Roma de noantri

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 30 Aprile, 2012

A prima vista potrebbe sembrare una questione di poco conto, ma è invece fondamentale decidere il giorno in cui passeggiare per Trastevere. La mattina del mercoledì potrebbe essere il momento migliore: il fine settimana, e con lui l'orda di persone che si riversano nel quartiere per mangiare, bere, incontrarsi, chiacchierare (e sporcare) è abbastanza lontano, e per questo le strade sono pulite in maniera accettabile, silenziose a volte e quasi sempre tranquille. L'ideale insomma per godersi un luogo che è quello a cui spesso si pensa quando si pensa alla Roma più verace, alla Roma "de noantri", di noialtri insomma, dei trasteverini doc.
1via-in-piscinula
L'area di Trastevere è in effetti stata per molto tempo considerata come "altro" rispetto alla città antica, divisa da questa dal limite, un tempo quasi invalicabile, del fiume Tevere (il termine stesso Trastevere deriva da trans Tiberim, oltre il Tevere) e quasi completamente spopolata, almeno fino alla conquista, da parte di Roma, di Veio. Sistemati così gli etruschi, e assicurata in questo modo la difesa e la sicurezza della sponda destra del fiume e di tutta la zona a nord di Roma, la città comincia ad espandersi e, a partire dall'età augustea, l'area di Trastevere sarà considerata a pieno titolo come parte integrante dell'Urbe pur avendo tuttavia caratteristiche diverse dalla città monumentale. Niente grandi templi, prima di tutto, e nessuna elegante residenza (che saranno invece costruite nella zona di via della Lungara, verso il Vaticano), ma piccoli e piccolissimi luoghi di culto, costruiti da una popolazione fatta soprattutto di stranieri e d'immigrati, impiegati nel vicino porto, che da allora hanno caratterizzato tutta l'area di Trastevere come popolare, aggettivo ancora oggi utilizzato per indicare il quartiere. L'atmosfera popolare in realtà Trastevere sembra averla smarrita da tempo, persa com'è tra locali chic, ristoranti con finti Rugantini impegnati ai tavoli e case che, un tempo modeste abitazioni destinate ad un ceto medio-basso, sono oggi diventate loft e open-space dai prezzi improponibili. Tuttavia, muniti di buona dose di pazienza, si scorgono angoli pittoreschi davvero (e non solo a uso e consumo del turista, che rassicurato ritrova quello che ha visto nei film anni '50) e si incontrano persone genuinamente genuine.
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Un buon punto di partenza per visitare Trastevere può essere il viale omonimo, non tanto per sue peculiari caratteristiche estetiche (che in effetti mancano del tutto), quanto per il fatto che viene percorso da automobili, autobus e tram che rendono facile l'arrivo in questa parte della città. Viale Trastevere rappresenta in effetti una vera e propria frattura nel quartiere, ed ha curiosamente determinato una profonda differenza tra le due metà del rione: più tranquilla una, più rumorosa e festante l'altra. Cominciamo dalla prima, che ha come punto di riferimento la basilica di santa Cecilia: si tratta di un luogo di culto, sorto su quella che veniva ritenuta la casa della santa, già noto nel V secolo ma riedificato in forme basilicari da papa Pasquale I nel IX secolo. L'aspetto odierno della basilica ha in realtà oggi poco di medievale, eccezion fatta per il bellissimo mosaico absidale, il campanile e qualche altra piccola decorazione musiva. Se però si visita la chiesa di mattina c'è la possibilità di scoprire un autentico tesoro nascosto: a sinistra dell'ingresso c'è infatti un'anonima porticina che conduce, complici le suorine dell'annesso convento (e un biglietto d'ingresso di 2,50 euro) ai meravigliosi affreschi di Pietro Cavallini. Il povero Pietro fu, tra la fine del '200 e l'inizio del '300, uno degli artisti più noti ed apprezzati dell'Italia centrale, attivo contemporaneamente e spesso accanto a Giotto, tanto che qualche studioso gli attribuisce buona parte degli affreschi della basilica di San Francesco ad Assisi; sfortuna volle che nei secoli le sue opere siano andate quasi tutte perdute, danneggiate o alterate da chi vedeva nell'arte medievale come un sottoprodotto di una cultura già in sè non troppo interessante: trovarsi faccia a faccia con questi straordinari volti, con questo giudizio universale che un tempo copriva l'intera controfacciata della basilica farebbe ricredere anche il più convinto anti-medievalista. Se poi si rimane comunque con l'amaro in bocca, si può sempre rimediare con le marmellate preparate dalle suddette suorine.
