Ricordi in micromosaico

di Marica Guccini // pubblicato il 21 Gennaio, 2012

 Non solo grandi capolavori ma anche piccoli tesori: lo sappiamo, Roma è fatta così! Le grandi esposizioni non mancano nella Capitale, così come un corredo di eventi minori ma ricchi e singolari.

Al Museo Mario Praz, la casa museo del celebre studioso dal 1995 sede espositiva per i 1200 pezzi della collezione composta lungo tutta una vita, fino al prossimo 10 giugno ha luogo l’esposizione curata da Chiara Stefani dal titolo Ricordi in micromosaico.Vedute e paesaggi per i viaggiatori del Grand Tour.

Se ci fermassimo solamente al sottotitolo della mostra penseremmo di essere di fronte a uno dei soliti eventi, tuttavia questa volta le sempiterne vedute protagoniste del Grand Tour non sono realizzate con pitture o acquerelli, bensì in micromosaico, tecnica che merita una riscoperta.

Il micromosaico infatti, a partire dalla seconda metà del Settecento e fino a tutto il primo Ottocento -assieme alle arti grafiche tra le quali la litografia era regina- divenne insostituibile nella rappresentazione delle tappe più celebri e rappresentative del Grand Tour, esperienza alla quale intellettuali di tutta Europa ambivano a partecipare. Viaggiatori stranieri di ogni luogo, infatti, erano costantemente alla ricerca di immagini particolari che sapessero testimoniare il compimento del viaggio; pronti a soddisfare tali desideri vi erano i mosaicisti dello Studio Vaticano che, dopo aver completato la decorazione musiva per la Basilica di San Pietro, eccelsero nell’arte tutta italiana del reinventarsi un mestiere. Ben presto percepirono le potenzialità commerciali di una tecnica che poteva realizzare splendide vedute in oggetti di piccolo formato, preziosi seppure facilmente trasportabili.
Scatole, tabacchiere, gioielli, quadri dalle piccole dimensioni furono da allora realizzati accostando tessere piccolissime, ed affiancando così l’ampio mercato delle riproduzioni di statue anch’esse in formato trasportabile quali souvenirs di lusso. Le antichità di Roma, le vedute e i monumenti più noti, ma anche la campagna romana e il suo folclore vennero ora tradotti dalle piccole tessere vitree dello Studio Vaticano, perpetuando anche in epoche più tarde la tradizione del paesaggismo classico seicentesco, vedute dai sapori talvolta romantici e, in alcuni casi, addirittura pre-simbolisti.

Le dimensioni davvero piccole delle tessere giungevano quasi a celare la vera natura della tecnica fondendosi l’un l’altra alla vista e sembrando, pertanto, fini pitture. Per la nascita del mosaico minuto furono necessarie le nuove scoperte di artisti mosaicisti quali Giacomo Raffaelli e Cesare Aguatti, i quali osservarono come scaldando gli smalti o le paste vitree a temperature molto alte (circa 800 gradi), questi si trasformassero in sostanze filanti malleabili e adatte a realizzare stecche lunghe e sottili dalle quali ricavare, poi, le piccole tessere all’incirca delle dimensioni di un millimetro.

Ben presto la Capitale si riempì di botteghe dedite alla tecnica del mosaico minuto che, oltre agli studi vaticani, erano dislocate nella zona di piazza di Spagna e nelle vie adiacenti, le più frequentate dagli stranieri. Numerosi oggetti inediti proveniente da collezioni private italiane e straniere, ed altri giunti invece dal Museo Napoleonico o da quelli Vaticani, esposti congiuntamente in mostra dimostrano una diffusione capillare della tecnica molto più ampia di quanto non si pensi; tecnica che aveva soddisfatto i desideri degli intellettuali di tutta Europa e soprattutto dei francesi. Impiegato per vari decenni, il micromosaico si adattò di volta in volta all’estetica dominante e al gusto corrente rinnovando periodicamente il proprio stile espressivo.

In seguito anche la tecnica dovette fare i conti con gli ampi costi e i lunghi tempi necessari alla sua realizzazione, venendo inevitabilmente messa da parte fino a quando, in età contemporanea, essa non divenne assieme alla tecnica più tradizionale del mosaico uno dei mezzi espressivi talora nuovamente scelti dagli artisti.

Il catalogo pubblicato da De Luca Editori riporta in appendice un’interessante tabella aggiornata su puntali ricerche archivistiche, dove sono elencate le citazioni tratte da fonti antiche dei mosaicisti dediti a questa tecnica minuta oltre che degli ateliers e delle botteghe che se ne occuparono.

Dopo l’evento romano l’esposizione proseguirà per tutta l’estate nella patria del mosaico Ravenna, presso il  Museo d’Arte della città.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Anonimo, L’anfiteatro Flavio, la Meta Sudans e L’Arco di Costantino (cat. 1)

Didascalie immagini

Foto 1 di 5: ANONIMO - L’anfiteatro Flavio, la Meta Sudans e L’Arco di Costantino (cat. 1)

Foto 2 e 3 di 5: MANIFATTURA ROMANA DELLA PRIMA META’ DEL XIX SECOLO – Tavolo rotondo con mosaico centrale rappresentante il Foro romano, e larga cornice di marmi a commesso, rifinito da sottile profilo in bronzo dorato (cat. 9)

Foto 4 di 5: ANONIMO – Il tempio di Hercules Victor e il tempio del dio Portunus (cat. 4)

Foto 5 di 5: ANTONIO AGUATTI – Un cane Spaniel, un uccello che regge un nastro sullo sfondo della torre di Pisa e della campagna romana (cat. 32)

Dove e quando

Ricordi in micromosaico.Vedute e paesaggi per i viaggiatori del Grand Tour

  • Date : 16 Dicembre, 2011 - 10 Giugno, 2012
  • Sito web

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