Ritratti. Le tante facce del potere
di // pubblicato il 27 Marzo, 2011
I Musei Capitolini continuano il loro percorso attraverso i giorni di Roma e propongono al pubblico, dopo la mostra del 2010 che ha rappresentato la prima tappa di un viaggio lungo cinque anni, Ritratti. Le tante facce del potere. Curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, la mostra è dedicata ad una delle espressioni più peculiari dell’arte romana, il ritratto appunto che, seppur nato in Grecia, trova nell’Urbe la sua massima realizzazione, non rimanendo confinato al dorato mondo dell’arte, ma diventando parte integrante della cultura e della società romana.

Oltre a presentare una straordinaria collezione di volti e figure provenienti dai maggiori musei europei (ma tra i grandi capolavori c’è senza alcun dubbio una statua che è da sempre nel museo, il cosiddetto Bruto Capitolino), il percorso dell’esposizione, articolato in diverse sezioni, permette di avvicinarsi alla ritrattistica romana da molteplici punti di vista: si comincia quindi dalla nascita di questo genere e dai contatti, ma anche dalle profonde differenze, che dividono il ritratto romano da quello greco ed egiziano, passando per la progressiva assimilazione dell’immagine imperiale a quella delle divinità e per una interessante galleria dei più illustri cittadini romani, da Mario a Silla, da Cesare, i cui primi ritratti sono molto lontani dall’immagine con la quale passerà alla storia, ad Augusto (che da giovane è spesso rappresentato con caratteristiche simili a quelle di Alessandro Magno), da Cicerone ad Adriano.

La ritrattistica imperiale ha ovviamente lasciato un gran numero di esemplari, visto che ogni imperatore ha tentato di imporre il proprio gusto: se, ad esempio, i ritratti della dinastia Flavia risentono ancora molto della tipologia repubblicana, presentando l’imperatore in maniera molto realistica e senza alcuna idealizzazione, quelli di Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio sono invece più vicini a modelli greci ed ellenizzanti, perdendo di conseguenza quella naturalezza che aveva caratterizzato il ritratto dei secoli precedenti. Curioso inoltre rendersi conto di come il gusto imperiale abbia influenzato anche quello dei comuni cittadini, o almeno di coloro che potevano permettersi ritratti come quelli presenti in mostra.

Sempre ovviamente legato all’evoluzione del gusto è il ritratto femminile, che permette anche ai non addetti ai lavori di seguire una cronologia più o meno precisa, grazie soprattutto al cambiamento delle acconciature, da quelle più composte di età giulio-claudia a quelle esagerate e barocche dell’inizio del II secolo d.C.
