Raymonda scaligera: filologicamente coup de théâtre
di // pubblicato il 19 Novembre, 2011
Grande successo di pubblico e critica per il balletto Raymonda che ha animato il palcoscenico del Teatro alla Scala per i mesi di ottobre e novembre.
L’ardua impresa di ricostruire il capolavoro di Petipa e Glazunov, basato sull’esile trama ideata da Lidia Pashkova, andato in scena per la prima volta al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo nel 1898, si è rivelata vincente. Il progetto curato da Sergej Vikharev e Pavel Gershenzon e voluto dal direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Makhar Vaziev non ha deluso le attese trepidanti di ballettomani, studiosi e addetti ai lavori e non.

Grazie alla Raymonda scaligera la grandeur dell’allestimento imperiale alla ‘pietroburghese’ ha ripreso vita, offrendoci proprio l’apoteosi di sfarzo, colori e brio nella quale si distinse la ballerina milanese Pierina Legnani, a cui lo spettacolo originariamente era dedicato.
Le magnifiche scene in prospettiva con praticabili, i lussuosissimi costumi, l’impiego dei giovanissimi allievi della Scuola di Ballo, la presenza di varie ‘glorie’ con tanto di palme dorate per il sogno del II atto e gli innumerevoli figuranti sono tutti elementi che hanno concorso a ricreare con precisione il gusto e lo stile compositivo dell’epoca. Questi ‘preziosi arricchimenti’ persi dal balletto durante il suo iter novecentesco - in quanto considerati dai coreografi del XX secolo sia in Russia che in Occidente del tutto superflui - sono tornati a risplendere nel teatro milanese, presentandoci così l’autentica natura degli spettacoli voluti al teatro dello Zar.

Il personaggio della giovane contessa Raymonda - messa al bivio nella scelta tra l’amore cortese del suo Jean de Brienne, cavaliere al servizio di Andrea II d’Ungheria, e l’estasi carnale dei sensi del saraceno Abderahmann - ricondotta sulla retta via dalla Dama Bianca, protettrice della stirpe dei Doris, ha ritrovato per le rappresentazioni milanesi delle validissime interpreti. La russa Olesia Novikova dalla tecnica formidabile, creatrice del ruolo per la prima, ha passato, poi, il testimone delle sei variazioni della contessa di Provenza, distillato purissimo dello stile di Petipa, alle italiane Marta Romagna, Mariafrancesca Garritano, Francesca Podini e Petra Conti. Ultima a debuttare nel ruolo dell’aristocratica medioevale, la giovanissima Petra Conti ha offerto un’interpretazione equilibrata e precisa, segnalandosi per la dolcezza e il ventaglio di sfumature date alle variazioni e la padronanza della pantomima.

L’antagonismo maschile sul quale si gioca buona parte del balletto ha visto contrapporsi Friedemann Vogel a Mick Zeni, Eris Nezha e Gabriele Corrado a Andrea Volpintesta e infine Antonio Sutera a Massimo Garon per i ruoli, più pantomimici che danzati, di Jean de Brienne e Abderahman. ‘Mondo’ cristiano contro ‘mondo’ musulmano, razionalità contro sensualità, apollineo contro dionisiaco, è questo il conflitto presentato in maniera semplice e lineare nel balletto Raymonda e stigmatizzato proprio nelle figure di Jean de Brienne e Abderahman.
A ricondurre tutto alla normalità ci ha pensato la Dama Bianca, vero e proprio deus ex machina che, conducendo a morte certa il saraceno, consacra l’unione dei due innamorati.
Un riconoscimento particolare spetta, inoltre, all’intero Corpo di Ballo che sulle note di Aleksandr Glazunov, eseguite dall’Orchestra del Teatro alla Scala diretta dalla bacchetta del russo Michail Jurowski, ha dato prova di alto livello tecnico e duttilità, interpretando sapientemente le distinte ‘atmosfere’ d’ensemble richieste dalla partitura coreografica di Raymonda.
Solenne e armonioso per le ‘basse-danze’ trobadoriche e provenzali dal sapore medioevale al I atto, di rigore accademico e sensualmente esotico rispettivamente per il Valse fantastique e per le varie Entrées arabo-ispaniche culminanti nel Bacchanale del II atto ed infine brioso, accattivante e coinvolgente per le danze di carattere Grand pas hongrois e Mazurka dell’atto III squisitamente magiaro, il Corpo di Ballo è stato la solida base sulla quale si è potuto erigere Raymonda.

Per il balletto anche i giovanissimi allievi della Scuola di Ballo, diretta da Frédéric Oliveri, hanno preso parte alle danze. Graziosi e dolci ma al contempo sicuri nei passi da eseguire, con la loro presenza hanno richiamato la naturale cooperazione tra sezioni produttive e sezioni didattiche nella Pietroburgo dello Zar per l’allestimento di spettacoli così grandiosi.
Questa impegnativa ricostruzione filologica di Raymonda, frutto di ricerche d’archivio effettuate da una vera e propria equipe in dialogo costante con le varie componenti della ‘macchina teatro’ per la sua produzione, ci induce a riflette su alcuni sentieri percorsi dall’arte della danza oggigiorno.
L’idea di ‘ripristinare’ filologicamente molti titoli storici sta ormai diffondendosi verso ogni genere e periodo. E da coloro che vivono all’interno del mondo delle arti performative l’operazione del ‘ricostruire’ è avvertita come una preziosa indagine da attuare sul ‘gesto’ e sul ‘codice’ coevi all’opera. Lo spettatore, invece, nel caso di un balletto come Raymonda, lasciandosi trasportare in un ‘viaggio scenico’ nel tempo - dove riscoprire i ballabili prima perduti, l’ampiezza dell’allestimento originario e le scene di pantomima un tempo tagliate - percepisce il differente senso dato alla ‘teatralità’ della danza in passato.
Appuntamento, dunque, al Teatro alla Scala per chi volesse tuffarsi in questa esperienza con il ritorno di Raymonda, in scena per la prossima stagione dal 3 al 13 ottobre 2012.