Quando il tessuto diventa scultura
di // pubblicato il 13 Aprile, 2009
Nella maggior parte dei casi il termine scultura viene associato ad una statua, una figura in marmo o comunque in pietra... invece nella bellissima città di Venezia il tessuto si trasforma in scultura.
La Fondazione Musei Civici di Venezia rende omaggio a Roberto Capucci con una straordinaria mostra a palazzo Fortuny, casa atelier di Mariano, che documenta - attraverso trenta abiti-scultura , realizzati tra il 1978 e il 2009 - l’evoluzione di questa fase del percorso artistico del maestro.

Capucci, enfant prodige della Moda, apre a vent’anni, nel 1951, il primo atelier. Dal celebre abito Colonna, elemento di rottura con la tradizione sartoriale che , a fine anni settanta, inaugura la fase degli abiti-scultura, al Ventaglio simbolo di creatività libera; dalle creazioni degli anni ottanta – con inserti a pannello, tubolari, a forma di fiore, di scatola, di capitello…-, tra cui Fuoco, con il volume del plissé verso l’alto, alle straordinarie opere degli anni novanta, che consacrano Capucci nel mondo dell’arte, con la partecipazione alla Biennale di Venezia del Centenario (1995) e mostre nei maggiori musei del mondo.

Tutta la sua produzione rimanda, soprattutto, all’eterno sogno umano del superamento dei propri limiti, attraverso la creazione di abiti di dimensioni impossibili, con propaggini asimmetriche, ali d’uccello o farfalla, zampilli serici, grandi code…. In essi le forme naturali del corpo si oltrepassano in una sorta di dimensione “divina”, astratta, priva di esigenze materiali, fisiche, temporali.
Secondo il parere di molti Capucci è riuscito in un preciso intento artistico, realizzando vere e proprie opere d’arte. Abiti scultorei sbocciano in un turbinio di linee e colori che riescono ad oltrepassare i limiti del gusto di una stagione o di un’epoca.

Partner del progetto è Vhernier, creatore di gioielli con una forte valenza artistica, che espone le sue opere orafe al primo piano del Museo. Pezzi unici, lavorati dalle mani di artigiani in grado di rendere ogni creazione irripetibile. I gioielli scultura di Vhernier incontrano e dialogano con altrettanti abiti di Roberto Capucci, su un palcoscenico – Palazzo Fortuny – in cui respirare l’eredità culturale di colui che per primo ha reso possibile il dialogo tra arte e moda.

Un incontro inaspettato tra abiti e gioielli legati da una comune ricerca nelle forme e nei colori e da un’ispirazione proveniente dalla natura, dall’arte, da geometrie e architetture. Elementi che caratterizzano anche le Spille Spirali che Vhernier ha creato per l’occasione.
Calogo: Catalogo Skira con interventi di Carlo Bertelli e Doretta Davanzo Poli.