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Rimanendo nell'area attorno alla basilica, senza lasciarsi fuorviare dal profumo dei forni che preparano ogni genere di prelibatezza, si arriva in piazza in Piscinula: qui, facendo ben attenzione a non essere investiti dagli automobilisti che si ostinano a percorrere in SUV spazi troppo piccoli, si può ammirare l'antico palazzo Mattei, appartenuto a una delle famiglie più ricche e potenti della città medievale e moderna. Il palazzo, così come lo vediamo oggi, è il risultato dell'aggregazione di diversi corpi di fabbrica databili dal XIV al XV secolo, un tempo degradati e finalmente ristrutturati. Curioso è l'alternarsi delle finestre, che testimoniano le diverse epoche costruttive: si va dalle bifore medievali, alle finestre crociate quattrocentesche, passando per il delizioso porticato con archi a tutto sesto.
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Di fronte al palazzo Mattei s'incontra la piccola chiesa di san Benedetto in Piscinula, costruita anch'essa su quello che era ritenuta l'abitazione della famiglia del santo. La facciata ottocentesca non deve trarre in inganno, visto che l'interno conserva una struttura ben più antica, con colonne di spoglio provenienti da chissà dove, un bellissimo pavimento cosmatesco e tracce di affreschi di fine XIII secolo.
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A questo punto si può attraversare viale Trastevere, all'altezza del monumento dedicato a Giuseppe Gioacchino Belli, tra i poeti più amati della città (l'altro grande, Trilussa, ha la sua piazza ed il suo monumento poco distante) per dirigersi verso il cuore del rione, la chiesa di santa Maria, la cui origine sarebbe legata, secondo la leggenda, ad un evento miracoloso: nel 38 a.C. infatti un'improvvisa fuoriuscita d'olio (forse petrolio?) dal terreno, nell'area occupata da una taverna, venne a posteriori letta come segno dell'imminente nascita del Messia.
Tra le più antiche della città, la basilica venne costruita al tempo di papa Giuio I (337-352), modificata qualche secolo dopo e totalmente ricostruita nel XII secolo, con Innocenzo II, riutilizzando materiale proveniente con tutta probabilità dalle terme di Caracalla; in effetti guardando alcuni capitelli della navata centrale si riconosce il volto di un uomo barbuto, forse Serapide, in altri casi scalpellato per evitare imbarazzanti convivenze tra la cultura pagana e quella cristiana.
Impossibile descrivere tutte le opere d'arte presenti all'interno della basilica, ma basti citare, come invito a trascorrerci un bel po' di tempo, i mosaici dell'abside, la cappella Avila, piccolo gioiello barocco di Antonio Gherardi, e la Madonna della Clemenza, una tavola datata al VI-VII secolo, poco visibile nella sua interezza ma di grande fascino.
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Uscendo dalla basilica si può continuare ad andare a zonzo per Trastevere senza una meta ben precisa, lasciandosi tentare dagli altri forni del quartiere, dove la pizza bianca è una garanzia, o dalle altre numerosissime chiese.
Porta Settimiana segna l'inizio di via della Lungara, l'antica via sancta, che portava i pellegrini verso san Pietro, e che rappresenta oggi il confine del quartiere. Percorrerla, sbirciando le pendici del Giancolo visibili dai vicoletti che danno sulla strada, è il modo migliore di lasciare Trastevere pensando già a quando tornare. 

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Uno scorcio di via in Piscinula (Foto © Sara Pietrantoni, 2012)
  2. La basilica di santa Cecilia (Foto © Sara Pietrantoni, 2012)
  3. Palazzo Mattei (Foto © Sara Pietrantoni, 2012)
  4. Particolare del pavimento di san Benedetto in Piscinula (Foto © Sara Pietrantoni, 2012)
  5. La basilica di santa Maria in Trastevere (Foto © Sara Pietrantoni, 2012)
  6. Porta Settimiana (Foto © Sara Pietrantoni, 2012)

In copertina:
Il monumento di Giuseppe Gioacchino Belli, all'inizio di viale Trastevere (Foto © Sara Pietrantoni, 2012)

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