Saburo Teshigawara e Shen Wei: ‘scoprire’ nuove prospettive

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 05 Novembre, 2011

Il mese di ottobre ha visto il passaggio di due artisti provenienti dall’Oriente, molto apprezzati nel panorama internazionale, sulle scene di due città dell’Emilia Romagna. I creatori in questione sono il giapponese Saburo Teshigawara (1953) e il cinese residente a New York Shen Wei (1968), presentati rispettivamente al Teatro Comunale di Ferrara e al Festival Aperto promosso dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

Di ritorno sul palcoscenico estense, Sabuto Teshigawara ha inaugurato la stagione di danza con il suo nuovo lavoro Eclipse - creato appositamente e in esclusiva nazionale per l’istituzione ferrarese - a cui a fatto pendant la proiezione del suo visionario film, girato tra Marche e Giappone, A boy inside the boy.
L’eclisse richiama la privazione della luce, elemento questo basilare nell’estetica di Teshigawara, il quale crea nel duetto con Rihoko Sato differenti ‘atmosfere’, presentando e eclissando il corpo colto in movimento grazie all’interazione con varie fonti luminose. Coni di luce, ‘tagli’ laterali e disegni creati dai riflettori sulle tavole del palcoscenico s’inanellano ad una danza debitrice al balletto -tecnica studiata da Teshigawara, assieme al mimo - e all’estetica orientale per la pulizia e il rigore con i quali conduce il gesto.
Bastano pochi movimenti, eseguiti anche sul posto, per creare grazie alle alterazioni tra velocità e lentezza un universo poetico del quale possiamo cogliere solo le tracce, in quanto ogni gesto sfuma e si trasforma nel successivo.

L’occhio – posto anche al centro del film A boy inside the boy - è di sicuro lo strumento privilegiato con cui poter cogliere in Eclipse, oltre alle ‘sculture di luce’, tensioni e fluidità nascenti dall’interazione tra Rihoko Sato e Sabuto Teshigawara.
L’orecchio, invece, è intento a intercettare nelle musiche - selezionate dallo stesso Teshigawara - un susseguirsi di suoni, tra cui note al clavicembalo, bruitages naturali, richiamanti lo scorrere delle acque o le foglie mosse dal vento, ma anche le corde dello Shamisen giapponese, stridori di ogni tipo e il picchiettare di oggetti metallici.
Il duo appare ‘famelico di luce’, seguendola in ogni sua variazione e cercando sempre di ‘bagnarsi’ in essa. Le stesse tensioni enfatizzate o stemperate durante tutto lo spettacolo si assopiscono poi nell’abbraccio dei due interpreti, mentre la scena si eclissa definitivamente e il buio domina la sala.

La serata dedicata a Shen Wei al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia ha proposto in un trittico le molteplici poetiche di questo artista a tutto tondo che, come Teshigawara, non si accontenta della sola arte della danza.
Nato a Xian Ying nell’Hunan e cresciuto all’interno della Hunan State Xian Opera, dove lavorano i genitori come artisti e produttori, Shen Wei si forma dapprima nella tradizione dell’Opera di Pechino per poi diventare cofondatore e membro della Guandong Modern Dance Company, ensemble tra i più significativi nel panorama della danza moderna in Cina.
Sperimentate già sia la rieducazione imposta agli intellettuali, con il confino dei propri genitori in provincia durante la sua infanzia, sia i pressanti controlli del regime, Shen Wei, grazie ad una borsa di studio ottenuta per il Nikolais/Louis Dance Lab, nel 1995 si trasferisce a New York, facendo della Big Apple il proprio ‘asilo di libertà artistica e morale’. Negli USA danza per Martha Clarke e stringe legami con l’ADF, fondando nel 2001 la sua compagnia, Shen Wei Dance Arts.

