Qualità e bellezza contro la crisi alla Biennale dell’Antiquariato
di // pubblicato il 05 Ottobre, 2011
Come già preannunciato da Katty, il mese di Ottobre – surreale tanto per le temperature estive quanto per la situazione politico-economica – si è aperto a Palazzo Corsini con la Mostra Internazionale dell'Antiquariato, giunta quest'anno alle XXVII edizione. Per tutti coloro che si trovano o abbiano l'intenzione di recarsi nel capoluogo toscano, fino a domenica è possibile estraniarsi per un attimo dalle brutture con cui questo infelice momento obbliga quotidianamente a confrontarsi, e abbandonarsi al fascino della più elegante e raffinata vetrina di arte italiana nel mondo.
“Si apre in un momento di crisi e paura internazionali”, afferma Giovanni Pratesi, Segretario Generale della Biennale. “Ma mi piace pensare che queste opere d'arte possano rappresentare degli attimi di speranza che appartengono alla storia”.
Una speranza che passa attraverso la riappropriazione di un'identità di cui andare fieri, espressa in modo sublime attraverso le oltre 3000 opere esposte. E, parallelamente, antiquariato inteso come attività commerciale di livello che, anche in tempi di crisi, fa circolare l'economia, insieme ai valori di cui gli oggetti si fanno portatori, a metà tra cultura e mercato.

Una storia tutta fiorentina quella del mercato antiquario, che affonda le sue radici nei secoli: dopo aver accumulato cospicui capitali, i grandi banchieri e mercanti del Quattrocento decisero di investirli in immobili – eleganti dimore in cui fosse riconoscibile, ma mai ostentato, il loro benessere economico. Il contenuto doveva essere all'altezza del contenitore.
A quel tempo non esistevano distinzioni tra le cosiddette “arti maggiori” e le “arti minori”. Un maestro orafo, ad esempio, non godeva di minor prestigio di un pittore o scultore. Le botteghe convivevano nell'obiettivo comune della bellezza, dell'armonia e del buon gusto, tratti distintivi dell'identità fiorentina. Dare lustro, in ogni modo possibile, alla città che si apprestava a divenire la “culla del Rinascimento”.
Non è un caso, quindi, che la Biennale, che riunisce il meglio della produzione italiana, abbia sede, fin dalla sua prima edizione del 1959, nella città che l'ha vista nascere.
E' qui che è nato anche l'antiquariato moderno con Stefano Bardini, primo di una lunga serie: Bardini, Horne, Stibbert, Bandini, Davanzati, Salvatore Romano e Rodolfo Siviero furono grandi collezionisti accomunati dall'amore per il Bello e dal desiderio di possederlo e scambiarlo. Questa grande passione ha dato vita a fondazioni e Piccoli Grandi Musei che ne portano il nome, e che è possibile visitare fino al 15 Aprile con il “Pass dei Tesori”, un biglietto unico del costo di soli 10 euro (ridotto 8).

Tuttavia i fiorentini non si sono riservati l'esclusiva di tale beneficio per gli occhi e lo spirito: dal 2001 le opere sono state liberate da qualsiasi vincolo legislativo, attraverso un certificato di libera circolazione, reso possibile dalla volontà di Giovanni Pratesi, allora appena eletto Segretario Generale della Biennale, e dal deciso intervento di Antonio Paolucci (a quel tempo Sovrintendente al Polo Museale Fiorentino e oggi Direttore dei Musei Vaticani); grazie alla esportabilità, di cultura e di gusto raffinato, insiti nel manufatto,la rassegna ha assunto caratteri pienamente internazionali.

Attraverso gli 88 antiquari, 74 italiani e 14 stranieri, vengono ripercorse le tappe del fare artistico italiano dal Trecento al Novecento con una immensa varietà di proposte: sculture, arredi, stoffe, ceramiche, oggetti di oreficeria, dipinti, libri, specchiere e tappeti.
Arte allo stato puro, senza scale gerarchiche. Un apposito, illustre Comitato Scientifico ne garantisce qualità, provenienza, stato di conservazione e autenticità, per un mercato volto all'eccellenza. Palazzo Corsini diventa uno scrigno prezioso i cui spazi, sapientemente orchestrati dalla regia di Pier Luigi Pizzi, custodiscono tesori raffinati, frammenti eccezionali che mostrano un'Italia dalle mille sfaccettature, con le sue molteplici scuole, con le sue diverse personalità artistiche.

Grazie alle sue iniziative collaterali, già ricordate da Katty, la Biennale Internazionale dell'Antiquariato è anche un'importante occasione per permettere il restauro di importanti opere fiorentine. Dopo il “Premio 2009” per la scultura più bella che ha permesso i restauri del busto di Ludovico Martelli con relativo basamento, e l'Adorazione del Bargello di Antonio Rossellino, quest'anno a Etro, che accetta di sostenere nuovamente l'iniziativa (vinta dalla bellissima formella di Luca della Robbia raffigurante la Madonna con Bambino in trono tra i Santi Lorenzo e Caterina di Alessandria e il donatore, 1428), si affianca la Banca di Cambiano per il "Premio dipinto più bello", assegnato alla Predica di San Domenico di Dirck Hendricksz (italianizzato Teodoro d'Errico). I diecimila euro di ciascun vincitore saranno destinati a risanare la lunetta di Lorenzo da San Severino con il Compianto di Cristo morto (dal 1815 agli Uffizi), e la tela del Giobbe di Salvator Rosa.

La Biennale, oltre ad essere un appuntamento irrinunciabile per gli addetti ai lavori, è da anni il punto di riferimento per il collezionismo internazionale, e, attraverso le scelte degli espositori e degli oggetti presentati, permette di seguire l'evoluzione del gusto.
Se l'arte e l'antiquariato non possono certo riassumersi come un mero fenomeno di costume, è valido invece il contrario, in quanto la qualità non passa mai di moda.