Riapre il Tempio di Venere e Roma
di // pubblicato il 16 Novembre, 2010
Nell’ambito degli interventi volti alla valorizzazione ed alla messa in sicurezza dell’area del Foro Romano si colloca la riapertura del Tempio di Venere e Roma, tra le strutture più imponenti dell’area archeologica. La decisione di costruire il tempio e la fondazione del culto di Venere e Roma avvengono in occasione dei Parilia, antichissima festa pastorale in onore del numen Pale datata, grazie al ritrovamento di una moneta, al 21 aprile 121 d.C.; in quella stessa data si cominciò a festeggiare anche il giorno della fondazione di Roma.

Voluto dall’imperatore Adriano, il tempio fu quindi costruito a partire da quella data sulle pendici della Velia che guardano verso il Colosseo, utilizzando parte delle fondazioni della Domus Aurea neroniana. La sua particolare struttura, suggerita probabilmente dallo stesso imperatore, era caratterizzata da forme vicine al gusto ellenico: al centro di un grande podio caratterizzato da una doppia fila di colonne in granito grigio, il tempio vero e proprio si costituiva da due celle orientate in senso opposto, l’una (quella dedicata a Venere) verso il Colosseo e l’altra (dedicata invece alla dea Roma) verso la valle del Foro.

Le informazioni relative all’aspetto originario del tempio sono tuttavia relativamente poche, dal momento che l’antico edificio venne seriamente danneggiato da un incendio che distrusse gran parte dell’area centrale del Foro attorno al 307 d.C. La struttura attuale è invece da riferirsi al restauro commissionato da Massenzio qualche tempo dopo: le celle absidiali in laterizio coperte da volte cassettonate, gli stucchi e le colonne in porfido lungo le pareti ed il pavimento in marmo vennero realizzate proprio in questa occasione.

Il restauro, volto soprattutto a ripristinare un corretto smaltimento dell’acqua, e la seguente riapertura del percorso del tempio hanno quindi restituito ai visitatori la visione corretta dell’edificio, la cui struttura risultava fino ad ora risultava idealmente divisa in due, con la cella dedicata a Venere del tutto inaccessibile e quella di Roma inglobata nell’Antiquario Forense.