Reality: ultima frontiera

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 23 Luglio, 2010

Il documentario francese Le jeu de la mort, ribattezzato in Italia Reality: ultima frontiera, racconta un esperimento sociologico per indagare l’origine del consenso e l’inclinazione umana all’obbedienza verso l’autorità. Caratteristiche che sono alla base dell’affermazione di ogni totalitarismo.
Partendo da un esperimento degli anni sessanta effettuato dallo psicologo americano Stanley Milgram all’università di Yale, un’equipe diretta dal francese Jean Leon Beauvois ha lavorato per un anno alla pianificazione di una versione aggiornata, ai nostri moderni tempi catodici, dell’Esperimento Milgram.

E’ stato selezionato un gruppo eterogeneo di persone per partecipare allo sviluppo di un nuovo reality televisivo intitolato La zone estreme. Il gioco consiste nel dare a un concorrente un minuto di tempo per memorizzare 27 coppie di parole, poi dopo averlo fatto “accomodare” su una sedia dentro una capsula chiusa, dovrà rispondere alle domande che gli chiedono di riassociare l’aggettivo giusto ad ogni parola proposta. Ogni errore sarà punito con una scossa elettrica ogni volta maggiore, partendo da 20 Volt per arrivare ad un massimo di 460.

I concorrenti vengono convocati singolarmente nell’ufficio del produttore insieme a un attore, che loro credono essere un altro concorrente come loro, e con un finto sorteggio vengono assegnati i ruoli; il concorrente all’oscuro di tutto dovrà fare l’aiuto del conduttore con il compito d’infliggere le scariche elettriche, mentre Jean-Paul, questo il nome fittizio con cui è presentato l’attore, ricopre sempre la parte della vittima nella capsula.
Nell’aprile 2009 all’interno di uno studio dove realmente si realizzano spettacoli televisivi, per dieci giorni sono state registrate le finte puntate del programma. Con un pubblico in sala, sempre diverso, che non era al corrente della finzione, e con le urla e le preghiere d’interrompere il gioco di Jean-Paul provenienti dalla capsula, appositamente registrate in precedenza, in un crescendo teso a simularne la sempre più intensa sofferenza fisica. 

Obiettivo dell’operazione indagare il potere della televisione nella società moderna, studiare le reazioni degli inconsapevoli partecipanti e la naturale inclinazione all’obbedienza in contrapposizione alla capacità dell’individuo, in una situazione di stress e posto sotto pressione, a rifiutare gli ordini contestando l’autorità, quando palesemente in contrasto con i più comuni valori morali condivisi.

I risultati sono sconvolgenti, su un campione di 80 persone soltanto 16 hanno interrotto il gioco prima della fine, trovando la forza e il coraggio per dire basta. Il film mostra lo svolgersi dell’esperimento, poi ne analizza i risultati attraverso interviste ai concorrenti e le riflessioni dello psicologo Jean Leon Beauvois, responsabile del progetto. Il professore spiega come il coraggio di dire No e la disobbedienza all’autorità non siano cose che possono essere improvvisate, dipende dal carattere della persona, ma soprattutto dalle sue esperienze di vita, la capacità di disobbedire per non essere trasformati in potenziali torturatori.
Persone comuni, convinte di essere autonome, libere e indipendenti, che non hanno mai fatto male a nessuno nel corso della loro vita, sono rimaste scioccate nel dover constatare la loro forte inclinazione all’obbedienza. Molti soffrivano dicendo a se stessi, basta, adesso pianto tutto e me ne vado, ma poi sono rimasti seduti fino al termine del gioco, continuando a infliggere scariche elettriche anche quando Jean-Paul non dava più risposte, perché la regola voleva che nessuna risposta fosse uguale a risposta sbagliata.

All’inizio i concorrenti si mostrano divertiti, titubanti solo nel contestare lo spettacolo che, di fatto, li trasforma in carnefici, ma senza nessuna esitazione al momento di spingere le leve che danno le scosse alla vittima. Lo psicologo definisce lo "stato eteronomico" (letteralmente “diretto dall’esterno”) in cui vengono a trovarsi i concorrenti, che sospendono ogni personale capacità di analisi degli avvenimenti per eseguire come automi ogni ordine viene loro impartito dall’autorità.
Autorità che nello studio è incarnata dalla giovane presentatrice Tania Young, rappresentante dello spettacolo e delle aspettative che la produzione ha nei confronti dei concorrenti selezionati; ma la domanda più sconvolgente è in virtù di cosa è legittimata l’autorità della televisione? Perché persone comuni attribuiscono alla televisione il potere di un’istituzione legittima cui obbedire? 

