Requiescat
di // pubblicato il 30 Ottobre, 2011
Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis. Te decet hymnus Deus, in Sion, et tibi reddetur votum in Ierusalem. Exaudi orationem meam: ad te omnis caro veniet.
La Messa di requiem, uno dei momenti più alti del rito cristiano, è nella storia personale di alcuni tra i maggiori musicisti europei.
Un segno indelebile l’opera in Re minore di Mozart o l’Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms, senza dimenticare la Messa di Requiem che Verdi eseguì in Milano in occasione del primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni e che vide quali voci soliste le due amiche Teresa Stolz e Maria Waldmann, nonché il tenore Giuseppe Capponi e il basso Ormondo Maini.

Ma il Requiem è quello di Mozart, il più solenne, generato nel momento più tragico e quindi più “romanzabile” della vita del genio viennese: composto negli ultimi giorni di vita, è storia nota, alla morte del padre creatore rimaneva incompleto.
Un perfetto intrigo romantico, dunque, che non poteva non divenire oggetto di una biografia dell’illustre musicologo Christoph Wolf, così universale e così famoso in ogni sua accezione, da costituire ispirazione ancora oggi per studi, composizioni e progetti, non ultimo nel 2003 lo spettacolo di musica e danza per coro “Rockquiem based on W. A. Mozart”.
La leggenda narra – e Stendhal “fedelmente” riporta – che nell’autunno del 1791 un uomo mascherato, avvolto in un mantello nero, con cinquanta denari in una bisaccia si sia presentato a Mozart, ormai malato e prossimo alla morte chiedendogli di comporre, in un solo mese, una messa di requiem.
Nonostante cercasse in tutti i modi di scoprire l’identità del misterioso personaggio, mai il Maestro riuscì a vederne il volto: stanco e fortemente provato dalla malattia che lo stava divorando, Mozart concluse che gli fosse stata commissionata la messa per il proprio funerale.
Le quattro settimane pattuite non furono sufficienti e a terminare l’opera non bastarono neanche gli ulteriori cinquanta denari offerti dal committente: il 5 dicembre 1791 la prematura morte confermò il sospetto e il timore del musicista austriaco.
Alla funzione in sua memoria vennero eseguiti sia l’Introitus che il Kyrie Eleison; l’opera sarebbe stata completata solo alcuni mesi più tardi dall’allievo Xaver Süssmayr.
Una breve nota per il Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms, non tanto e non solo per essere l’opera che lo rese famoso, quanto perché diversamente dal lavoro di Mozart o da quello di Verdi è stato composto come rappresentazione concertistica più che per la celebrazione funebre.
Verdi, Mozart e Brahms sono solo tre dei Maestri che hanno dato voce alla pietà per i defunti, ma più famosa e più “imponente” di loro resta quella parte della Messa che, a quanto ne sappiamo, deve la sua prima apparizione a Antoine Brumel:
Dies irae, dies illa solvet saeclum in favilla, teste David cum Sybilla! Quantus tremor est futurus, quando judex est venturus, cuncta stricte discussurus.