Quando i ricchi vanno in Paradiso: il lusso funerario della Daunia

di Cecilia Limpido // pubblicato il 04 Agosto, 2011

"Lo spreco necessario. Il lusso nelle tombe di Ascoli Satriano" è il titolo della mostra che sarà ospite fino a mercoledì 16 novembre al Polo Museale di S. Maria del Popolo di Ascoli Satriano (Foggia), in occasione del Centocinquantesimo Anniversario dell'Unità d'Italia. L’esposizione mette in evidenza lo scenario della ricchezza e del privilegio di Ausculum, importante centro del Carepelle, attraverso l’accurata regia e l’evidente strategia del potere che segnano le tombe del lusso in un ampio arco cronologico che va dall’età classica alla prima età imperiale.

Se è vero che il carattere ostentatorio dei beni di lusso da sempre coagula interessi e giudizi di valore, non ci si stupirà nello scoprire che l’introduzione nelle tombe di oggetti realizzati in materiali pregiati, dall’oro all’argento dall’ambra al vetro, hanno permesso l’individuazione dello status sociale del defunto e del linguaggio simbolico del rito. Laddove la selezione qualitativa e quantitativa degli oggetti rappresentava il carattere di differenziazione sociale, non era neanche necessaria una complessità architettonica e monumentale delle strutture funerarie, lontane tanto dalle tombe a fossa coperte da tumuli quanto dalla tipologia a camera.

La preziosità della documentazione funeraria emerge nei momenti iniziali del IV secolo a.C., con la tomba a fossa di Valle Castagna, riservata a tre sepolture: ornamenti in oro e argento si accompagnano a vasi di importazione, sottolineando l'importanza dei meccanismi di acquisizione dei materiali di pregio attraverso canali di scambio dall'area del Melfese. In questo orizzonte, tra IV e III secolo va collocato uno stupefacente rinvenimento: “la tomba delle oreficerie d’argento”. La preziosità della sepoltura si scopre nel monile indossato dalla figura femminile che vi giaceva. Si tratta di un preziosissimo bracciale d’argento chiuso decorato con scene di grifoni e leoni predatori, produzione “esotica”, tipica sia tecnica di lavorazione sia per scelte figurative degli orafi del Mediterraneo orientale.

Nel corso del II secolo a.C. si assiste al consolidamento dei traffici commerciali tra i maggiori centri di produzione di oggetti di pregio del Mediterraneo e il territorio italico. I maggiori esponenti dell’aristocrazia al potere sono gli acquirenti delle coppe di vetro di probabile produzione alessandrina e delle anfore vinarie provenienti da Rodi. Nelle tombe si coglie, come sua massima espressione, l’accessibilità al lusso di questo corpo sociale in parte romanizzato, che si adegua alle mode e ai comportamenti ellenici. I vetri, i bronzi e le produzioni orafe diventano pertanto l’amalgama del mondo culturale ellenistico.

La “tomba del cammeo”, tomba a incinerazione del I sec. d.C., chiude questo straordinario percorso. Dagli spilloni lavorati, dalla gemma cammeo e dal contenitore di ambra rossa si risale quasi certamente ad una sepoltura femminile della nobiltà al potere, di impronta etnico-culturale assorbita dalle genti in arrivo dalle regioni centro-italiche. Il lusso della sepoltura rimanda al ruolo che la donna riveste all’interno della famiglia di appartenenza, con richiami evidenti alla seduzione e alla bellezza.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Corona e bottoncini reticella capelli
  • Coppa vetro
  • Donne in abbigliamento del IV secolo
  • Donna con cofanetto Bracciale argento


IN COPERTINA
Bracciale argento (particolare)

 

n.b.
ci scusiamo per le didascalie incomplete,
ma non ci sono state fornite

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 16 Novembre, 2011
  • Indirizzo: Polo Museale di S. Maria del Popolo, Ascoli Satriano (FG)
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)