Quando cadrà la pioggia tornerò: Takuji Ichikawa

di Giacomo Alberti // pubblicato il 13 Febbraio, 2012

“Inforcai la mia vecchia bici, che tengo nel sottoscala, puntai in direzione dell’agenzia di pratiche legali dove lavoro, e iniziai a pedalare. È a cinque minuti da casa: una vera fortuna, visto che non sopporto nessun mezzo di trasporto.
Sono ormai otto anni che ci lavoro.
Non sono pochi. In otto anni possono capitare tante cose: c’è tutto il tempo per sposarsi , avere un figlio , e vedere la propria moglie andarsene via, verso un altro pianeta.
È quello che mi è successo: a ventinove anni sono un padre single con un figlio di sei.”

Questo libro è una caramella, perché è gradevole e finisce subito.
Quando cadrà la pioggia tornerò racconta la storia di Takumi e Yuji: padre e figlio.
Takuji Ichikawa
Rimasto vedovo dalla morte di Mio, Takumi è un giovane padre che tenta di tenere incollati i pezzi della vita che aveva costruito fino a quel momento con la moglie, ora morta da un anno. Nonostante ciò, i risultati sono a dir poco deludentiI: vestiti pieni di macchie di sugo, i capelli costantemente spettinati e incolti, una casa lasciata a se stessa  e Yuji a cui pensare. Come se non bastasse, Takumi ha una memoria limitata, per cui il la sua scrivania è sempre invasa da bigliettini. È intollerante ai cibi preconfezionati e ha il terrore dei veicoli. Sono tutte fobie o allergie che fanno scattare il suo campanello d’allarme, “l’interruttore si accende, la valvola si apre e l’indicatore del livello impazzisce”, e che potrebbero essere definite come attacchi di panico, che gli rendono la vita impossibile, per quanto lui tenti ogni giorno di fronteggiarla al meglio delle sue possibilità.Takuji Ichikawa, Quando cadrà la pioggia tornerò,

“Di tanto in tanto mi capita di pensare a me stesso come a un piccolo animale erbivoro che sta per estinguersi perché troppo delicato.”
Yuji, al contrario, è un bambino di sei anni sveglio e curioso, addirittura troppo maturo per la sua età. Una versione contemporanea e meno smaliziata di Bruno, il bambino di Ladri di Bicliclette, ma che dimostra sangue freddo e iniziativa quando deve soccorrere il padre rimasto senza energie, sdraiato al margine di una strada di campagna, in seguito ad un attacco di fame degenerato all’inverosimile.
“Quando cadrà la pioggia tornerò a vedere come ve la cavate.” aveva detto Mio, e la stagione delle piogge, giorno dopo giorno, è sempre più vicina.
Questo è il preambolo che segna l’inizio di un’avventura dal finale del tutto imprevedibile.

Takuji Ichikawa è uno scrittore giapponese nato a Tokyo nel 1962. Dopo avere conseguito una laurea in economia alla Dokkyo University di Sōka ha cominciato a scrivere i suoi romanzi on-line, fino alla pubblicazione di Separation nel 2002. Il grande successo però arriva l’anno seguente con Quando cadrà la pioggia tornerò, da cui sono stati tratti un manga, una fiction e un film.
Questo è un libro che ha riscosso una popolarità di dimensioni globali.

