Rogier van der Weyden in mostra al M, Museum Leuven

di Mafalda // pubblicato il 23 Novembre, 2009

Una mostra eccezionale in cartellone a Leuven, Belgio fino al 6 Dicembre permette di ammirare le opere di Rogier van der Weyden (1400-1464) uno dei maestri della pittura fiamminga e tra i primi artisti a rappresentare emozioni e passioni sul volto dei propri personaggi. La mostra raccoglie capolavori dell'artista e di alcuni contemporanei, provenienti da 58 collezioni europee e nord-americane.

La mostra è stata allestita per celebrare l'apertura di M, Museum Leuven il nuovissimo museo della città di Leuven alla quale siamo stati invitati a partecipare e che ci ha permesso di scoprire questo stupendo centro dedicato all'arte.

Non a caso quindi la mostra di van der Weyden è stata scelta per l'inaugurazione questi spazi: infatti il capolavoro dell'artista - la Deposizione (1435 circa) oggi conservata al Prado – è stata dipinta proprio a Leuven, e molte opere che fanno parte della collezione di M, Museum Leuven sono direttamente collegate al lavoro di van dell'artista fiammingo. Infatti l'innovativo linguaggio artistico di van der Weyden mette in scena un pathos controllato e una raffinatezza espressiva dei volti fino ad allora sconosciuti nei Paesi Bassi: queste caratteristiche influenzeranno generazioni di pittori fino al XVI secolo. Per questo van der Weyden è considerato a buon diritto uno dei padri dei cosiddetti “Primitivi Fiamminghi” e il più importante pittore fiammingo del XV secolo insieme al contemporaneo Jan van Eyck.

Nato intorno al 1400 a Tournai, Rogier de la Pasture (questo il suo vero nome) fu allievo di Robert Campin. Dopo aver acquisito una certa fama nella sua città natale, nel 1435 si trasferì a Bruxelles, dove col nome di Rogier van der Weyden ebbe notevole fortuna: fu infatti a lungo pittore ufficiale della città e vi trascorse il suo periodo più produttivo.

La sua fama superò presto i confini dei Paesi Bassi: l'intensità e il realismo delle sue figure, non passò infatti inosservata e ricevette commenti lusinghieri dai quattro angoli del continente, dall'Italia alla Spagna, dalla Germania all'Ungheria. Tra i suoi ammiratori vi furono Albrecht Dürer, che lo menziona nei suoi diari, la casata d'Este a Ferrara e il re Filippo II di Spagna – alla cui corte era conosciuto come “il grande e illustre fiammingo” - che farà di tutto per ottenere la Deposizione. La sua maestria viene inoltre ricordata da molti cronisti: viene citato da Filarete nel suo Trattato di architettura (1464) e Bartolomeo Fazio lo inserisce nel suo De viribus illustribus accanto a Pisanello, Jan Van Eick e Gentile da Fabriano.

Una fama così importante acquisita ancora in vita, ha sicuramente permesso a van der Weyden di essere un artista molto prolifico date le molte commissioni sulle quali poteva contare; purtroppo ha anche fatto sì che molte delle sue opere fossero riprodotte: del resto la copia di opere d'arte era un'attività molto diffusa già nell'antichità e nelle botteghe dei pittori era un passo indispensabile per l'istruzione degli allievi. Inoltre molte delle opere eseguite non recavano la sua firma e sono pertanto pochissimi i dipinti ancora in circolazione attribuibili all'artista con assoluta certezza. Infatti in base alla documentazione, solo la Crocifissione di Scheut (Escorial), la Pala Miraflores (Berlin, Staatli- che Museen) e la già mezionanta Deposizione (il Prado) sono da considerarsi dipinti da van der Weyden in persona. Altre opere gli sono state attribuite solo in base allo stile e ad altri elementi pittorici.

Sacro e profano

Van der Weyden è molto noto per alcuni quadri di ispirazione sacra: oltre alla già citata Deposizione sono infatti celebri la Crocefissione di Scheut come pure lo stupefacente Sette Sacramenti. Ad un primo sguardo è immediatamente chiaro il perché di tanto successo: per i contemporanei doveva infatti essere sconvolgente la rappresentazione di persone in carne ed ossa che esprimevano proprie emozioni, in dipinti dal tema sacro. Infatti tutte le figure sono caratterizzate da una marcata espressività, pur mantenendo una certa compostezza sono cariche di pathos.

Nelle scene sacre, l'artista rappresenta una storia o una situazione inscrivendola in composizioni perfettamente equilibrate e assolutamente armoniose, anche se quasi sempre asimmetriche. Spesso però sono presenti delle aberrazioni prospettiche, delle distorsioni di alcuni piani che sembrano a prima vista accettabili alla vista, ma che nell'insieme contribuiscono a comunicare allo spettatore un senso di estraniamento o addirittura di malessere, contribuendo così a coinvolgere lo spettatore nel pathos della scena.

Van der Weyden fu anche un acuto osservatore, dalle sue opere traspare una profonda conoscenza dell'anatomia umana, come pure della luce e dei suoi effetti sui materiali più disparati: corpi, tessuti ed arredi sono rappresentati magistralmente, con una plasticità completamente inedita tra gli artisti coevi. L'artista infuse tale realismo non solo nei quadri di ispirazione sacra, ma anche in numerosi ritratti “profani”: fu infatti un apprezzato ritrattista dell'aristocrazia e della nascente borghesia, dimostrando una rara capacità di riprodurre in modo realistico le fattezze dei soggetti, riuscendo allo stesso tempo a trasmettere perfettamente le caratteristiche morali degli stessi.

La mostra di Leuven, è quindi un'occasione unica per ammirare l'opera di un artista che ha saputo anticipare i tempi, un innovatore che ha assimilato le lezioni del passato e le istanze realiste dei contemporanei, creando uno stile unico destinato a influenzare generazioni di pittori.

Una nota particolare va riservata al catalogo: con l'occasione di questa retrospettiva, veramente importante per il Belgio (alcune di queste opere mancavano dalle Fiandre da 5 secoli!), è stato prodotto un volume che non si limita a passare in rassegna le opere esposte, ma stabilisce di fatto lo "stato dell'arte" sugli studi su van der Weyden. Infatti il catalogo in questione comprende una serie di saggi approfonditi riguardo l'autore, ma anche il contesto storico, artistico, economico e socio-politico del suo tempo, arricchito da una monumentale bibliografia aggiornata.

 

Dettagli

Didascalie

  1. Rogier van der Weyden, Pietà
    Bruxelles, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique
  2. Rogier van der Weyden, Madonna con bambino e quattro santi (Madonna Medici)
    Frakfurt-am-Main, Städel Museum
  3. Rogier van der Weyden, Testa di San Giuseppe
    Lisbona, Fundação Calouste Gulbenkian
  4. Rogier van der Weyden, I sette sacramenti
    Anversa, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten
  5. Rogier van der Weyden (bottega), Ritratto di Carlo il Temerario
    Berlino, Staatliche Museen zu Berlin, Gemäldegalerie

Catalogo

Rogier van der Weyden 1440-1464, Maitre des passions / die Leidenschaft des Meisters / Master of Passions
Davidsfond Uitgeverij, 2009

Mappa

Dove e quando

Rogier van der Weyden 1440-1464, Maitre des passions / die Leidenschaft des Meisters / Master of Passions

  • Fino al: - 06 Dicembre, 2009
  • Indirizzo: M, Museum Leuven, Leopold Vanderkelenstraat 28, 3000, Leuven, Belgique
  • Sito web

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