Sacred & Profanity - Due appuntamenti invernali

di Luigi Conidi // pubblicato il 08 Febbraio, 2012

Vasta e policentrica, Londra presenta molte attrattive, distrazioni e iniziative di segni opposti. E, lungo la direttrice di una passeggiata, una giornata che comincia col raccoglimento può sempre finire in maniera dissacrante. A partire dall'autunno 2010 – con una mostra sul culto dei morti nell'antico Egitto, e una successiva sul culto delle reliquie nell'Europa medievale – il British Museum ha aperto un percorso sul viaggio e i luoghi sacri. Dopo la parentesi di Grayson Perry, condita d'ironia seppure alquanto seria, Hajj: Journey to the heart of Islam (in programma dal 26 Gennaio al 15 Aprile 2012) chiude questa rassegna. Trattasi della prima esposizione interamente dedicata al pellegrinaggio alla Mecca, uno dei cinque pilastri dell'Islam, regole poste alla base della religione, e che ogni musulmano deve osservare. Nello specifico, lo Hajj è il viaggio che ogni fedele – a meno che le sue condizioni fisiche o materiali non lo impediscano – deve intraprendere, almeno una volta nella vita, verso la Mecca. Lì, secondo la tradizione, il profeta Maometto ha pregato e ricevuto delle rivelazioni; ed è lì che, in accordo con la stessa tradizione, più di tre milioni di pellegrini all'anno si riuniscono per compiere una serie, ormai ultramillenaria, di rituali attorno alla Ka'ba (l'edificio di pietra nera che si ritiene edificato da Abramo e Ismaele).
Hajj 1
Ma come rappresentare, in maniera dinamica e vitale, quello che l'orientalista Martin Lings definisce tanto un viaggio verso una destinazione di preghiera, quanto uno indietro nel tempo? Proprio le qualità del viaggio, oggi coadiuvato da agenzie e servizi locali, ma praticato fin dal medioevo in condizioni a dir poco avventurose, sembrano quelle più difficili da riflettere in una dimensione museale. Grazie alla nutrita collezione del British, e a generosi prestiti da parte della biblioteca Abdulaziz di Riyad e di altre istituzioni Saudite, l'asse del tempo è ricostruito lungo una moltitudine di reperti, pietre miliari, lapidi, drappeggi, mappe e testi di varie epoche, fino a biglietti e souvenir dei giorni nostri. Pannelli dettagliati illustrano gli itinerari dei fedeli prima che subentrasse l'aviazione, e numerose testimonianze individuali restituiscono il senso personale e collettivo di una simile impresa.
Hajj 2
L'esperienza spirituale, allo stesso tempo, è rievocata sia in modo descrittivo, con spiegazioni esaustive dei rituali, che intuitivamente: confermando un approccio multidisciplinare, piuttosto che meramente didattico, diverse opere d'arte disseminate per la mostra si mettono in continuità con l'ispirazione che questo viaggio ha suscitato nel corso della storia. Magnetism 2012, di Ahmed Mater, pone una piccola “Ka'ba” di metallo al centro di una moltitudine di frammenti magnetizzati, che si rivolgono così al cubo nero. Una potente metafora per un'antica pratica la cui importanza sembra ancora destinata a crescere. E, sebbene simili fattori siano giustamente omessi dalla mostra, quest'allestimento sembra quasi un gesto “dovuto” ai circa tre milioni di musulmani che ormai abitano nel Regno Unito, ed un deciso segnale – forte di cultura e intelligenza – in una città che nell'ultimo decennio ha subito sia il terrorismo estremista islamico che le manifestazioni dell'ultradestra xenofoba.
Hajj 3
Di tutt'altro tono l'iniziativa che ha luogo alla Hayward Gallery, parte del complesso di gallerie e teatri del Southbank Centre, dal primo Febbraio al 13 Maggio 2012: Brain Activity è la più importante retrospettiva su David Shrigley, rappresentante di prim'ordine dell'arte contemporanea inglese. Noto prevalentemente per i suoi disegni immediati e rudimentali, descritto spesso come inquietante e umoristico, il suo caso è al tempo stesso unico ed esemplare. Il suo stile infatti, apparentemente raffazzonato e sempre tra il comico e il macabro, crea un mondo a sé; i suoi personaggi, il suo tocco, sono istantaneamente riconoscibili, nonostante il ricorso a un “livello zero” comunicativo (o forse proprio grazie ad esso). Lo svuotamento totale di senso della vita urbana contemporanea, che lo porta ad una tragicomicità così disperata e distaccata che soverchia e neutralizza anche la critica ad essa implicita, lo accomuna però a molti nuovi artisti britannici, e all'ésprit du temps del Regno Unito odierno.
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Un aggettivo difficile da applicare alla sua opera è uno di quelli spesso più tirati in ballo in questi casi, ovvero: irriverente. Shrigley opera infatti in un sistema di valori nel quale è rimasto ben poco da riverire; forse lo spettatore, che è l'unico a sentirsi sedotto quanto – eventualmente – insultato. What decay looks like (2001) consiste di un dente marcio e di uno specchio, che riflette anche il visitatore, così ripresentato a se stesso come “degrado”. Assorted objects (2011-12), coi suoi gioielli deformi e muniti di faccia, sembra parodiare il cattivo gusto imperante. La stessa mostra si prende gioco degli avventori indicando un passaggio come “Exhibition continues”, solo per chiuderli tra due porte a vetri, bloccati a guardare una figura in metallo stilizzata, posta sul balcone. Ma, nella grande varietà visiva delle sue opere (vi troviamo animazioni, sculture, dipinti, disegni, perfino animali imbalsamati), a farla da padrona è sempre la parola; e non è un caso che tutti gli Untitled siano le opere su carta che già presentano il testo al loro interno. Incisive, sintetiche, spesso attestando il ridicolmente ovvio o il nonsense senza alcuna correlazione con l'immagine, le parole sono quelle che – a dispetto della semplicità delle forme – schiudono le crepe del significato e, sul volto dello spettatore, aprono quella del sorriso. E il significato non sfugge, in fondo al discorso; sia la fede che l'arte di Shrigley, come lui stesso ricorda in un cartellone affacciato sul Waterloo Bridge, sono espedienti per “combattere il nulla”.
Hajj 5

 

Traduzioni

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Ayman Yossri Daydban, We were all brothers,
    Lightbox 1/3, 2010
    (Copyright: Mohammed Hafiz, Saudi Arabia)
  2. La Ka'ba alla Mecca raffigurata come centro del mondo
    Illustrazione dal Tarih-i Hind-i Garbi. Turchia, 1650
    (Copyright: Leiden University Library)
  3. Ahmed Mater (n. 1979), Magnetism
    incisione fotografica. 2011
    (Copyright: Ahmed Mater and the Trustees of the British Museum)
  4. David Shrigley, I'm dead, 2010 (foto: © Luigi Conidi 2012)
  5. David Shrigley, Fight the nothingness, 2012 (foto: © Luigi Conidi 2012)

In copertina:
Corridoio d'ingresso per Hajj: Journey to the heart of Islam (foto: © Luigi Conidi 2012)

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DETTAGLI SECONDA MOSTRA

Titolo: David Shrigley: Brain activity

Data inizio: 1/2/2012

Data fine: 13/5/2012

Sito

Mappa

Dove e quando

Hajj: Journey to the heart of Islam

  • Date : 26 Gennaio, 2012 - 15 Aprile, 2012
  • Sito web

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