Sacro Pagani

di Francesca Vinci - pubblicato il 04 Aprile, 2010 in L'ottava nota

Un bel concerto mercoledì sera ha trascinato le orecchie con suoni appassionati attraverso un percorso breve ma efficace lungo una vita musicale, quella di Mauro Pagani, che in occasione della VII rassegna “Settimana di Musica Sacra dal Mondo”, è salito sul palco della suggestiva Chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio di Firenze in compagnia di Joe Damiani alle percussioni e Eros Cristiani alle tastiere e fisarmonica.

Per circa due ore e mezzo il polistrumentista cantautore sperimentatore e chi ne ha ne metta ha sorvolato una carriera lunga e ricercata, piena di incontri e di scoperte, alternando brani personali a pezzi storici di fondamento e di svolta.
Se si resta affascinati si cambia strada e si corre seriamente anche il rischio di intraprendere la propria: questo è l’effetto che possono fare i Genesis, Bob Dylan o King Crimson.

Correvano gli anni settanta e in Italia gli Area Giocavano col Mondo e insieme a loro c’era già Mauro Pagani, militante della PFM, cosmomaniaco contaminato dal suono. È lui l’uomo celato, quello che sta dietro ad almeno la metà delle canzoni che da una trentina d’anni ci girano intorno, è lui il costruttore di Creuza de Mà e il produttore-arrangiatore di Le Nuvole con De Andrè, il cantautore di Domani scritta nel 2003 e regalata un anno fa al Teatro Stabile D’Abruzzo.

Perché, per capirsi, sacro è ciò che viene sentito per tale dal cuore e ognuno ha il suo messo lì, profondo, che va toccato e con la musica proclamato. E quindi sacro è il giorno d’estate in cui non fai niente, ma proprio niente, e alla televisione vedi passare una trasmissione di vent’anni fa: chi se ne è accorto che son passati vent’anni e che è successo di me? Alibumaye.
Una preparazione letteraria lenta e minuziosa Pagani la sa donare in racconti espressi in poche parole: è solo attraverso la musica di mille popoli che l’emozione rende senso a tutto. E così Alcmane torna ma in genovese e con un gusto del Notturno molto diverso dal primo Branduardi.

Serata d’autore dunque, che ha fatto il punto ad oggi dei percorsi compiuti, senza purtroppo avere la possibilità, come previsto, di presentare anche il nuovo oriente di ricerca sonora: a proposito di suoni infatti è mancata la voce di Badara Seck, letteralmente, e così del nuovo repertorio nato dalla collaborazione dei due musicisti, Pagani ha potuto offrire solo un piccolo assaggio, comunque prezioso.

È stato un peccato si, ma è rimasto in cambio il ricordo di uno splendido assolo di batteria ben piantato e di tre o quattro opzionali che hanno lasciato il cuore pieno e soddisfatto, come se.

Questa primavera comincia bene.
Buon Ascolto

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