La vera forza di Quando cadrà la pioggia tornerò risiede nella leggerezza della narrazione. Un insieme di atmosfere intime e coinvolgenti, unite alla voce di Takumi, Yuji e un cane senza corde vocali di nome Pu,  per cui è impossibile non affezionarsi ai protagonisti di questo libro, che diventano per noi, giorno dopo giorno, sempre più simili a un gruppo di amici che ci raccontano la loro storia, seduti al tavolino di un bar, mentre sorseggiano una cioccolata in tazza.
Questa dialogo così intimo e coinvolgente con delle persone di carta e inchiostro è una combinazione vincente, la vera forza della nuova letteratura popolare giapponese, che nonostante le numerose critiche ricevute tende a consolidarsi sempre più.
Tuttavia, per comprendere meglio il successo di questo libro è necessario fare un passo indietro.
(da sinistra) Nel segno della pecora, Haruki Murakami, Einaudi, 2010  -  Tokyo Soup, Ryu Murakami, Mondadori, 2006  -  Kitchen, Banana Yoshimoto, Gallimard, 1996
In Giappone il termine letteratura ha creato dibattiti culturali e si divide in due gruppi ben distinti: Jinbungaku (letteratura pura) e Taishubungaku (letteratura popolare). Quest’ultima incarna il cambiamento degli scrittori contemporanei giapponesi nel relazionarsi ai problemi che aleggiano sul loro Paese. Ne viene definito il concetto in epoca Taisho (1912-1926), ma le sue origini sono individuabili già dal 1831 nello stile Gesaku, una forma che prediligeva il lingua parlata, rendendo il registro linguistico più vicino al modo di esprimersi del popolo.

Questa apertura della lingua viene seguita dallo Tsuzukimono (il romanzo a puntate), che comincia ad apparire sui quotidiani di fine ‘800, mescolando i reportage giornalistici assieme ai giochi di parole del Gesaku e alla stampa scandalistica.
I romanzi a puntate erano scritti in lingua volgare e puntavano a incrementare le vendite, piuttosto che informare. Verso fine ‘800, infatti, l’industria editoriale giapponese divenne un vero e proprio business.
La letteratura popolare quindi è stata prima di tutto un fenomeno sociale, sviluppando l’interesse per la letteratura nei giapponesi, e incrementando di conseguenza questo settore.

Gli scrittori nati nella seconda parte del ‘900 hanno sviluppato ulteriormente la letteratura, trasformandola proprio come un il colore di un camaleonte muta a seconda del posto con cui interagisce. Questa nuova evoluzione linguistica trae ispirazione dai modelli della cultura pop occidentale, ed è talmente potente che i suoi esponenti hanno avuto un impatto immediato sulle vendite.
Nel 1976 Ryu Murakami vince il prestigioso premio Akutagawa con il racconto Blu quasi trasparente (Kagirinaku tōmei ni chikai burū). A tre anni di distanza viene candidato allo stesso premio il racconto dello scrittore esordiente Haruki Murakami, Hear the wind sing (Kaze no uta o kike). Dieci anni dopo una giovane scrittrice di 23 anni riscuote un successo di massa con il libro Kitchen (Kitchin), il suo nome è Mahoko Yoshimoto, ma per i suoi fan decide di usare uno pseudonimo: Banana.
Shojo Sekai (cover),
All’interno del Japan Quarterly di Ottobre-Dicembre 1992, Haruki Murakami ha dichiarato che la letteratura odierna non si può più permettere di  essere ridondante, usando un linguaggio impegnativo e pesante, ma deve accompagnare la quotidianità dei lettori, raccontando storie semplici che utilizzino un registro il più possibile vicino alla realtà. Se lo stile creato da Haruki Murakami è fatto di ideogrammi semplici che diramano atmosfere surrealiste, influenzate dalla letteratura hard-boiled americana o fantascientifica di Vonnegut , lo stile sviluppato dalla Yoshimoto è ancora più semplice.
La sua scrittura è fresca e semplice, fatta di frasi brevi ed espressioni colloquiali, influenzata dalla cultura pop, che è formata da prodotti che sono gli stessi consumati dalla sua generazione e che, proprio per questo motivo, meglio la identificano.
Banana Yoshimoto, oltre ad essere una scrittrice affermata, è un personaggio importante per il Giappone poiché ha riplasmato l’idea di shōjo.
La parola shōjo è di derivazione cinese 少女 (shao nu), dove 少 significa “piccola” e 女 vuol dire “ragazza”.
Il concetto di shōjo,  è stato creato nel 1903, verso la fine del periodo Meiji, con l’uscita del magazine per ragazze Shōjo kai (Il mondo delle ragazze), la prima di tante riviste per adolescenti, che col tempo rispecchiarono  sempre più la vita dei collegi femminili.
Ciò che ispira maggiormente Banana è il linguaggio dello shōjo manga (fumetti per ragazze) che lei perfeziona rendendolo più sofisticato e complesso, e che per lei rappresenta l’ultimo modello offerto della società capitalistica giapponese. La sua produzione, infatti, può essere letta come la rappresentazione di una società vuota, una Tokyo apparentemente in continuo fermento, ma che in realtà dentro è ferma e impantanata in un consumismo sfrenato, unico modello offerto ai giovani. Tuttavia, Banana esprime allo stesso tempo una malinconia di fondo per le vite dei personaggi che affollano i suoi libri, e ha il merito di affrontare tematiche come l’omosessualità con una leggerezza e una sensibilità che la letteratura tradizionale non è stata in grado di produrre.
Una pagina da Katsuji Matsumoto, 1934, Il Trifoglio misterioso
Il modo in cui scrive Takuji Ichikawa si può forse ricondurre alla forma usata da Banana Yoshimoto, ma il punto di vista dello scrittore è per forze di cose maschile.
L’ultimo libro di Ichikawa, Sono tornata, amore , ha un titolo che non attira particolarmente. In realtà sono 348 pagine che vanno via come noccioline. L’amicizia tra Satoshi, Yuji e Karin, tre quattordicenni un po’ particolari e per questo emarginati, viene interrotta dalle diverse scelte lavorative delle famiglie. Questo è il preambolo. Il racconto si svolge 15 anni dopo, nel negozio di piante acquatiche di Satoshi. Un giorno Morikawa Suzune, giovane e promettente attrice e top model, chiede a Satoshi di essere assunta come commessa. Ha comportamenti insoliti per una top model, e tratta Satoshi con una confidenza spregiudicata. Chi è in realtà Suzune?Takuji Ichikawa, Sono tornata, amore,

