Risorgimento verdiano per Lorenzo Ferrero, accompagnato da Il Prigioniero di Dallapiccola
di // pubblicato il 30 Aprile, 2011
Una coproduzione di due Teatri Comunali emiliani, quello di Modena e quello di Bologna, ha salutato il compleanno dell’Italia Unita con Risorgimento!. L’opera, nata dalla commissione del Teatro Comunale di Bologna al compositore Lorenzo Ferrero (1951), debuttata in prima assoluta a Modena lo scorso 26 marzo (5 aprile, data della prima bolognese), s’inserisce all’interno della programmazione nazionale promossa dagli organi di governo per il centocinquantenario.
La nuova produzione, su libretto di Dario Olivieri, è stata affiancata dal capolavoro di Luigi Dallapiccola (1904-1975) Il Prigioniero. Entrambe le opere portano la firma registica di Giorgio Gallione e la bacchetta di Michele Mariotti come direttore d’orchestra.

In Risorgimento!, attraverso un gioco metatetrale, si presentano le prove per la prima assoluta del Nabucco di Verdi al Teatro Alla Scala nel 1842. La prima Abigaille Giuseppina Strepponi (Valentina Corradetti), la prima Fenena Giovannina Bellinzaghi (Annunziata Vestri), l’impresario Bartolomeo Merelli (Alessandro Luongo), il conte Luigi Barbiano di Belgiojoso (Leonardo Cortellazzi) e persino lo stesso Verdi (Umberto Bortolani) calcano la scena costituendo l’ossatura del sogno unitario che si vuole al suo stato embrionale.
Le stesse scene di Tiziano Santi inducono al ricordo, mostrando pianoforti scorticati e smembrati su quali è adagiato il Tricolore. Poeticamente, grazie al ‘veicolo musica’, le idee politico-patriottiche prendono forma, innescando un corto circuito drammaturgico che vede materializzarsi l’Abigaille Guerriera - personificata dalla danzatrice Francesca Zaccaria - e moltiplicarsi la stessa figura di Verdi.

Tra posizioni mazziniane - sostenute dal Maestro sostituto (Alessandro Spina) - e tesi monarchiche, preferenze musicali che vedono contrapporre Verdi a Pacini, gli animati dialoghi dei personaggi danno avvio alla visualizzazione dei successivi fenomeni storici derivanti dalla parabola unitaria, creati dalle videoproiezioni di Francesco Frongia.
Operazione ricca di spunti di riflessione e senza dubbio da apprezzare quella proposta dai due Teatri emiliani, in primis per la loro volontà di andare oltre la semplice riproposizione di titoli di repertorio.
In Risorgimento! si incarna il sogno unitario, partendo dall’opera verdiana che maggiormente fu associata a tali avvenimenti, il Nabucco appunto.

Il sogno di Olivieri e Ferrero assume, però, toni spiccatamente enfatici e profetici, specialmente alla fine, quando lo stesso Verdi, rammaricato e deluso, apostrofa l’Italia, preoccupato per il suo avvenire, annunciando le Guerre Mondiali del Novecento.
Un ‘sogno risorgimentale’ questo che ribadisce una visione già percorsa nella trattazione di temi del processo unitario, associati ai tradizionali ambiti coevi di riferimento, quali ‘melodramma e Verdi’. L’argomento dell’opera, congrua nelle soluzioni registiche, appare retorico e ridondante, però, agli occhi dello spettatore consapevole della rilettura del fatto storico del Risorgimento che si sta diffondendo oltre le élites d’intellettuali e studiosi. Cogliendo spunto proprio da un passaggio del libretto di Risorgimento!, nel quale Strepponi si rifiuta di cantare un’aria della Saffo di Pacini andata in scena al Teatro San Carlo, sarebbe stuzzicante l’idea di vedere un’opera-risposta ‘colorata alla meridionale’.
Questo tanto agognato Risorgimento dei popoli italici prese o non prese la forma di un’invasione straniera, atto che proprio lo stesso movimento voleva estirpare sin alla radice?
Pur se l’opera di Ferrero/Olivieri/Gallione funziona come congegno ben orchestrato, la tematica scottante che tratta in associazione all’anniversario di quest’anno ne influenza l’apprezzamento estetico in maniera preponderante.

Per la chiusura della serata con Il Prigioniero, capolavoro di Dallapiccola andato in scena per la prima volta al Maggio Musicale Fiorentino nel 1950, Gallione traduce le cupe atmosfere delle prigioni dell’inquisizione spagnola attraverso una sensibilità espressionista. Le sadiche torture del Carceriere/Grande Inquisitore (Armaz Darashvili) ai danni del prigioniero (Chad Armstrong) si riverberano nella figura danzante (Francesca Zaccaria) - pensata come doppio del personaggio della Madre (Valentina Corradetti) e coreografata da Giovanni Di Cicco - cassa di risonanza dei contrasti drammatici. Tra scheletri presaghi di morte e un crepuscolo tinto di rosso sangue il prigioniero chiude i propri occhi, preferendo cedere che sperare in un mondo dominato da crudeli illusioni.