Romeo et Juliette: la tragedia sfila per il Gran Galà

di Amici in Visita // pubblicato il 26 Novembre, 2011

- di Davide Villani -

Manichini neutri sparsi nella scena, una gigantografia della figlia del grande stilista Capulet prima omaggiata e poi imbrattata vandalicamente, mazze da golf sguainate come spade, fotografi invadenti, un prete in blue jeans che prepara pozioni come fossero drink.
La trasposizione in chiave moderna di un eterno classico come Roméo et Juliette di Gounod, opera in cinque atti del 1865 sul libretto di Jules Barbier e Michel Carrè, prende vita al Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” di Modena, all’interno di una stagione operistica ben avviata dopo il precedente successo del verdiano Un ballo in maschera.
Prodotto da Fondazione Teatri di Piacenza e frutto di un accurato studio critico da parte del regista Manfred Schweigkofler, l’allestimento prende spunto dal tema fondante dell’odio cruento tra le due famiglie protagoniste per la creazione di uno scenario originale in cui la cifra stilistica si mantiene costante e coerente con il senso generale dell’interpretazione per tutta la durata dello spettacolo.

In una Verona occasionalmente capitale dell’alta moda, il prestigio riconosciuto della famiglia Capulet (Capuleti) si scontra con la compagine dei Montaigu (Montecchi), un gruppo di parenti ed amici appartenenti ad un ceto sociale decisamente inferiore: per le strade della città lo scontro assume le forme di una vera e propria guerriglia in cui persino i cartelli stradali dei lavori in corso diventano armi di difesa necessarie per la sopravvivenza. E in mezzo alla guerra loro, Roméo e Juliette, amanti maltrattati da un odio che non gli appartiene e che vivono la loro storia d’amore destinata ad un tragico e fin troppo noto epilogo.
La pluralità delle ambientazioni dell’opera e la necessità, sempre più opprimente nel mondo lirico, di un’agevolazione sulle tempistiche dei cambi scena, vengono risolte da Schweigkofler con l’ideazione di un grande praticabile semicircolare, composto da una scalinata e un balcone sulla sommità, in grado di creare di volta in volta la scenografia richiesta: l’efficacia dell’oggetto si materializza così nelle scene che esso stesso costruisce, dalla scalinata di Villa Capulet su cui sfilano le modelle del padrone di casa alle mura della città dove il poster di Juliette capeggia e diventa oggetto di imbrattamenti ad opera dei Montaigu, dalla chiesa di Frère Laurent in cui i gradini si trasformano in altare per gli sposi alla cripta in cui il corpo della giovane protagonista riposa prima del dramma finale.

L’interpretazione dei solisti, sia canora che attoriale, convince senza eccedere la misura: Ivan Morimov (Roméo) propone una vocalità ben strutturata ed una presenza scenica energica ma allo stesso tempo calibrata, specie nella famosa scena del balcone in cui tutti i turbamenti e la passione del giovane Montecchi assumono carattere e forma concreta grazie anche al supporto di una scenografia ben in sintonia con l’atmosfera del momento. Maria Rosaria Lopalco (Juliette), giovane soprano già vincitrice di numerosi premi internazionali, appare perfettamente a suo agio nel delicato ruolo di rampolla di famiglia che le permette inizialmente di giocare in scena con gli altri personaggi prima che la sfera sentimentale prenda il sopravvento e condizioni l’andamento drammaturgico della storia, nonché la sua stessa vita. Dopo la celebre aria Je veux vivre, cavallo di battaglia storico per molte cantanti liriche, la Lopalco instaura un affiatato e clandestino rapporto con il Roméo di Morimov, reso ancora più credibile dalla riconoscibile intesa tra i due artisti, mantenendo una buona sicurezza vocale specie nelle scene dei duetti.
Di particolare rilevanza anche le interpretazioni di Andrea Concetti (Frère Laurent) e di Gianluca Bocchino (Tybalt): Concetti, nel ruolo designato di unico aiutante insieme a Gertrude della coppia, rappresenta il prototipo di un prete fin troppo moderno, in grado di servire apparenti veleni come fossero cocktail serali in camicia nera e blue jeans; Bocchino, interprete di Tybalt, primo nemico giurato di Roméo, si presenta sul palcoscenico con tutta la grinta e la cattiveria necessaria per affrontare l’azione e conseguire la buona riuscita del personaggio.
L’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna si comporta ottimamente nella produzione delle differenti atmosfere richieste dalla partitura di Gounod, dai momenti intimi dei giovani amanti alle scene cruente e dinamiche degli scontri cittadini, grazie alla sapiente guida di Yves Abel, considerato oggigiorno tra i migliori direttori d’orchestra del mondo. La musica e la scena, componenti essenziali, attivano così un dialogo avvincente e perfettamente armonioso tra suono e vista, permettendo così un’organicità compatta della messa in scena senza la rischiosa dispersione dei suoi elementi costituivi.

Di notevole interesse, infine, la prova del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, considerato scenicamente come una parte attiva dedita all’azione: sotto la direzione del Maestro Corrado Casati, il coro esordisce nel prologo tra macchine da cucire indossando camici da lavoro (i sarti di Capulet che tutto vedono e commentano) per poi dividersi nei due gruppi fondamentali, i rappresentanti in giacca e cravatta del mondo del gran galà e gli alleati dei Montaigu capitanati da Massimiliano Gagliardi (Mercutio).
Applausi finali, doverosi e sinceri, per una produzione coraggiosa ed avvincente, capace di riprodurre tutta la tensione della tragedia senza farle mancare la giusta eleganza che le si addice.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Enrico Turco (Comte Capulet) con le sue modelle,
particolare
(foto Rolando Paolo Guerzoni)

Didascalie:
1) Gran Galà a Villa Capulet, ph Rolando Paolo Guerzoni
2) Enrico Turco (Comte Capulet) con le sue modelle, ph Rolando Paolo Guerzoni
3) Il coro durante il prologo, ph Rolando Paolo Guerzoni  

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” Modena