Richard Long: dopo quindici anni il cerchio si chiude

di Cristiano Fioravanti // pubblicato il 20 Giugno, 2011

Vorrei iniziare ringraziando Katharina Schlüter che, oltre ad avermi introdotto con cortesia e competenza alla mostra Richard Long: Berlin Circle alla Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart fino al 31 luglio, ha scritto un’interessantissima introduzione per il catalogo ufficiale utile ai visitatori per potersi meglio muovere attraverso questa mostra essenziale ma concettualmente ricca e piuttosto complicata.
Quella di Long non è l’unica esposizione in corso alla Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart . Oltre naturalmente alle collezioni permanenti, sono in corso una mostra su Cory Arcangel ed una sulla Land Art (di cui Long è uno dei maggiori esponenti), che comprende opere di Joseph Beuys, Barry Flanagan, Nancy Holt, Walter De Maria, Dennis Oppenheim, Christo, Robert Smithson e altri ancora.
La Land Art è una corrente che, modificando la configurazione naturale del paesaggio tramite diverse tecniche, crea opere d’arte spesso di enormi dimensioni, elaborando figure geometriche o archetipiche: linee, spirali e cerchi. Il tempo, come fattore che deteriora qualsiasi cosa, diventa elemento fondante e perciò intrinseco nell’opera, assurgendo così al ruolo di co-protagonista. Essendo queste opere difficilmente trasportabili l’unica documentazione dell’avvenuto “processo artistico” è rappresentata da foto e video.
Richard Long, che nasce nel 1945 a Bristol (dove vive tuttora) formandosi principalmente a Londra alla St. Martin’s School of Art, è uno dei principali fondatori della Land Art, movimento così battezzato da Gerry Schum nel suo film omonimo del 1969. Un gruppo artistico che in quegli anni stava sviluppandosi parallelamente e in collaborazione con i primi movimenti ecologisti (negli U.S.A e Europa), lavorando ad opere d’arte che dovevano rappresentare una forte critica, non solo alla società dell’epoca, ma anche al sistema “Arte” che era, nella loro ottica, corrotto e stravolto dai meccanismi percettivi della società di massa.
Credevano inoltre fondamentale il recupero della sensibilità dei luoghi naturali e dello sguardo vergine della e nella natura; non erano assolutamente interessati a novità formali, bensì ad una costante ricerca di un confronto serrato ed empatico con la forma del mondo. Un’altro aspetto su cui questo movimento, attraverso la propria poetica, ha esercitato forti critiche è stato quello dell’Arte come produttrice di soldi e ricchezza: inutile dire che l’innocenza morì fanciulla. Il protagonista della nostra esposizione ha sempre utilizzato il movimento del proprio corpo attraverso la natura per creare opere che volevano criticare un sistema. Fondamentale è per lui anche l’esperienza della solitudine nella natura. Siamo davvero soli nella natura? Il pensarlo davvero sarebbe, per il nostro protagonista, un peccato d’ingenuità troppo grande.
Nella mostra sono esposte sette opere allestite nella sala storica centrale. L’opera centrale è il Berlin Circle (proveniente dalla Collezione Marx) consistente in un cerchio di pietre di diversa misura, di dodici metri di diametro. Long lo installò per la prima volta per l’inaugurazione di questo museo, nel 1996: sperando di poter considerare questo evento, che si ripete dopo 15 anni, un po’ come un cerchio che si chiude. Sono presenti altri cinque “lavori a terra”, come vengono definiti in tedesco: due figure geometriche lineari fatte di mattoni di torba e tre cerchi formati da pietre bianche e carbone. Infine un nuovo lavoro eseguito sulla parete di fondo della sala, creata da Long appositamente per questa mostra: River Avon Mud Circle. Un’opera imponente e a suo modo interessante anche se, nell’ammirarla, una certa sensazione di anacronismo potrebbe sfiorare lo spettatore. A meno che non sia un’opera creata con un po’ di auto-ironia, della sana e legittima nostalgia ed una giusta dose di narcisismo che Long, vista la sua fama e il suo peso artistico, può permettersi.
L’esposizione consta anche di due video: il primo è un opera di Long che rappresenta una lunga passeggiata attraverso la natura inglese; l’altro è un documentario che riprende l’artista a lavoro nel Sahara. Un’idea, quella dei video, che seppur nella sua apparente semplicità rende la mostra di più ampio respiro facendoci anche capire meglio che, laddove alcune opere di Long possano apparire scarne, sono in realtà permeate di essenzialità, concetto fondamentale per poter apprezzare e comprendere l'intera opera di questo artista.
 
La Land Art è stata, a suo modo, molto convincete nella critica alla società contemporanea ma si potrebbe attribuirle, a mio avviso, una pecca di fondo che non le ha permesso di arrivare ai livelli di “popolarità” ed incisività che invece la Pop Art, per esempio, ha raggiunto: la mancanza di ironia e, soprattutto, di auto-ironia. Una citazione di Long può aiutarci a comprendere meglio da che presupposti parta il suo processo artistico, rendendo anche l’idea di quanto questo movimento artistico si sia spesso collocato su un confine molto sottile e pericoloso, quello tra “Arte” e “non arte” e perciò sempre in bilico tra il Sacro ed il Banale: “un cerchio, una linea: è bella, è astratta è presente nell’immaginario collettivo. Appartiene a tutti e ugualmente al passato presente e futuro”.
Negli anni sessanta e settanta Long ha condotto interessanti esperimenti artistici per farci capire che qualcosa, nella società, stava andando per il verso sbagliato e che la situazione sarebbe peggiorata se non si fosse acquisita una nuova consapevolezza storica ed un più alto livello di giudizio critico. Le idee di Long hanno profonde radici interiore e sono permeate di buona fede anche se a volte ho percepito dei procedimenti e dei messaggi che tangono pericolosamente concetti pseudo- esoterici che niente hanno a che vedere con quelli del mito e del rito naturale come esperienza di arricchimento intellettuale e spirituale. L’opera di Long ha avuto però anche forti connotazioni profetiche che mi hanno affascinato e che non dovremmo mai perdere di vista. Sperando che non corra il rischio di sperperare questo suo capitale di credibilità con future operazioni anacronistiche che potrebbero impegnarlo ancora per troppo tempo, rischiando di far disimpegnare noi spettatori pieni, comunque, di ammirazione e rispetto.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

- Richard Long davanti alla sua opera
  River Avon Mud Circle, 2011 
- Richard Long Berlin Circle, 1996
- L'artista durante la creazione di
  River Avon Mud Circle, 2011 


 © bpk / Nationalgalerie im Hamburger
  Bahnhof - Museum für Gegenwart Berlin
  SMB / VG Bild-Kunst, Bonn
 

  Foto: Thomas Bruns

Mappa

Dove e quando

Richard Long: Berlin Circle

  • Date : 26 Marzo, 2011 - 31 Luglio, 2011
  • Indirizzo: Nationalgalerie im Hamburger Bahnhof - Museum für Gegenwart, Invalidenstraße 50/51, 10557 Berlin
  • Sito web

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