Re-Cycle: una mostra, diverse prospettive

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 23 Dicembre, 2011

Parlare di riciclaggio in un contesto allargato e più ampio rispetto a quello a cui siamo comunemente abituati. Riciclaggio, non solo dei materiali ma anche degli spazi e degli ambienti architettonici attraverso un (ri)utilizzo consapevole e proiettato verso il continuo rinnovo del paesaggio.
1-permanent error pieterhugo aissah salifu
In questo contesto si colloca la mostra Re- Cycle. Strategie per l’architettura, la città e il pianeta che fino al 29 aprile 2012 sarà ospitata dal MAXXI di Roma con un triplice scopo, come afferma Pippo Ciorra, Senior Curator del MAXXI Architettura nonchè curatore della mostra stessa insieme al dipartimento curatoriale di architettura del museo:  Il primo è una irruzione in piena velocità sulle questioni di massima attualità dell’architettura, in particolare la relazione complessa tra la ricerca espressiva d’avanguardia, prossima all’arte, e l’attenzione all’ambiente, così minuta da avvicinarci all’ecologia. Il secondo ha a che fare con quello che architetti debbano intendere come “sostenibilità” in un paese e in un continente già troppo costruito. Il terzo è in realtà una presa di posizione sulle tecniche e sulle modalità di recupero dei nostri paesaggi e le nostre città, alla luce della scarsa efficienza di piani, programmi e altri approcci tradizionali.

L’imponente struttura di Zaha Hadid si presta perfettamente a coprire le differenti prospettive curatoriali a partire dallo spazio circostante il museo in cui l’installazione dei brasiliani Fernando e Humberto Campana crea un legame quasi organico tra interno ed esterno mentre il lavoro “in progress” del collettivo tedesco raumlaborberlin da' conferma di come sia possibile, nella pratica, creare effettivamente qualcosa ex-novo utilizzando unicamente elementi di recupero.
2-raumlaborberlin officina roma
Infatti, se da un lato abbiamo Maloca un’opera dalla struttura aggettante realizzata in rafia, legata simbolicamente al senso di protezione della capanne sudamericane a cui fa riferimento; dall’altro quello che si presenta è un vero e proprio cantiere in cui la collaborazione tra gli artisti tedeschi e gli studenti partecipanti al workshop porterà alla costruzione di una struttura abitativa completamente “riciclata”.

Oltre a questi lavori site specific, realizzati sotto la curatela di Domitilla Dardi, all’interno delle sale espositive, invece, il percorso prende di volta in volta forme diverse passando dall’orientamento tecnico a quello più storico e culturale legandosi anche all’indagine sulla memoria e ad un’analisi per certi versi disincantata della contemporaneità.

E’ quello che accade nella sala Carlo Scarpa situata al piano terra, dedicata alla mostra di Peter Hugo Permanent Error, curata da Francesca Fabiani, che, con riferimento all’espressione utilizzata nel linguaggio informatico, mette in luce l’attualissima problematica dell’e-waste attraverso ventisette scatti realizzati nella discarica di Agbogbloshie (Ghana).

3-maloca fratelli campana
Tra cavi, tastiere e rifiuti tecnologici di vario genere, nei ritratti scattati dal fotografo originario di Johannesburgh sembra di rivedere le scene del film District 9 (Neil Blomkamp, 2009) accostati a riferimenti legati alla generazione di artisti africani post apartheid le cui tematiche principali vengono recuperate e assemblate ad un contesto che evoca un immaginario quasi cyber e post atomico in cui il ritratto non rappresenta solamente l’individuo ma la condizione umana stessa.

Lo stesso grande impatto emotivo e lo stesso potere evocativo sono parte integrante del video/ documentario Spelling Dystopia di Nina Fischer e Maroan el Sani in cui il tema distopico, presente nel titolo stesso, è tradotto nella ricerca sulla memoria relativa all’isola giapponese di Hashima.

Da questo punto in poi la mostra si evolve passando in rassegna una serie di progetti legati all’architettura, all’urbanistica e alla quotidianità, partendo, con ironia, dall’installazione sonora Music on Bones legata al “riciclo” delle radiografie per l’incisione della musica (comunemente ascoltata su vinile) nell’epoca della Guerra Fredda tra il 1946 e il 1960.

Un progetto che incuriosisce e che comunque introduce, nella complessità della mostra, la necessità, la volontà o l’interesse verso la trasformazione, anche radicale.

Questo aspetto è certamente più evidente nel susseguirsi di progetti che vengono presentati procedendo nel percorso; come nella sezione The Detroit Effect dedicata alla città statunitense anche nota come Motor City, quasi una Pompei americana, per la quantità di edifici completamente trasformati dalle necessità urbanistiche. Teatri che diventano parcheggi; soffitti a volta affrescati che diventano tettoie di depositi e la mappatura di una città che contempla l’impellenza di fondere elementi, tutto in un grande paradosso culturale e storico.

