Ritorno al barocco a Napoli
di // pubblicato il 13 Dicembre, 2009
In una terra piena di problematiche, durante le feste natalizie si veste con un manto di luci che la rende irriconoscibile, si è aperta ieri una delle più belle mostre sul barocco intitolata “Ritorno la Barocco da Caravaggio a Vanvitelli”.
Troppo spesso il termine “barocco” viene usato in senso dispregiativo come sinonimo di qualcosa di pesante di “pacchiano”... ed invece il visitare questa serie di esposizioni vi farà proprio cambiare idea sul senso del termine.

Ritorno al barocco è una rassegna che intende raccontare il barocco come passione per la vita, il barocco come passione per l'arte a Napoli e il territorio circostante attraverso un ricco programma di mostre e iniziative di arte e architettura, musica e teatro.
Ritorno al barocco è un ampio progetto espositivo, a cura di Nicola Spinosa, che comprende sei esposizioni tematiche in altrettante sedi museali (di cui vi racconterò singolarmente) - Museo di Capodimonte, Castel S.Elmo, Certosa e Museo di San Martino, Museo Duca di Martina, Museo di Villa Pignatelli, Palazzo Reale – e coinvolge l’intera città e il territorio regionale con 51 itinerari nei luoghi barocchi, quali chiese, certose, collegiate, palazzi, musei regionali.

L’evento è posto sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e per parlare del progetto le parole migliori sono quelle del curatore, Nicola Spinosa, che ce lo descrive così: “Ed ecco ora, nelle sale della ‘galleria napoletana’ al secondo piano di Capodimonte, dopo Caravaggio e solo in alcuni casi in successione cronologica e in combinazione con alcune opere della collezione permanente, i dipinti e i disegni da Battistello Caracciolo e Filippo Vitale a Ribera e al Maestro dell’Annuncio ai pastori (forse Juan Do), da Massimo Stanzione ad Andrea Vaccaro e a Pacecco de Rosa, da Bernardo Cavallino ad Antonio De Bellis e a Domenico Gargiulo, da Mattia Preti e Luca Giordano e a Francesco Solimena, da Filippo Falciatore a Francesco De Mura e Giuseppe Bonito.

Alcuni dei quali ritroviamo a San Martino, non solo in quell’incredibile ‘teatro del sacro’ in chiave barocca che è la sua chiesa con gli ambienti adiacenti, ma anche nella Farmacia della Certosa affrescata da Paolo de Matteis, dove sono esposti oggetti e sculture selezionati per l’occasione, e nelle sale che furono destinate, nell’allestimento della indimenticabile Dely Pezzullo, a ospitare le ‘immagini e memorie della città’, dove ora sono presentati, per questa rassegna, anche altri ritratti di artisti e personaggi storici, dipinti da Andrea de Lione, da Cavallino, da Solimena, da De Mura o da Bonito, e altre ‘vedute’ della città, di Didier Barra, di Gaspar van Wittel o di Leonardo Coccorante. Ma che ritroviamo anche a Castel Sant’Elmo, negli spazi sontuosi e monumentali degli ambulacri, dove, con la mostra fotografica di Luciano Pedicini (l’obiettivo della macchina fotografica legge i particolari del barocco a Napoli più e meglio di un occhio attento e avvertito? Sembra proprio di sì), sono esposti tele e oggetti di culto, che, di pertinenza di chiese o musei napoletani e restaurati negli ultimi venti anni dalla Soprintendenza, purtroppo sono da tempo, per motivi diversi, sottratti agli studi e alla conoscenza. Dipinti, mobili, maioliche, argenti, vetri, cere colorate e porcellane di Capodimonte, che, con nuovi allestimenti e con uno spettacolare ‘trionfo’ di oggetti rocailles presentato da Michele Iodice nella grande sala al piano terra, tra divertissements, ‘galanterie’ e ‘pastorellerie’ dipinti da Filippo Falciatore, sono esposti nella deliziosa residenza che fu della duchessa di Floridia che è sede del Museo Nazionale delle Ceramiche ‘Duca di Martina’.

Dalla Floridiana a Villa Pignatelli: qui, come in occasione della mostra dell’84-85, un’ampia selezione di ‘nature in posa’, da Giacomo Recco e Luca Forte a Tommaso Realfonso e Giacomo Nani, completando la limitata esposizione degli stessi pittori a Capodimonte, ci riporta lungo i tortuosi e, per larghi tratti, ancora oscuri percorsi all’interno di quel ‘genere’ pur così fascinoso e apprezzato. Per poi far tappa a Palazzo Reale, dove è presentata, nella Sala Dorica al piano terra, la sezione riservata alla cartografia e all’architettura (con un’appendice nelle sale della Biblioteca Nazionale ai piani superiori), e dove, percorse le sale dell’Appartamento Storico (quelle in particolare decorate in tempi diversi da Belisario Corenzio e Battistello Caracciolo, da Francesco De Mura e da Domenico Antonio Vaccaro; peccato, però, che siano da tempo scomparsi gli affreschi dello stesso De Mura e di Solimena per le stanze del re, anche se per quest’ultimo c’è almeno uno dei ‘modelli’ noti, proveniente dal Museo di Bloomington ed esposto ora a Capodimonte, e quelli di Nicola Maria Rossi), nella Cappella Palatina, accanto al grande presepe del Banco di Napoli, si trovano esposti oggetti liturgici e dipinti dal Sei al Settecento con soggetti variamente legati alla nascita di Cristo, dall’Annuncio a Maria alla Strage degli innocenti.”

Sempre Spinosa ci dice di quanto questo progetto sia una manifestazione concreta della condizione attuale di Napoli una città piena di antico e di nuovo, di passioni e di paure di speranze e di delusioni una città all’apparenza “ricca” con le sue chiese i suoi palazzi ma allo stesso tempo una città piena di ombra e in preda alle cosiddette “nuove miserie”.
