Rinascimento privato
di // pubblicato il 02 Agosto, 2010
"Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel” al Museo Archeologico Regionale di Aosta, una mostra, curata da Mario Scalini e Nicoletta Giordani, per rivivere il gusto per gli oggetti rari e privati che permeneò la Corte e la Dinastia dei Principi d’Este tra Ferrara e Modena.
O
fferte al pubblico rarità romane romana fino al pieno Rinascimento con aspetti inediti di una delle più antiche raccolte principesche europee, quella di Casa d’Este.
Leonello, fondatore delle dinastia, fece di Ferrara uno dei principali centri della cultura umanistica, potenza economica ma anche interessi e passioni culturali.
Le opere sono giunte dalla Galleria Museo e Medagliere Estense di Modena e fu lì che gli Este condussero la Corte dopo che la prima loro capitale rientrò sotto la giurisdizione diretta del papato.
Ricche raccolte numismatiche e gemme preziose. Le monete, 116, sono d’oro: si possono trovare rari esemplari dal mondo punico fino al Medioevo bizantino, passando attraverso la monetazione più raffinata prodotta dalla Grecia, dalle città coloniali greche della Sicilia e della Magna Grecia, fino alle emissioni d’oro di Cesare, di Augusto e dei più celebrati imperatori romani. Inoltre, 500 gemme mai presentate al pubblico, rievocano in mostra un nucleo centrale delle Antichità estensi.
Esaltate le materie prime: calcedonio, lapislazzuli, corniole, ametiste, eliotropio, granati nelle rare forme del piropo e dell’almandino che riconducono alle vie commerciali che fornirono rocce e minerali resi preziosi dalla loro provenienza esotica, tra cui Cipro e l’Anatolia fino all'Afghanistan e all'isola di Sri Lanka.
Un altro aspetto analizzato sono le proprietà terapeutiche e addirittura magiche che gli antichi attribuivano alle pietre e alle immagini. Utilizzate come merce di scambio tra principi, e non solo, ben esemplificato in mostra dal Ritratto di dama come Verginità di Giovanni Cariani, che presenta la donna adorna di questi preziosi ornamenti.
Personificazioni, divinità, simboli e magiche raffigurazioni accomunano le gemme ad altre opere di arte suntuaria, come pittura e scultura, alle quali vengono accostate opere significative delle collezioni estensi.
Altre trenta opere: affreschi di Lelio Orsi, dipinti di Dosso per arrivare fino a Brueghel, bronzi di piccolo formato, di Jacopo Alari Bonacolsi detto “ Antico “, Giambologna, Tacca, trionfi da tavola, una preziosa zuccheriera in lapislazzuli, testimoniano come le raffigurazioni e i simboli propri dell’Antichità confluiscano stupendamente nella cultura rinascimentale di cui si appropria il variegato gusto collezionistico di casa d’Este.
Il titolo della mostra si rifà al celebre romanzo storico con cui Maria Bellonci vinse il premio Strega nel 1986. Il catalogo richiama in sintesi quanto si è conservato attraverso quattro secoli di vendite e dispersioni , mentre l’esposizione rievoca per il visitatore l’atmosfera di uno studiolo, ambiente riservato alla delizia del principe.