Quando cala il sipario: Margarita Broich e la rappresentazione che continua

di Cristiano Fioravanti // pubblicato il 01 Maggio, 2011

Debuttare, avendo ricevuto carta bianca, è come il classico "parli di un argomento a piacere" incubo di ogni ex universitario che si rispetti.
A Berlino l'offerta culturale è sconfinata, a volte anche un po' dispersiva, ma non c'è arte buona dove non si osa e dove non c'è, parallelamente, anche la cosiddetta "arte cattiva".
Con calma e sangue freddo, dopo un ulteriore controllo di tutte le attuali proposte, ho deciso di dedicarmi ad una mostra fotografica che ha a che fare con il teatro: commistione familiare avendo iniziato l'avventura lavorativa in teatro proprio come fotografo di scena.
E' subentrato poi il ricorrente, e ormai noioso, motivo del terrore della pagina bianca e qui è tornato in mente un piccolo espediente suggerito dalla professoressa di italiano delle superiori "trova una parola che si ricolleghi all'argomento di cui devi scrivere, cerca la definizione su un buon dizionario e vedrai che ti si aprirà un mondo".
E così è stato.
Straniamento: (definizione del Devoto-Oli) in letteratura serie di artifici linguistici con cui lo scrittore rivela aspetti inediti di una realtà nota.
Questa definizione, con le dovute sostituzioni concettuali, calza a pennello alla mostra “Wenn der Vorhang fällt Margarita Broich - Fotografien" in corso, fino al 30 maggio, al Martin Gropius Bau (edificio che si trova direttamente su quello che è stato per quasi trent’anni il confine più famoso tra mondo occidentale e mondo sovietico: il Muro).
La mostra rientra nella manifestazione-contenitore “Berliner Festspiel” che quest’anno festeggia i sessant’anni in una città sempre più eclettica.

Margarita Broich nasce nel1960 in Germania ed inizia i suoi studi di fotodesign a Dortmund per poi diplomarsi alla scuola superiore d’arte in recitazione nei mitici anni ottanta berlinesi. Il primo vero contatto lavorativo col teatro lo ha come fotografa di scena lavorando per la Schauspielhaus in Bochum sotto la direzione di Claus Peymann.
Diventata attrice, non perde di vista ciò che ogni attore nasconde alla fine di ogni rappresentazione quando si è in quella fase di passaggio, limbo diciamo così, in cui si sta smettendo i panni del personaggio e rientrando in se stessi: un momento intenso e pieno di niente e di tutto, che Magrarita Broich ha deciso di immortalare in questa serie di fotografie, dopo un episodio che lei stessa ci racconta e che il curatore Hanns Zischler mette come prologo della mostra stessa: “Alla fine di una replica di uno spettacolo di Christoph Schlingensief nel 2010 tornai in camerino imbrattata di sangue artificiale e specchiandomi per caso vidi qualcosa che mi inquietò profondamente. Credo che questo episodio sia stato il detonatore che mi dette l’idea di fissare, per mezzo della fotografia, questo 'stato di mezzo' dopo la fine di una rappresentazione…” .
Dietro ogni teatro, ogni attore e ogni spettacolo, che ogni sera, in contemporanea, occupano milioni di teatri di tutto il mondo, non importa se sei in Germania o in America, Italia o Iran, queste emozioni sembrano accomunare tutti i teatri del mondo: paradossale no?
Un'arte con aspetti prevalentemente regionali o nazionali come il teatro, ha all’interno sentimenti che, anche se espressi in mille idiomi diversi, hanno alla base la stessa sostanza. La mostra può essere letta come un percorso attraverso i teatri berlinesi e tedeschi, ma con un forte accento internazionale.
Si può anche prescindere dalla conoscenza diretta degli artisti rappresentati e concentrarsi sulla magia che provoca una foto di scena, dietro le quinte, quando il sipario cala.