All’opposto, il recupero di luoghi in termini di spazio abitativo e/o lavorativo diventa centrale nella ricerca di nuove prospettive, come accade nel caso dei silos gemelli a Copenhagen realizzati da MVRDV o degli spazi modulari dei container.
4- museo storico del trentino elisabetta terragni
Un esempio assolutamente spettacolare di re-strutturazione urbana, in linea con uno dei simboli della città stessa è il progetto della High Line di Manhattan in cui una ferrovia sopraelevata, da luogo di transito per mezzi diventa un giardino, o meglio, un vero e proprio parco pubblico in cui uno studio “agritettonico” viene applicato ad un contesto, quello ubano-ferroviario, tipico della grande metropoli statunitense; mentre, sempre a New York, a Staten Island, per la precisione, il progetto di James Corner è dedicato alla trasformazione di una discarica in un parco.

La ricerca del “verde urbano” è tuttavia solo una delle molteplici modalità in cui possono essere rivissuti gli spazi e le strutture poichè, come si evince perdendosi tra I progetti, le immagini e I video in mostra, anche la cultura stessa, e I luoghi della cultura possono beneficiare di tale recupero.

E’ quello che accade in Trentino, al Museo Storico, che grazie ad un progetto di Elisabetta Terragni e del suo Studio, puo’ trovare dimora all’interno di un tunnel autostradale nel recupero non solo dello spazio, ma anche della memoria.

Altrettanto d’impatto, visto che ci troviamo a Roma, è il progetto di Superstudio per la sopraelevazione del Colosseo alla ricerca di un Monumento Continuo come lo stesso nome dell’idea vuole definirlo.

Passando attraverso diversi media, tra cui il video, tra gli ottanta lavori in mostra, ci si imbatte anche in un super Blob, ovvero una maratona, denominata MAXXIBlob, del famoso programma che immancabilmente contribuisce televisivamente al ri-editamento di elementi televisivi pre-esistenti.

Uno sguardo ad Oriente viene rivolto con la documentazione video, e non solo, all’impressionante struttura realizzata tra il 2008 e il 2010 a Tai Pei in occasione della Flora Expo da Miniwiz. Ospitata da un padigione di 2000mq realizzato con piccoli moduli in PET questo esempio di riciclo architettonico fornisce non solo un esempio di grande innovazione ma anche una prospettiva assolutamente unica.
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In mostra non mancano riferimenti a storici architetti come Frank O.Gehry e a luoghi che si presentano, nella  loro forma attuale, come location sorte dalla rinascita di spazi preesistent, come il Palais de Tokyo di Parigi; ed è proprio grazie a questa coralità di esempi che vanno dall’intimo abitativo fino al grande spazio pubblico che è insita la forza di questo progetto espositivo; in grado di aprire una grande porta verso una consapelozza estetica maggiore e verso lo sviluppo di vedere oltre quello che già esiste per una riconsiderazione di un paesaggio condiviso.
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Dettagli

Didascalie immagini

  1. Pieter Hugo, Aissah Salifu,
    c-print, cm. 175 x 175, Digital C-Prints © Pieter Hugo, Courtesy Galleria Extraspazio, Roma; Michael Stevenson Gallery, Cape Town; Yossi Milo, New York. Tutte le immagini sono state scattate tra il 2009 e il 2010 ad Agbogbloshie, Accra (Ghana)
  2. Raumlaborberlin, Officina Roma,
    foto di Inventori di Mondi (2011)
  3. Fernando e Humberto Campana, Maloca, (2011)
  4. Museo Storico del Trentino
    Elisabetta Terragni - Studio Terragni Architetti Trento, Italia / Italy 2007 - 2009
  5. High Line
    James Corner Field Operations, Diller Scofidio + Renfro, Piet Oudolf New York, NY, Stati Uniti / United States 2004 - 2009 (Fase I / Phase I), 2011 (Fase II / Phase II)
  6. High Line
    James Corner Field Operations, Diller Scofidio + Renfro, Piet Oudolf New York, NY, Stati Uniti / United States 2004 - 2009 (Fase I / Phase I), 2011 (Fase II / Phase II)

In copertina:
Museo Storico del Trentino
(particolare) Elisabetta Terragni - Studio Terragni Architetti Trento, Italia / Italy 2007 - 2009

a cura di Pippo Ciorra e del MAXXI Architettura

Catalogo Electa

Mappa

Dove e quando

Re – Cycle, strategie per l’architettura, la città e il pianeta

  • Date : 01 Dicembre, 2011 - 29 Aprile, 2012
  • Indirizzo: Maxxi - Museo nazionale delle arti del XXI secolo - Roma
  • Sito web

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