Robert Alexander Schumann
di // pubblicato il 04 Luglio, 2010
Sono passati duecento anni dalla sua nascita, ma ancora oggi l’ardente passionalità, i sentimenti nascosti e delicati, tradotti in una tecnica musicale maniacale nella sua precisione, di Robert Alexander Schumann toccano l’animo di chi, nell’animo tormentato del compositore sassone, rinviene l’espressione musicale della ricerca dell’amore.
Nella sua fuggevole vita, la musica è stata la via privilegiata, un vero atto di fede verso il bello non fine a se stesso, ma come massima aspirazione dell’uomo, così come i versi poetici lo erano per Schiller e la descrizione minuziosa del paesaggio lo era per Goethe. Del resto, come Schumann medesimo ebbe a dire, “l'esperienza estetica è la stessa in ogni arte, solo i materiali cambiano”.
A causa della perdita dell’anulare destro non potè mai suonare veramente il suo “amato” pianoforte, con il quale ebbe un rapporto “esterno”, da compositore; per lui il pianoforte non era uno strumento per ammaliare e sbalordire gli spettatori, ma il mezzo per raggiungere finalità più intime e riposte, per svelare e descrivere il Dichterliebe, come si intitola uno dei maggiori capolavori della sua produzione liederistica.
Nella musica Schumann trova il senso della vita, dell’amore, l’estasi mistica, con il pianoforte mostra ciò che non è rappresentabile, rende visibile ciò che non sarebbe sensibile, vi trova il desiderio di quell’infinito che ha cercato per tutta la vita in se stesso. È con l’anima che suona, è con l’anima che congiunge musica ed amore, è con il sentimento e l’entusiasmo che crea.
Per amore componeva, grazie all’amore creava, per amore di sua moglie Clara ruppe il rapporto con il suo maestro, a causa dell’amore seguì la moglie in Russia, abbandonando l’insegnamento al Conservatorio di Lipsia.
E' nell’amicizia che trovava la quiete ed il ristoro dai fantasmi della sua mente. La conoscenza con Mendelsshon gli aveva permesso di trovare il lavoro a Lipsia, in Brahms intravide un giovane musicista da formare negli ultimi anni di vita e trovò un amico fedele che lo assistette insieme alla moglie fino alla fine.
Il rapporto di amore e di amicizia con le persone importanti della sua vita avevano come contraltare il rapporto con il mondo esterno, con il maestro Wieck, che mai gli perdonò di aver sposato la figlia, che mai gli diede il proprio consenso alla loro unione e che si rese protagonista di una campagna diffamatoria contro di lui; con i critici, ai quali non rispose mai con lo stesso vigore con cui creava una musica continuamente in divenire così come il suo spirito; forse anche con se stesso: a 19 anni scrisse in un biglietto che aveva sognato di affogare nel Reno, a 44 anni tentò il suicidio gettandosi nel Reno.
Non è quindi un caso, ma quasi una conseguenza logica che Schumann abbia tradotto in note il Faust di Goethe: “Quando in cotesto sentire ti senti veramente felice, chiamalo pure allora come vuoi: chiamalo felicità, cuore, amore, Dio. Per questo io non ho nome alcuno. Sentimento è tutto. La parola è soltanto suono e fumo".