Quando esistevano gli eroi potevano esserci grandi statue
di // pubblicato il 17 Marzo, 2011
E' difficile festeggiare con la tragedia giapponese, ma il 17 marzo è arrivato e fa piacere vedere quanti tricolori sventolano alle finestre, non per gesta calcistiche, ma per senso civico, desiderio di appartenenza di un Popolo in percentuale molto meno influenzabile di quanto si pensi o speri.
Restano attuali i temi espressi nell'omaggio dell'Associazione all'Italia Unita (Iperuranio dicembre 2010) anche perché, da allora, è stato terrificante assistere alla volontà sistematica di relegare la Cultura a un'inutile cariatide ripiegata su se stessa.
Se negli anni Ottanta lo yuppismo riconosceva i propri adepti semplicemente guardandoli e senza bisogno di osservarli, oggi invece, l'assenza anche della minima traccia di decoro e il lessico identificano coloro convinti che i soldi possano comprare proprio tutto, parlamentare docet!
Candidamente continuo a chiedermi come si possa credere in massa a tutte le verità rivisitate da autentici esperti in materia. Documentarsi è impegnativo, esattamente come riflettere o difendere un'idea, molto meno faticoso acquistare un quotidiano e leggerlo. Certo, certo, non è poco se lo si rapporta, in epoca di social network, al nozionismo del dare a tutto solo una scorsa veloce per mancanza di tempo. In effetti, pervadendo la convinzione di lasciare ai posteri le proprio gesta, in tanti si affannano a scrivere, scrivere... scrivere usando il linguaggio parlato, senza punteggiatura, senza provare neppure a correggersi, assolutamente senza parlarsi, schivando il confronto, evitando il pericolo di sostenere gli occhi altrui.
Isolamento collettivo per il terrore della metastoria?
"Ahi serva Italia,
di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello! "
(Dante Alighieri, Commedia, Purg. canto VI, vv 76-78)