Repertorio Postmodern e Pater Patriae Americae in Bill T Jones in prima europea

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 27 Marzo, 2010

Di ritorno nella città emiliana che lo ha ospitato già in passato, Bill T. Jones con la sua Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company presenta in due serate un lavoro di repertorio e una nuova produzione. Entrambi in prima europea.

Si apre con Between us, titolo che di volta in volta fa da cornice a diversi lavori coreografici che si susseguono nelle varie rappresentazioni e che hanno come comune denominatore quello di essere stati un tempo coreografati e interpretati da Bill T. Jones e Arnie Zane, per lunghi anni compagni di vita e d’arte. Afroamericano della Florida il primo ed ebreo bianco di origini italo-lituane il secondo - scomparso prematuramente per AIDS nel 1988 - diversissimi tra loro per fisico e qualità di movimento, i loro duetti si riattivano adesso sulle caratteristiche e le qualità motorie dei nuovi interpreti, scelti dal coreografo all’interno della compagnia.

Sin dalla sua fondazione nel 1982 ad opera della coppia bicolore, la compagnia ha sempre rappresentato una continua ansia di rinnovamento. In maniera incessante scaturivano nuovi lavori nei quali venivano affrontati temi scottanti e scomodi quali il razzismo, l’AIDS e le malattie mortali in genere - come nel tanto contestato Still/Here (1994) - la visione critica del patriottismo, attraverso stilemi tipici della precedente esperienza postmoderna, mai, però, con interesse a preservare l’opera già creata. Ma, dalla stagione 2002/2003, che ha visto il ventennale della compagnia, Bill, sieropositivo, ormai rimasto solo alla guida della compagnia, con un progetto dal significativo titolo Evoking a Phantom, ha incominciato a rimontare le opere di repertorio, comprendendo sia i lavori per l’intera compagnia che i duetti col compagno Zane.

Duet x 2, creato nel 1982 come “passo a due per tre danzatori” e qui visto nella versione rivisitata del 2003, a differenza di vari altri lavori dello stesso periodo porta la firma del solo Jones. Vari danzatori in progressione spuntano sul fondo della scena, evidenziata da una cornice rossa, attraverso un praticabile. Le luci, soffuse all’inizio, evidenziano in un’atmosfera in penombra i movimenti dei danzatori che progressivamente percorrono il perimetro del palcoscenico in accelerazioni e rallentamenti, con prese e intrecci reciproci. Successivamente, sotto una cornice rossa a drappi e frange stilizzate, appaiono due danzatori afroamericani che iniziano un passo a due in un gioco di prese ed equilibri, gesti, movimenti del repertorio jazz o giri classici. Si prosegue con rotazioni del corpo simili ai passi delle danza folkloristiche, combinazioni eseguite all’unisono e in parallelo rispetto al proscenio, sino a fornire spie di contatti emozionali attraverso abbracci appassionati e strette di mano. Tutto viene eseguito in silenzio o con tappeto sonoro costituito dalle registrazioni dei rumori prodotti dai danzatori durante le prove. Si passa poi ad un altro passo a due, questa volta tra uno dei due afroamericani già visti ed un danzatore bianco. Si ripetono alcuni moduli precedentemente eseguiti quali abbracci, combinazioni di equilibrio, pose yoga e dialoghi sussurrati tra i due performer, tipica cifra stilistica di Bill. Infine, un cambio di luci sottolinea il rientro in scena del danzatore afroamericano che aveva danzato nella prima parte, il quale esegue in playback un’aria per castrato del ‘700.

Come spiega lo stesso Bill T. Jones, alla base del progetto Between us sta la riflessione sui concetti di “relationship-partership”. E proprio le relazioni tra questi corpi di alto livello tecnico e interesse biografico sono ravvisabili sia nel primo che nel secondo lavoro di Between us presentati al Teatro Ariosto di Reggio Emilia. In Bill T. Jones gli stilemi postmodern si coniugano sempre ad un istinto alla comunicazione di messaggi, di forse difficile codificazione ma pur sempre sollecitazioni indirizzate al pubblico.

Blauvelt Mountain del 1980, firmato dai due artisti Zane e Jones, scaturisce da contenuti autobiografici. Infatti, Blauvelt è il nome di un piccolo centro a nord di New York dove i due, conosciutisi negli anni ’70 all’Università e avendo avuto la loro prima esperienza in comune con la contact improvvisation, vissero per qualche tempo prima di avvicinarsi alla Big Apple. Nel lavoro, frutto della complicità che li legava, si evidenzia un’intenzione di gioco, di sfida, di relazione erotica, creati attraverso il principio postmoderno dell’accumulation, con l’introduzione di camminate, gesti quotidiani e conversazioni sussurrate. Si presenta, inoltre, una sorta di relazione invisibile tra i due performer, l’uno, attraverso l’imposizione delle mani, guida i gesti dell’altro. L’uso di oggetti scenici come due sgabelli, in un parossismo di evoluzioni, parole enunciate e abbracci, seguiti da respinte, gesti espressivi e camminate sbarazzine saltate conclude il lavoro. Mirabile stilizzazione postmodern di un rapporto di coppia che si consuma nel quotidiano.

Serenade/The Proposition (2008) è la prima opera, presentata per la prima volta all’American Dance Festival di Durham e seguita nel 2009 da Fondly Do We Hope…Fervently Do We Pray, di un progetto creativo intorno alla figura di Abraham Lincoln, idea nata quando il Joyce Theatre di New York ha commissionato al coreografo un nuovo lavoro per celebrare i 25 anni del teatro. Nell’affrontare il tema e il personaggio in questione, così importante e fondante per la storia degli Stati Uniti, amato ma anche avversato e contestato, troviamo nel lavoro di Jones un’atmosfera serena, lontana dai toni dei precedenti spettacoli su tematiche della cultura nazionale americana, quali Last Supper at Uncle Tom’s Cabin/The Promised Land.

