Roma Sessanta
di // pubblicato il 07 Marzo, 2010
Dire "Anni '60" è come come dire "rivoluzione".

In tutti i sensi, questa epoca ha rappresentato una svolta nel secondo dopoguerra, manifestandosi con tutte e sue contraddizioni e tutti i suoi "effetti speciali".
Il conflitto tra Stati Uniti e Unione sovietica si acuisce sempre più culminando nella costruzione del Muro di Berlino; in America, eleggendo come presidente JFK nel 1961 si da il via alla spettacolarizzazione della politica e a fenomeni sociali presenti ancora oggi.
In molte nazioni si assiste ad una prorompente ondata di positività che cozza, molte volte, con il disagio di realtà decisamente meno fiorenti.
L'uomo conquista la Luna ma paradossalmente non è in grado di vivere in pace sul proprio pianeta e da qui i numerosi conflitti, guerre civili e intolleranze tra popoli e culture.
Mentre succedeva tutto questo, anche in Italia, tra la nascita di organizzazioni politiche e le contestazioni del sessantotto, prende piede una cultura di massa; una cultura tuttavia diversa da quella attuale, molto più colta e radicata; molto più interdisciplinare e articolata.
Roma, fa da sfondo, in questo periodo, all'avvicendarsi di personalità appartenenti al mondo dell'arte, della letteratura, del cinema e della musica ed è proprio qui che si inserisce il percorso espositivo curato da Luca Beatrice dal nome fortemente eloquente, ROMA SESSANTA, una mostra dislocata nella città di Alessandria e nella provincia ad essa circostante, dal 20 marzo al 4 luglio 2010.
Sette tappe, sette variegati progetti espositivi per ripercorrere gli episodi salienti degli anni '60 nella Città Eterna in una retrospettiva che attraversa un terreno ricco e multidisciplinare.
Punto di partenza, Alessandria , Palazzo del Monferrato, che accoglie la mostra "Maledetti. Angeli, Festa e Schifano" e un focus su quella scuola di Piazza del Popolo che ha saputo raccogliere molti elementi della Beat Generation americana di Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti e Jack Kerouac, tra gli altri per ricondurre la loro poetica/ estetica ad un contesto locale.
Prende vita quindi un nucleo di artisti composto da Elisabetta Catalano, Mario Ceroli, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Titina Maselli, Pino Pascali, Luca Patella, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Giuseppe destinati a testimoniare un'epoca e a rappresentarla attraverso le loro opere.
Nella stessa città, Palazzo Cuttica ospita "La resistenza del classico: da De Chirico a Guttuso" che accoglie le maggiori opere degli artisti.

Seconda tappa, Palazzo Sannazzaro, Casale Monferrato in cui è allestita una mostra monografica in omaggio a Mimmo Rotella e al suo décollage e alla connessione creativa quindi, tra arte e cinema.
A Novi Ligure nel Museo dei Campionissimi è protagonista la musica, il cui fulcro romano è stato il Piper, storico club di via Tagliamento che ha ospitato Patty Pravo, Loredana Bertè, Caterina Caselli e tutte quelle icone anni' 60 che possiamo quasi considerare "patrimonio nazionale". In questo ambito Luca Beatrice conferma il suo interesse per la compenetrazione tra le arti, che si manifesta ulteriormente a Tortona, a Palazzo Guidobono, con "La Dolce Vita", un focus sull'omonimo film felliniano, anche per festeggiarne il cinquantesimo anniversario, con documenti d'epoca, tra cui i disegni originali del regista, e delle foto del reporter Tazio Secchiaroli, "padre dei paparazzi".
Nella quinta tappa del percorso, a Valenza, presso l'Oratorio di San Bartolomeo, è invece protagonista il Carosello; perchè gli anni sessanta non sono stati soltanto un susseguirsi di volti e voci, ma anche e soprattutto un contenitore di simboli che hanno contagiato l'immaginario sociale e di cui la memoria collettiva è tuttora intrisa. Anche qui vige la regola del dialogo tra le forme espressive, in mostra quindi ben 131 disegni di Pino Pascali a rievocare l'indimenticabile trasmissione televisiva e un documentario sull'artista.
Tappa ad Ovada nell'Oratorio di San Bartolomeo per celebrare invece uno dei geni degli anni 60, ovvero Pier Paolo Pasolini nella progetto espositivo "La terra vista dalla Luna. Omaggio a Pier Paolo Pasolini" una serie di scatti originali del film "L'Accattone" arricchita da una serie di interviste inedite a quello che più che un semplice uomo di arte è stato un attento e discreto osservatore della propria epoca e della propria società; dimostrando, dimostrando, per tornare a ciò che è stato detto, che in questo decennio l'uomo, il personaggio stesso è simbolo: di una ideologia, di un modo di vivere e di porsi nei confronti del mondo.
Il percorso si conclude alla Villa Ottolenghi di Acqui Terme con "Cinque Scultori", una mostra collettiva che raccoglie le opere di Nicola Carrino, Mario Ceroli, Eliseo Mattiacci, Gino Marotta, Giuseppe Uncini come a riprendere il viaggio partendo dalle arti visive di derivazione più ancestrale.
A completare il viaggio, una serie di incontri e proiezioni cinematografiche, un ulteriore passo nel passato per addentrarsi ancora più in profondità in questi anni così fecondi di creatività e arte.
