Roma al tempo di Caravaggio

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 25 Novembre, 2011

Nelle sue Considerazioni sulla pittura Giulio Mancini, medico personale di Urbano VIII e grande appassionato e conoscitore d'arte, scrive: "Deve molto questa nostra età a Michelangelo da Caravaggio, per il colorir che ha introdotto, seguito adesso assai comunemente". Il Seicento è in effetti, per molti versi, il momento di massima fortuna della pittura caravaggesca anche se , tuttavia, bisogna distinguere diverse correnti pittoriche che hanno convissuto o si sono alternate, contendendosi il favore di mecenati e committenti per tutto il corso del XVII secolo.
Michelangelo Merisi arriva a Roma sul finire del Cinquecento, inserendosi nella florida bottega del Cavalier d'Arpino che è, fino a quel momento, punto di riferimento sulla scena artistica romana del tempo, tanto da meritarsi alcune delle commissioni più importanti dell'epoca. Com'è noto, dopo le prime prove pittoriche Caravaggio riesce, grazie anche all'appoggio di figure fondamentali della vita culturale romana, come il cardinal del Monte ed il marchese Giustiniani, a vedersi affidare la prima importante commissione pubblica, le tele della chiamata e del martirio di san Matteo per la chiesa di San Luigi dei Francesi, collocate nella cappella Contarelli all'inizio del 1600.
Carlo Saraceni Santa Cecilia e l’angelo
L'impatto di queste due opere è dirompente, tanto che già nei primissimi anni del nuovo secolo sono rintracciabili diversi artisti che si rifanno alll'opera caravaggesca: tra questi occorre citare Orazio Gentileschi, Carlo Saraceni e Orazio Borgianni, che conobbero personalmente il Merisi e adottarono soluzioni vicine al suo stile in alcune opere, senza tuttavia mai dimenticare la loro personale formazione artistica, tardomanierista nel caso di Gentileschi, o veneta per quanto riguarda invece Carlo Saraceni.
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Proprio grazie a questi artisti e ai loro dipinti, altri si accostano a Caravaggio, limitandosi tuttavia nella maggior parte dei casi ad una ripresa soltanto estetica della sua pittura, relativa più che altro al contrasto tra ombre e luci e all'attenzione al dato naturale. Si perde invece l'idea di fondo del pittore milanese, quella cioè di mostrare il fatto sacro o mitico senza alcun tipo di idealizzazione: di questo secondo gruppo fanno parte artisti quali il Valentin, Giovanni Serodine e sopratutto Bartolomeo Manfredi, colui che ha forse contribuito in maniera maggiore a far conoscere lo stile caravaggesco. Come detto però Manfredi rimane in superficie, e sfrutta la pittura di Caravaggio come un grande repertorio di figure e situazioni da poter accostare e combinare a piacimento in dipinti di genere.
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C'è infine da considerare un terzo gruppo, formato in prevalenza da artisti del nord Europa, interessati soprattutto all'aspetto luministico delle opere di Caravaggio e dei suoi seguaci (Manfredi su tutti); da queste premesse svilupperanno uno stile più personale e intimo, soprattutto per la scelta di inserire la fonte luminosa del quadro, che è spesso limitata alla flebile luce di una candela, direttamente all'interno della scena. Il maggior esponente di questo tipo di pittura è senza dubbio Gerrit van Honthorst (Gherardo delle notti, proprio per la sua caratteristica scelta stilistica) che riesce, come pochi altri, ad intepretare le istanze caravaggesche in maniera del tutto personale.
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Ma la Roma dell'inizio del Seicento non è solo la Roma di Caravaggio: è una città brulicante di vita, piena di gente, di pellegrini (nel 1600 si celebra infatti il Giubileo) e di artisti, visto che gli stati delle anime ne testimoniano circa duemila attivi in città in quegli anni. Sono artisti provenienti da diverse parti d'Italia e d'Europa, consapevoli del fatto che a Roma, per il Giubileo e per gli anni a venire, ci sarà una grande richiesta di opere d'arte e, conseguentemente, buone possibilità di ottenere commissioni. Sono bolognesi, fiorentini, spagnoli, fiamminghi o tedeschi, olandesi e francesi: tutti portano a Roma il loro personale modo di intendere la pittura e lo confrontano con gli altri artisti là presenti, dando vita ad uno scambio continuo tra iconografie, soluzioni tecniche e stilistiche. Tra questi artisti ne emerge uno su tutti: Annibale Carracci, che arriva a Roma quasi negli stessi anni di Caravaggio e come lui contribuirà al rinnovamento della pittura italiana dell'epoca, seguendo però altre strade riseptto alla scelta del crudo naturalismo fatta dal lombardo. Lo conoscenza di Correggio infatti, unita allo studio della statuaria antica, delle opere di Michelangelo e, soprattutto, di quelle di Raffaello, lo porterà a sviluppare uno stile classico, alla costante ricerca dell'armonia e del bello. Non meno feconda sarà la presenza di Carracci a Roma, anzi: il suo esempio condizionerà in maniera forse ancora più caratterizzante la produzione artistica della metà del secolo, coinvolgendo soprattutto quei pittori che, seguendo l'esempio di Annibale, tenteranno la fortuna lasciando Bologna alla volta di Roma.   
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A contribuire alla fortuna della pittura emiliana sarà soprattutto il pontificato di Gregorio XV Ludovisi (1621-23), bolognese anch'egli e decisamente interessato alla pittura dei suoi conterranei, da Guido Reni a Giovanni Lanfranco, dal Guercino a Francesco Albani. Grazie a loro si assiste ad un deciso cambiamento di gusto che porta al progressivo appannarsi della pittura caravaggesca, in favore di una pittura più classica o, nel caso di Guercino e Lanfranco, già anticipatrice della grande stagione barocca degli anni a venire.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Carlo Saraceni (Venezia, 1579 – 1620) Santa Cecilia e l’angelo 1610 ca.
    Olio su tela, cm 172x139 Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini
  2. Orazio Gentileschi (Pisa, 1563 – Londra, 1639) Madonna con Bambino 1603-1605 circa
    Olio su tela, cm 113x91 Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini
  3. Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1653) Susanna e i Vecchioni 1610
    Olio su tela, cm 170x119 Pommersfelden, Collezione Graf von Schönborn, inv. 191
  4. Pieter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640) Adorazione dei pastori 1608
    Olio su tela, cm 302x190 Fermo, Pinacoteca Civica
  5. Domenico Zampieri detto il Domenichino (Bologna, 1581 – Napoli, 1641) Sibilla Cumana 1617
    Olio su tela, cm 123x89 Roma, Galleria Borghese

In copertina:
Simon Vouet (Parigi, 1590 – 1649) La buona ventura 1617
Olio su tela, cm 95x135 Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini

 

Catalogo Skira

Mappa

Dove e quando

Roma al tempo di Caravaggio

  • Date : 15 Novembre, 2011 - 04 Febbraio, 2012
  • Indirizzo: Museo Nazionale del Palazzo di Venezia - via del Plebiscito, 118 Roma

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