L’individuo, in una situazione come quella riprodotta nello studio televisivo è solo davanti alle regole dello spettacolo, con il pubblico che sempre lo incita ad andare avanti comunque, perché nel branco nessuno sente su di sé il peso e la responsabilità delle azioni compiute. Il concorrente non ha alcun gruppo d’appartenenza cui fare riferimento, è solo davanti agli ordini del potere e alle ingiunzioni della presentatrice: “Ti ricordo che devi continuare, tocca a te. Ci assumiamo noi ogni responsabilità!
Il 60% dei concorrenti che hanno tentato una contestazione ha ripreso comunque il gioco, cercando una soluzione diversa all’insubordinazione, suggerendo la risposta giusta alla vittima nella capsula o tentando in qualche modo di trattare con l’autorità, in un conflitto tra le proprie convinzioni morali e le regole imposte dallo spettacolo. Suggerire è un modo morbido di contestare l’autorità e allo stesso tempo un tentativo di togliersi di dosso responsabilità e quindi colpa. 

Privati della capacità di pensare dalla crescente pressione operata su di loro, i concorrenti hanno reazioni istintive come le risate nervose; ridere allenta lo stress della tensione e riporta l’individuo a uno stato di maggior tranquillità, facendo risalire l’inclinazione all’obbedienza. La presenza della presentatrice fa sentire i concorrenti sollevati da ogni colpevolezza e alcuni si lasciano andare a commenti del tipo: “Mi odierai per questo ma devo farlo!” oppure “Non mi lasciate alternative!”. Alla fine la percentuale di obbedienza è stata dell’81%, contro il 62% dell’Esperimento Milgram, ma in una variante in cui il concorrente è stato lasciato solo con il pubblico, senza la presentatrice incarnazione del potere, il risultato è sceso drasticamente al 25%.
Questo risultato significa che, in un panorama televisivo sempre più aberrante, dove in genere la tv commerciale ha puntato sugli istinti umani più bassi per incrementare gli ascolti, con spettacoli che mostrano torture, è il caso del Giappone, roulette russa e autopsie in diretta, succede su alcuni canali inglesi, oggi 8 persone su 10 sono pronte ad accettare la morte in tv.

E’ necessaria molta forza per opporsi all’autorità e il totalitarismo teme la forza dell’individuo che sa anche disobbedire. Nel momento più toccante del film rivediamo le storiche immagini di piazza Tienanmen con uno studente solo a sbarrare la strada ai carri armati, alla fine della sequenza vediamo poliziotti in borghese portare via con la forza il giovane contestatore. Non sappiamo il suo nome e non sapremo mai quale è stato il suo destino, ma il suo coraggio resta e rappresenta oggi una luce di speranza per migliaia di cinesi.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Le jeu de la mort
  • Regia: Thomas Bornot, Gilles Amado, Alain-Michel Blanc Con: Tania Young, Laurent Ledoyen, Jean Leon Beauvois, Denis Loubaton, Lucie Jousse, Julia Bergasse, Hervé
  • Scritto da: Christophe Nick
  • Montaggio: Christophe Bouquet
  • Produzione: Christophe Nick per Yami 2 con la partecipazione di France Télévisious
  • Genere: Documentario
  • Origine: Francia, 2010
  • Durata: 93’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina originale sul dvd francese.
  Le jeu de la mort è stato trasmesso in Francia
  da France2, in Italia è stato presentato al
  Roma Fiction Fest e trasmesso in tv da La7
- Il logo del finto reality
- Concorrenti guardano la presentatrice
  Tania Young per alleggerirsi il senso di colpa
- L’attore Laurent Ledoyen è la vittima
  Jean-Paul
- Lo psicologo Jean Leon Beauvois /
  Una delle concorrenti che ha saputo
  dire No! / Christophe Nick ha scritto e
  prodotto il documentario
- L’immagine storica della rivolta in
  piazza Tienanmen, Pechino,
  15 Aprile/4 Giugno 1989

 

IN COPERTINA
L’Esperimento Milgram all’università di
Yale degli anni ’60