Ai lati del proscenio due pulpiti, simili a quelli presenti nei comizi politici o nelle chiese protestanti d’America, sono la fonte di un gesto vocale. Da uno di essi una donna bianca canta brani gospel, sermoni biblici e canzoni nazionali coeve alla guerra civile americana, mentre dall’altro un afroamericano declama testi provenienti da varie fonti, quali orazioni e discorsi politici dello stesso Lincoln e opere di natura patriottica. Si avverte un senso di sacralità e religiosità della democrazia e della vita politica, che presuppone una connessione profonda tra i due ambiti attraverso una morale comune. Lo stesso Bill T. Jones in una proiezione video che precede lo spettacolo vero e proprio esplica che “Serenade” si debba intendere come una sorta di “elogio morale” e “The Proposition” come proposta/proposito di uguaglianza. Abrahm Lincoln, Pater Patriae Americae, “Santo laico”, “considerato sia bianco che nero”, combatté gli Stati Confederati del Sud con lo stesso senso di “religiosità del conflitto che si ritrova nella Bibbia”, dice ancora il coreografo, per affermare l’uguaglianza di tutti i cittadini. Ampio margine, tuttavia, è dato alla riflessione, se lo stesso coreografo si chiede che senso abbia la storia (e la danza) per noi, e le distruzioni e i lutti apportati proprio dalla guerra civile americana ricadono su quest’elogio che da chiaro schema pian piano offusca le sue tinte.

Le musiche eseguite dal vivo spaziano in un collage che prevede marce militari, ritmi della tradizione folk americana, musiche originali arrangiate da Jerome Begin, Lisa Komara, Christopher Lancaster, e brani di W. A. Mozart velocizzati, J. W. Howe, W. Walker, A. Means e dello stesso Abraham Lincoln. Ad esse si aggiungono i ritocchi regolari di campane di preghiera e i battiti di mani dei danzatori.

Sei colonne classiche sono presenti in scena e i danzatori in tute casual prima e poi in abiti in bianco, nero, marrone con righe e bordi rossi firmati da Anjia Jalac, che richiamano in maniera stilizzata l’atmosfera del tempo, interagiscono con lo spazio scenico attraverso salti, ondulazioni e movimenti in cui si coniugano stilemi jazz e ostentazioni corporee postmoderne. Lo spazio scenico, curato da Bjorn Amelan, oltre ad essere animato dalle raffinate luci di Robert Wierzel è agito dalle proiezioni video opera di Janet Wong, che si susseguono per tutto il lavoro e, interagendo sia con le colonne, di volta in volta riposizionate dai danzatori in modo da creare colonnati, esedre, edicole, sia con lo sfondo, costituito da una grande telo bianco, mostrano immagini della città Richmond, capitale della Virginia e degli stati confederati del Sud, in macerie, la facciata della Casa Bianca, foreste incandescenti, personaggi nazionali. Ed è proprio dalle macerie di Richmond che un danzatore seminudo, forse identificabile con Lincoln, si alza e in una raccolta esedra, formata dalle colonne, viene vestito dalle danzatrici. Inizia cosi un sorprendente viaggio segnato dalle varie tappe dell’itinerario di Lincoln da Springfield alla White House di Washington e costituito da schegge biografiche di varie tipologie del popolo americano. Con i singoli danzatori che procedono di volta in volta verso il centro della scena, eseguendo un breve solo, si presentano vari tasselli di storie dai cenni biografici. Danze intramezzate sempre da una particolare posa dell’ensemble, nella quale i danzatori si dispongono sulla medesima linea al centro della scena, indicando varie direzioni, mentre uno di loro indica il cielo. “Si potrebbe dire, conclude Jones, che questa sia la storia di una persona nata nel 1952 (ossia lui stesso), che si sveglia nel sedile posteriore di una macchina piena di bambini, guarda fuori nella strada avvolta nella nebbia mattutina e suo padre dice: ‘Siamo in Virginia’, Richmond Virginia”. La Young America si confronta col suo XVI presidente e una cosa appare chiaramente ,“This History is the Distance. The Distance between that Man and me”.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Bill T. Jones-Arnie Zane Dance Company,
    Serenade, foto di Pa
  • Blauvelt Mountain
    foto di Richard Termine 2002
  • Blauvelt Mountain 2
    foto di Richard Termine 2002
  • Bill T. Jones-Arnie Zane Dance Company,
    Serenade, foto d


Between us
Duet X 2
(versione rivisitata nel 2009)
coreografia Bill T. Jones

Blauvelt Mountain
(versione rivisitata nel 2002)
coreografia Bill T. Jones
musica composta da Helen Thorigton
sostegno programma di commissione
“Partners in Creation”
Teatro Ariosto Reggio Emilia
16 marzo 2010
Prima europea

Serenade/The Proposition
(2008)
ideazione e direzione Bill T. Jones
coreografia Bill T. Jones con Janet Wong e
i membri della compagnia
testo originale Bill T. Jones
Teatro Municipale Valli Reggio Emilia
17 marzo 2010
Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company
con sostegno del National Endowment for the Arts, American Express Company, American Music Center, The Joyce Theatre’s Stephen e Cathy Weinroth Fund for New York,
Montclaire State University
Prima europea