Ryder cup

di Jacopo Mamberti // pubblicato il 23 Settembre, 2012

Esiste una competizione nella quale ogni due anni gli Stati Uniti d'America accettano di mettere in gioco la loro supremazia.
Accade dal 1927. Fino ai primi Anni Settanta riconoscevano la ripudiata Madre Patria britannica quale unica avversaria, mentre dal 1971 in avanti è l'intero Vecchio Continente a tentare di arrivare prima delle Stelle e Strisce dal tee al green.

Questa disfida, quasi medievale per il rispetto dei partecipanti, degli appassionati e degli spettatori occasionali, è la Ryder Cup, prestigiosa competizione di golf che oppone le due rive dell'Atlantico in una tre giorni di putt, che si svolge, con cadenza esattamente alternata, una volta nel Nuovo Mondo ed una volta in Europa.

In previsione negli “anni pari” dopo l’attentato alle Torri Gemelle, quest’anno, dal 28 al 30 Settembre, toccherà al Medinah Country Club in Illinois ospitare la prestigiosa concione dei Due Mondi.
Una gara nella quale sono gli sportivi gli arbitri di se stessi: nel golf non esiste occhio di falco, non è previsto l’instant replay, non ci sono le polemiche sulla moviola in campo e mai nessuno oserebbe anche solo pensare che la pallina non venga rigiocata “là dove è caduta”. Ogni giocatore conosce alla perfezione il regolamento, anche perché deve sostenere un esame ad hoc per potersi iscrivere alla propria federazione.
Sono regole ferree e soprattutto di carattere procedurale. Non si stabilisce il buon comportamento, il rispetto dell’altro, la correttezza e l’onestà nei confronti dell’avversario con il quale si sta battagliando: questi sono sentimenti che, per definizione, sono insisti nelle mura di ogni club di golf e nei pub che ne fanno da contorno; sono compagni dei giocatori dal momento in cui entrano nello spogliatoio fino all’ultimo colpo giocato.
Le regole riguardano principalmente le procedure da seguire ogni qualvolta la pallina finisca in uno dei magnifici laghetti che ornano il percorso o sia stata giocata oltre i limiti del campo.

E queste regole sono ben note al più famoso golfista azzurro di tutti i tempi, quel Costantino Rocca che nel 1995 a Oak Hill contribuì all’affermazione dell’Europa realizzando una hole in one, una buca con un solo colpo. Quest’anno il tricolore azzurro sarà protagonista con Francesco Molinari, già vincitore di quattro tornei in carriera tra i quali il WGC-HSBC Champions, ed il veronese Matteo Manassero, il più giovane di sempre a passare il taglio al Master di Augusta. Una coppia, che insieme ad Edoardo Molinaro, reduce da un grave infortunio, ed a Lorenzo Gagli sta contribuendo a rendere il golf uno sport non solo di nicchia anche nel Belpaese.

 

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In copertina:
Ryder cup,
particolare del coperchio

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