Dal punto di vista prettamente organizzativo-logistico la mostra risulta molto semplice e di piacevole fruizione. Oltre 60 ritratti divisi in due corridoi separati da quello centrale, dove si entra e dove campeggiano due enormi gigantografie di due gemelle di kubrikiana memoria e una coppia, attore-tecnico luci.
Gli artisti non hanno ancora del tutto smesso gli abiti di scena, o definitivamente lasciato le quinte, che subito la fotografa attrice li immortala chiedendogli un nuovo sforzo dopo la rappresentazione teatrale. Osservando le foto si può seguire una nuova rappresentazione dopo la rappresentazione.
Conosco bene questo sentimento del fotografo di scena che non si sente, e in realtà non è, solo un esecutore di scatti su luci sistemate da altri, in una scena pensata e montata da un altro regista. Il fotografo di scena vede riconosciuta (e nello specifico la Broich palesa questo desiderio) la sua parte di regia, la sua parte creativa.
Il percorso fotografico in cui il curatore ha scelto di farci muovere aiuta anche a percepire tutto il sentimento che, nel bene e nel male, si nasconde nel mondo del teatro dove il saggio detto popolare "siamo tutti sulla stessa barca" vale qui più che per altre arti. Il palco misto alla adrenalina fa diventare tutti compagni di "(s)ventura”. 
Ma la fotografa, a differenza dell'attrice Margarita, è timida e lascia fuori scena la sua presenza, sempre per quel senso di saggio e elegante pudore che il fotografo deve sempre avere. Nei visi ritratti si nota proprio il dedicare questo momento dello scatto alla fotografa da parte degli attori che si stanno struccando con un immediato rimando al quadro del Velazquez al Prado "famiglia reale", grande esempio di alta arte dove il fuori scena entra prepotentemente dentro e diventa appunto protagonista assoluto.
Un altro aspetto interessante delle foto della Broich è quello degli sfondi: sempre molto reali e concreti. Le foto si potrebbero definire convenzionali, senza intendere la parola convenzionale in senso necessariamente negativo; ben costruite, ben recitate e la composizione, sia essa verticale orizzontale, centrata o sbilanciata, ha un che di naturale che ci rassicura.
In una parola si cercano delle convenzioni che in teatro alla fin fine sono necessarie e anche di aiuto alla codifica di certi messaggi che l’artista vuole far passare. E lo spettatore non è spiazzato completamente, ma ben cullato e protetto così da lasciarsi andare e percepire tutto l’amore che la fotografa ha messo nei suoi ritratti nonché la stima per i propri colleghi e per il lavoro che insieme contribuiscono a far crescere. 
Una sorpresa per il pubblico scoprire l’attrice una poetessa di ritratti ben diversa da come la maggior parte di noi la conosce, ma che insegna come la foto richieda di essere guardata, possibilmente in grande formato, con amore; di essere avvicinata e poi allontanata di nuovo per poi essere nuovamente avvicinata per poter apprezzare quello che la realtà non ci potrà mai restituire; le meravigliose pieghe (rughe per i prosaici) delle mani dell’attrice Rutha Ghloess... nella foto... le pieghe ci restituiscono così tanti sentimenti e tribolazioni che l’attrice ha passato lavorando nel teatro, talmente vere e commoventi e piene di storie che vorremmo baciarle subito, scatenando sicuramente la sorpresa di una donna che rimarebbe rapita dal buon vecchio baciamano, ormai ahime caduto in disuso.

 

Dettagli

Plakat zur Ausstellung
"Wenn der Vorhang fällt.
Margarita Broich – Fotografien

Gestaltung: Steenbrink Vormgeving, Berlin

Margarita Broich
Rosebud
Volksbühne am Rosa-Luxemburg-Platz,
Berlin, 21.12.2001
© Margarita Broich

Mappa

Dove e quando

Wenn der Vorhang fällt Margarita Broich - Fotografien

  • Fino al: - 30 Maggio, 2011
  • Indirizzo: Martin Gropius Bau, Niederkirchnerstr. 7, Berlin
  • Sito web

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