Rinascimento a Roma

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 05 Novembre, 2011

Talmente sporca ed in rovina da non sembrare neanche più una città. Le chiese distrutte, gli edifici senza più nemmeno i tetti, le strade deserte e pericolose. Questa è Roma all'inizio del Quattrocento. Una città abbandonata a sè stessa, una città abbandonata soprattutto dal papa e da tutta la corte pontificia, che fatica a tornare da Avignone dopo la cattività del secolo precendente. E se il papa è assente per quasi tutto il Trecento, e se è sempre il papa ad occuparsi anche dell'aspetto materiale ed artistico della città, cosa succede quando questa figura, amata e odiata in ugual misura, manca? Succede che la città stenta a risollevarsi dalle macerie, che gli artisti preferiscono andarsene altrove piuttosto che rimanere ad aspettare una commisione che difficilmente arriverà. Tra i primi a rendersi conto di questa situazione disastrosa è proprio un papa, che appartiene tra l'altro ad una delle famiglie più potenti della città, i Colonna: quando nel 1417 Oddone è eletto al soglio pontificio diventando Martino V capisce subito che bisogna rimboccarsi le maniche e cominciare a ripulire, a ricostruire, a restaurare. Lo fa soprattutto perchè tra la sua elezione ed il suo arrivo in città, datato 1420, soggiorna per un lungo periodo a Firenze, rendendosi conto in prima persona della ricchezza di idee e di opere d'arte, del fermento culturale insomma che si respira sulle sponde dell'Arno. 
Raffaellosanzio
Si discute spesso su quale sia stato il papa ad inaugurare il processo della cosiddetta renovatio, che porterà Roma a divenire il centro artistico più importante d'Europa tra Cinquecento e Seicento, e Martino V può a buon diritto vantarsi di essere stato quello a dare la spinta iniziale. Dopo di lui verranno altri che faranno forse di più e meglio, contribuendo a fare di Roma la città che, in sostanza, possiamo ammirare ancora oggi. Ecco perchè il Cinquecento a Roma inizia almeno un secolo prima con una lunga, laboriosa ma necessaria preparazione.

Cristoforo foppaVolendo essere fiscali, il primo papa pienamente cinquecentesco è Giulio II della Rovere, eletto nel 1503 come successore di Alessandro VI Borgia. Un papa che è pienamente figlio del suo tempo: guerriero e condottiero più che capo religioso, imbevuto a tal punto di spirito classico da scegliere un nome che richiama subito alla mente Giulio Cesare, e da collezionare sculture antiche, divinità pagane, da portare addirittura in Vaticano. Un papa che decide di cambiare radicalmente il volto della città grazie ad un'immaginazione a dir poco fervida, che gli permette di pensare quello che (quasi) nessuno prima di lui aveva fatto: distruggere la vecchissima, veneranda basilica di san Pietro per costruirne una totalmente nuova, simbolo del nuovo secolo e del suo pontificato (visto che sopra la tomba dell'apostolo avrebbe voluto far costruire il suo imponente monumento funebre, poi finito a san Pietro in Vincoli). Per farlo si affida ancora una volta a Donato Bramante, autore di parecchi progetti partoriti dalla fantasia di Giulio che vorrebbe veder nascere un'edificio che possa ricordare la basilica di Massenzio ed il Pantheon.
Sebastiano luciani
Ma san Pietro non è l'unica commissione del papa; a lui dobbiamo infatti alcuni dei più grandi capolavori dell'arte mondiale, come le stanze di Raffaello e la volta della cappella Sistina di Michelangelo. Accanto a queste due personalità, un gran numero di artisti arriva a Roma in cerca di lavoro, e molti di loro contribuiranno a plasmare il volto della città, lavorando anche per Leone X Medici, successore di papa Giulio, col quale condivide la passione per l'arte ed il desiderio di riportare Roma ai fasti dell'antichità, attirandosi per questo anche le ire di Martin Lutero e di tutti coloro che vedono nella città eterna una "nuova Babilonia", luogo di dissolutezze e decandenza. Sarà tuttavia l'altro papa Medici, Clemente VII, a fare le spese di questa delicatissima soluzione socio-politica, trovandosi ad affrontare, del tutto impreparato, l'assedio e l'assalto delle truppe dei Lanzichenecchi di Carlo V.

Marcello venusti
Il sacco di Roma rappresenta una cesura netta nella storia della città, che per molti anni faticherà a risollevarsi per tornare alla vita di sempre: molti artisti partiranno in cerca di luoghi più sicuri, e di  maggiori commissioni, altri riusciranno difficilmente a superare il blocco psicologico causato dalle barbarie del sacco. Bisognerà aspettare Paolo III Farnese per tornare a vedere gli artisti ripopolare i cantieri della città: si assiste tuttavia ad un vero e proprio ricambio, all'affermazione di nuove personalità che vengono impiegate dallo stesso papa. È il caso ad esempio di Perin del Vaga che si ritrova a lavorare in uno degli edifici più importanti della città, Castel Sant'Angelo, sia perchè il suo maestro Raffaello è morto da tempo, sia perchè Michelangelo è impegnato nuovamente nella Sistina (in questo caso per il Giudizio), ma anche perchè appare subito come l'unico artista in grado di gestire e coordinare una vasta équipe di pittori della quale fanno parte, tra gli altri, Marco Pino, Luzio Romano, Girolamo da Siciolante e Pellegrino Tibaldi. Saranno loro, assieme a Francesco Salviati, Daniele da Volterra, a rielabolare gli insegnamenti di Raffaello e Michelangelo contribuendo in modo determinante alla nascita della Maniera che caratterizzerà la pittura italiana di tutta la seconda metà del XVI secolo. 

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Raffaello Sanzio Putto 1511 affresco su intonaco trasportato su pannello e ancorato a una lastra di cadorite con staffe di alluminio, cm 115 x 40 Roma, Accademia Nazionale di San Luca
  2. Cristoforo Foppa detto il Caradosso Medaglia per la posa della prima pietra di San Pietro in Vaticano 1506 recto: la facciata della nuova basilica Vaticana su progetto disegnato da Bramantem medaglia fusa, rifusione successiva Roma, Collezione Fondaz
  3. Sebastiano Luciani detto Sebastiano del Piombo Ritratto di Clemente VII 1526 olio su tela, cm 145 x 100 Napoli, Museo di Capodimonte
  4. Marcello Venusti Copia del Giudizio Universale di Michelangelo 1549 tempera grassa su tavola, cm 190 x 145 Napoli, Museo di Capodimonte

In copertina:
Raffaello Sanzio Veduta (da Bramante?) dell'interno del Pantheon verso 1507 Penna, bistro, tracce di matita su carta bianca, cm 43,9 x 29,9 Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
particolare

Mappa

Dove e quando

Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello

  • Date : 25 Ottobre, 2011 - 12 Febbraio, 2012
  • Indirizzo: Fondazione Roma-Arte-Musei - Via Marco Minghetti, 17
  • Sito web

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