Quante idee in Testa!

di Cecilia Limpido // pubblicato il 12 Maggio, 2010

"La creatività richiede allenamento, proprio come fare i 100 metri; occorre provare, provare e non avere paura di perdere tempo sullo stesso tema. La ricerca su un determinato soggetto è bella e appassionante, ma anche creare in libertà è una sfida avvincente." Armando Testa

Non solo il più importante pubblicitario italiano. Ma un grande creativo. Un artista eclettico che ha saputo fronteggiare la complessità delle reti visive percorrendo tutti i campi espressivi da lui conosciuti, dalla fotografia al fotomontaggio, dal disegno alla grafica, dalla pittura alla scultura, dalla regia televisiva al design. La mostra “Armando Testa. Il design delle idee”, ospitata al PAC di Milano fino al 13 giugno, intende affiancare ai risultati più celebri del Testa pubblicitario, alcuni aspetti meno noti della sua creatività, ovvero le sue realizzazioni come progettista d’oggetti, tutte quelle idee grafiche che sono arrivate a uno sviluppo plastico.

Ma qual è il segreto della sua creatività? Tanto dell’autore dei Caroselli quanto del designer moderno, intendo. Sicuramente, al di là di un interesse commerciale o meno, Testa ha introdotto uno spirito nuovo: da una parte la grande ironia che connota tutta la sua produzione, dall’altra il gusto per la narrazione e la fiction che lega tutti i segni dei suoi manifesti. Secondo lo storico dell’arte Germano Celant, Testa “introduce esseri dalle origini complesse e sconosciute, figure che scaturiscono dalla mescolanza dei corpi, sono di natura eterogenea e si muovono a metà tra i territori linguistici del realismo e dell’astrazione”. Sono creature che meravigliano e seducono, che offrono un’atmosfera onirica e chimerica in cui il messaggio rivela qualcosa di eccezionale.

Come non pensare allora alla relazione amorosa tra il Caballero Misterioso e Carmencita, non solo semplici coni di gesso bianco ma emblemi di un’entità fantastica e immaginaria in cui il pubblico amava riflettersi. O al manifesto per i costumi da Bagno Beatrix, del 1965, che “con estrema soddisfazione di Armando sollecitò il comportamento del consumatore, che in strada, strappò e lacerò i manifesti, cercando di trovare sotto la striscia nera che copriva il seno della modella, una sua “apparizione” reale”, come racconta Celant. Diventa più facile allora per noi comprendere appieno gli spunti riflessivi del maestro, che “come grafico e pubblicitario” si definisce “innamorato del segno puro” ma quando “deve comunicare con il vasto pubblico” sente “la necessità di creare un simbolo, un marchio figurativo, capace cioè di diventare personaggio oltre la carta stampata e vivere, muoversi, parlare in televisione.”

Se il Testa dei Caroselli ci ammalia con un mondo magico abitato dai Paulista, dai tondi Papalla e dall’ippopotamo Pippo, il mondo della cartellonistica non resta indenne da una contagio tanto fantasioso. La volontà di “stringere la mano al kitch e interpretare spaghetti, frutta, prosciutto e uova in liberi e voluttuosi accostamenti”, si traduce in una serie di “manifesti da mangiare”: mentre Capri nel 1988 si trasforma in due frammenti di formaggio Parmeggiano, gli “Amanti” del 1985 sono due olive che dormono in un morbido cuscino di ravioli sotto lenzuola di spaghetti. Le innumerevoli fantasticherie erotico-gustative con rinvii all’esercizio della “carne”, quale piacere corporale, invadono anche la locandina per il film di Paolo il Caldo del 1973 e il manifesto Citterino del 1976. 

L’immaginario del Testa designer è ugualmente costituito da segni elementari: la linea verticale, orizzontale, il cerchio e il triangolo vengono manipolati per creare figure all’infinito. Le sfere di Punt e Mes sono il risultato “del suo processo di osservazione della natura e di quanto vi è di più semplice in essa, che la sua curiosità giocosa e ironica tramutava in qualcosa d’altro, per creare stupore” – secondo Gemma Testa. La sedia AT del 1990 ha invece un valore performativo: ispirandosi a una delle tante conferenze a cui partecipava e in cui il relatore risultava noioso, Armando ipotizza una sala piena di queste sedie e il pubblico, incluso lui, che a un certo punto si siede a cavalcioni con le braccia e il capo sulla T per poter fare una solenne russata. 

Il cortometraggio di Pappi Corsicato dal titolo “Povero ma moderno”, presentato con successo e premiato alla Mostra Cinematografica di Venezia 2009, ci introduce, infine, cosa non da poco, al lato umano di questo autorevole sognatore che non esiteremmo a definire il miglior “operatore della comunicazione globale”.

 

Dettagli

DIDASCALIE

  • Alcune immagini dell'allestimento
    credito fotografico ©Tilde De Tullio

Mappa

Dove e quando

ARMANDO TESTA. IL DESIGN DELLE IDEE

  • Fino al: - 13 Giugno, 2010
  • Indirizzo: Padiglione d'arte contemporanea, via Palestro 14, Milano
  • Sito web

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