Roma sparita
di // pubblicato il 10 Agosto, 2010
Alla fine dell’Ottocento Roma ha vissuto una stagione di intensa attività urbanistica: ovunque si allestiscono cantieri per la costruzione nuove strade, nuovi edifici o addirittura interi quartieri. Parallelamente, per lasciare spazio al nuovo, vecchi quartieri, vecchi edifici e vecchie strade vengono demoliti o profondamente modificati: l’aspetto della città è quindi del tutto mutato in pochi decenni, e lo si può conoscere soltanto attraverso descrizioni o immagini dell’epoca. In questo senso risulta importantissima l’opera di Ettore Roesler Franz, artista romano ma di origine boema, che in più di mille acquerelli ritrae scorci e paesaggi di Roma e del Lazio spesso scomparsi. A lui il Museo di Roma in Trastevere, che conserva gran parte della sua produzione, dedica una mostra, visitabile fino al 15 settembre.

Nato nel 1845, Franz sembra sin da giovane avviato ad una tranquilla carriera in banca, assieme ai suoi fratelli; tuttavia l’interesse per la pittura lo porta ad abbandonare tutto per dedicarsi completamente allo studio della pittura. Viaggerà quindi molto, sia in Italia che in Europa, conoscendo tra l’altro l’opera di paesaggisti come Constable e Corot, che hanno sicuramente influenzato la sua produzione, quasi del tutto composta da acquerelli (più di mille) oltre che da qualche dipinto ad olio e da numerose fotografie. Roesler Franz è infatti uno dei primi a rendersi conto delle potenzialità della riproduzione fotografica, che intende non come opera a sé stante ma come punto di partenza per la costruzione dell’acquerello.

La Roma papalina è, come detto, la modella ideale delle opere del pittore, con le strade che brulicano di gente, il ghetto ebraico (i cui confini saranno distrutti da lì a poco), il fiume ancora non arginato dai muraglioni, e che per questo spesso invade le strade più vicine al suo letto, i venditori di pesce che utilizzano come banco le lastre di marmo del Teatro Marcello.