazione di essere presente da oltre 60 anni.
 


A conclusione dell’articolo vorrei mi fosse permessa una piccola riflessione.
Il Giappone, cultura e terra lontana dalla nostra dalla quale molto ci sarebbe da imparare, non per le rigide regole imposte ma, solo per il rispetto che hanno da sempre “subito”.

 

Dettagli

Samurai.
Milano, Palazzo Reale
fino al 2 giugno 2009
www.mostrasamurai.it

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Ichimonji jingasa
    Fine del periodo Edo
    Collezione Koelliker, Inv. LKNI0236
    Il drago è realizzato in lacca a imitazione dei modelli in ferro realizzati con ornamenti a sbalzo (uchidashi) e ageminati ( zogan).
    Il Jingasa è tipicamente il copricapo da battaglia dei soldati di basso rango. Molto più economico e semplice del kabuto, questo tipo di elmo era alla portata dei guerrieri meno abbienti. Non mancano tuttavia, come in questo caso, jingasa più raffinati, destinati a samurai che preferissero indossare qualcosa di più leggero durante l'esecuzione di mansioni " civili" o comunque in contesti non ufficiali.
    Il jingasa si sviluppa durante il periodo Edo a imitazione del copricapo in paglia normalmente utilizzato dalla popolazione (kasa). Le forme che può assumere sono diverse; in questo caso - una sagoma quasi piatta che sembra uno scudo - si parla di ichimonji ( "linea diretta").
  • Logo mostra
  • Armatura Tokugawa
    Armatura Gomai-dô tosei gusoku
    Inizio del periodo Edo
    O-boshi kabuto del periodo Nambokucho (1336-1392).
    Uchidashi menpo rappresentante il volto di un oni.
    Dô a cinque sezioni con costruzione che riprende quella delle ô-yoroi.
    Sode e ampio kusazuri in hon-kozane molto pesante con kanamono dorati di qualità eccelsa Kote con decorazioni sbalzate e traforate, con applicazioni in ferro e ottone. Il dô e il menpo sono firmati da Myôchin Kunimichi, che data l’armatura come eseguita tra gli anni Kanbun 3 e 13 (1662-1673).
    I kote e i suneate sembrano essere stati aggiunti successivamente, mostrando decori e lavorazioni di qualità straordinaria ma caratteristici del XVIII e XIX secolo. Un paio di kote con analoga fattura (coll. Saporta, Parigi) sono firmati da Myôchin Munesada.
    L’armatura è documentata nei disegni di Myôchin Muneyoshi (1852-1940) che ne riparò il menpo; tra le note si legge che la provenienza è un membro della famiglia Matsudaira Takiwaki, Fondata da Matsudaira Norikiyo, nono figlio di Matsudaira Chikatada (quarto capofamiglia del ramo principale dei Matsudaira), che si stabilì a Takiwaki (Mikawa), questo ramo della famiglia Matsudaira servì sempre il clan principale.
    Le prime notizie rilevanti si hanno però solo dopo cinque generazioni, quando Matsudaira (Takiwaki) Masakatsu morì valorosamente nelle campagne militari di Osaka. Per i meriti del padre adottivo, che perse la vita in battaglia, Shigenobu fu premiato con il castello di Sunpu e nel 1698 suo figlio Nobutaka divenne daimyô (fudai) di territori sparsi tra le province di Musashi e Kozuke, con una rendita di 10.000 koku. Questi territori divennero il feudo di Kojima, che i Takiwaki gevernarono fino al 1868.
    L’armatura è ricchissima, di un livello troppo alto perchè un daimyo di un feudo così piccolo potesse permettersela. Inoltre il kamon di tipo aoi che qui vediamo applicato dovunque poteva essere utilizzato solamente da alcune branche del clan Matsudaira per cui è verosimile che in origine questa appartenesse a un membro del ramo principale.
    Il kae-mon con fiore kikyo, emblema dei Takiwaki, è infatti applicato successivamente sul dô, mentre occupa una posizione importante solamente sui kote, che infatti sono databili posteriormente rispetto al resto dell’armatura. Se quindi l’armatura fu completata nel 1673, mentre l’assedio di Osaka termina nel 1615, è plausibile ipotizzare che questa fu donata alla fine del XVII secolo a Nobutaka quando egli divenne daimyô.
  • Titolo italiano: MAZINGA Z
    Titolo originale: マジンガーZ (Majingā Z)
    anno: 1972
    autore: Go Nagai
    Episodi: 92
    Modellino in Yamato
    Video, Milano 29
  • Armatura rossa coda di tigre
    Armatura Nimai-dô tosei gusoku
    Seconda metà del periodo Edo
    Kabuto in pelle (nerikawa) decorato con piume di pavone e una coda di tigre come ushirodate.
    Bishamon-gote, che incorporano protezioni per le spalle sotto i sode.
    Tutta l’armatura è costruita in nerikawa, ad eccezione dello shikoro.
    Letteratura: Igyô no yoso-oi (Equipaggiamenti straordinari), Higashi-o reikishi shiryo kan, 2002, cat. 554 Jingasa finto uchidashi Altro Jingasa Fine del periodo Edo Il drago è realizzato in lacca ad imitazione dei modelli in ferro realizzati con ornamenti a sbalzo (uchidashi).
  • Tachi koshirae
    Fine del periodo Edo Collezione Koelliker, Inv. LKNI0216
    Questa montatura è decorata con due tipi diversi di lacca e fornimenti in shakudo. La parte superiore, in un tono rossastro che sembra imitare il legno, ricopre la zona che nei koshirae di tipo itomaki viene rivestita da una fettuccia in seta. Il kamon è di tipo ja-no-me.