Near the terrace (2000), presentato in apertura della serata reggiana, rappresenta una tappa significativa nel percorso del coreografo, poiché proprio con questo spettacolo debutta come autore all’ADF e avendone riscosso esito positivo decide di avviare il proprio ensemble.
Ispirato alle suggestioni della pittura surrealista del belga Paul Delvaux (1897-1994), Near the terrace induce il polivalente Shen Wei a creare un mondo rarefatto e dominato da sfumature cerulee e argentee. Strane figure, a metà tra rettili a sangue freddo baciati dal sole e meditative statue asiatiche, a petto nudo e dai lunghi strascichi, costruiscono i loro movimenti in rapporto ad una scalinata che, accennando alla presenza di un terrazzo, divide il fondale seguendo la linea d’orizzonte.
Sulle musiche di Arvo Pärt, Für Alina e Spiegel Im Spiegel, si scorgono camminate desunte dalla tradizione dell’Opera di Pechino, schiene fortemente arcuate che disegnano rami d’iperbole, mentre una luce rosa riscalda il fondale.
Disseminato di piccole piante che ricordano l’agave mediterranea o minuscole palme tropicali dal colore argenteo, il palcoscenico accoglie mistiche processioni e gesti curatissimi che nella lentezza dell’esecuzione dilatato la percezione dello scorrere del tempo. In questa ‘coreografia surrealista’, dove si coniuga l’oggetto di ispirazione occidentale attraverso una sensibilità che svela senza dubbio la provenienza dell’autore, la semplice salita e discesa degli interpreti per la scalinata, accompagna anche solo dal semplice rumore prodotto dal corpo, suscita momenti di alto lirismo difficili da decifrare.

Creato per celebrare gli undici anni di attività artistica della danzatrice Sara Procopio - membro fondatore della compagnia, interprete dei lavori di Shen Wei sin dal debutto di Near the terrace – e da lei interpretato 0-11 è un solo dove body-painting e allusioni al periodo degli events vengono assorbiti dall’amore per il corpo in movimento e dall’emozione suscitata da un’ampia scelta cromatica.
Luci di ribalta ben posizionate, un tappeto-tela ai bordi del quale sono posizionati vari pigmenti e la danzatrice vestita solo di slip color carne, sono questi gli strumenti adoperati da Shen Wei nella creazione del solo.  I ‘rumori’ di Crossing Now Bridge Intact firmato da Daniel Burke e le videoproiezione create dallo stesso Shen Wei accompagnano i movimenti fluidi dell’interprete, la quale ogni volta che si impegna in groundworks tinge differenti parti del proprio corpo con diversi colori, terminando il solo rivestite di un nuovo ‘costume’ non presente al momento dell’attacco.

A conclusione della serata reggiana è stato presentato Re- (Part III), terza parte di un ‘percorso di ri-scoperta’ dell’Asia che ha coinvolto Shen Wei, a partire da commissioni.
Dopo il Mandala creato e distrutto in scena a simboleggiare il Tibet in Re- (Part I) nel 2006 per ADF e l’anno dopo i bassorilievi mobili richiamanti le sculture di Angkor Wat in Cambogia di Re- (Part II) per Les Grands Ballets Canadiens de Montréal, Shen Wei nel 2009 nuovamente per ADF con Re- (Part III) ‘ri-scopre’ la Cina. Ad ispirate il lavoro è stato il viaggio compiuto dal coreografo sulle tappe cinesi della Via della Seta che ha preceduto di poco il suo impegno artistico per la Cerimonia di apertura della XXIX Olimpiade a Pechino.
I rimandi ai contrasti tra campagna e grande città in Re- (Part III) appaiono evidenti. Continue variazioni ritmiche si susseguono accompagnate dal violino di Todd Reynolds e dalle musiche di David Lang, mentre proiezioni da stampe acquerellate lasciano il posto a landscapes pullulanti di grattacieli.
I danzatori oscillano come dei pendoli, si sorreggono l’uno con l’altro, i movimenti da fluidi disegni di cerchi e spirali si fanno spezzati. Uno o più di un interpreti in diversi momenti si staccano dall’ensemble per poi essere nuovamente assorbiti, metafora, forse, questa del conflitto tra individualismo occidentale e collettivismo asiatico. Nell’equilibrio si trova risposta, così come i danzatori si reggono in equilibrio a gruppi di tre, mentre si odono gli stantuffi del treno attraversare lo spazio scenico.

Ed è così che nuove ‘visioni’ di artisti non occidentali, come Teshigawara e Wei, ci fanno cogliere aspetti della nostra cultura ai quali non abbiamo mai fatto caso.
 

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Near the terrace
coreografie S.Wei
(© A. Anceschi)

In foto:

Eclipse (cor. S. Teshigawara)
© Bengt Wanselius

Eclipse (cor. S. Teshigawara)
© Bengt Wanselius

Near the terrace (cor. S. Wei)
© A. Anceschi

Sara Procopio in 0-11 (cor. S. Wei)
© A. Anceschi

Re – (Part III) (cor. S. Wei)
© A. Anceschi
 

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