Che questo tipo di letteratura rappresenti alla perfezione i suoi lettori a livello mondiale è indiscutibile. Se sia un genere destinato a rimanere nel firmamento della letteratura è una problema superfluo, come inutili sono anche i dibattiti attorno al problema se definire o meno “Arte” questo tipo di scrittura. La linea che divide la letteratura alta da quella popolare è instabile e cambia a seconda delle epoche. Ciò che è importante è che questa differenza viene accentuata dalla critica durante i periodi di crisi nazionale. Gli scrittori giapponesi contemporanei si sono allontanati dal Giappone attraverso la cultura pop, guardando la loro società dal di fuori, per potersi riscoprire giapponesi, riappropriandosi della loro identità.
Ciò che ci piace non è mai fisso, ma credo che sia quello che ci rimane dentro a contare veramente.

“Quando ero bambino leggevo solo romanzi popolari; ero un tale topo da biblioteca che venivo spesso rimproverato, e mi veniva spenta la luce quando stavo sveglio a leggere fino a tardi.  Ma quando ci ripenso ora, più di ogni qualunque altro libro di testo che ho mai letto durante le elementari, sono i romanzi popolari quelli che mi sono rimasti dentro.”
                                                               (Tsurumi Shunsuke)

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Takuji Ichikawa (© Foto Takuji Ichikawa)
  2. Takuji Ichikawa, Quando cadrà la pioggia tornerò,
    Salani Editore, 2005
  3. (da sinistra) Nel segno della pecora, Haruki Murakami, Einaudi, 2010 - Tokyo Soup, Ryu Murakami, Mondadori, 2006 - Kitchen, Banana Yoshimoto, Gallimard, 1996
    (covers)
  4. Shojo Sekai (cover),
    Volume 3 Numero 10, 1 Luglio 1908
    (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/4/47/Shoujosekai.jpg)
  5. Una pagina da Katsuji Matsumoto, 1934, Il Trifoglio misterioso (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/0/09/Nazo_no_clover_page_7.jpg)
  6. Takuji Ichikawa, Sono tornata, amore,
    Salani Editore, 2011

In copertina:
Selezione di romanzi giapponesi contemporanei

 
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