Qualche tempo fa, parte seconda

di Francesca Vinci // pubblicato il 08 Maggio, 2011

… e questa sua magnificenza la Grecia classica trova il modo di esprimerla dappertutto, nell’arte militare, nella politica, nella scultura, nell’architettura e cosi anche nel nuovo modo di fare e di intendere la musica.

Gli elementi essenziali ed innovativi dell’Età classica sono la nuova sensibilità ed il nuovo credo religioso, non più incentrato su omeriche divinità antropomorfiche e su figure retoriche come l’Aurora.
Al credente, al popolo, allo spettatore non interessa più il colore dell’aurora, ma cosa accade al protagonista all’aurora e come l’aurora e il tramonto del singolo possono coesistere.

Le nuove credenze misteriche di Orfeo prendono sempre più la scena: gli iniziati, i cittadini, gli spettatori vedono in lui il mecenate delle arti, il benefattore dell’umanità, ma anche il tramite per instaurare un rapporto con la natura, il mezzo con il quale comprendere come solo il decadimento e la continua rigenerazione dell’anima possono permettere a quest’ultima di espiare le proprie colpe; Orfeo è il semidio, figlio della musa Calliope e del Dio Apollo, che al suono della lira e con la sola forza del canto sospende la vita e la morte in perenne duello, placa gli animali feroci e vince l’ira degli Inferi.

Lo stesso impulso vitale, la medesima creatività e l’amore della cultura costituiscono il fondamento del culto di Dioniso e dei misteri dionisiaci, che esaltano l’irrazionalità nel comportamento umano e nella ispirazione del poeta e del musico.

Non deve, quindi, destare meraviglia che nel corso delle molteplici feste in onore di Dioniso, nelle Grandi Dionisiache, come nelle Lenee e nelle Piccole Dionisiache, ogni uomo dovesse, quasi fosse un obbligo morale prima ancora che giuridico, assistere a veri e propri riti che avevano la finalità di purificare, se non l’anima in quanto tale, almeno l’anima all’interno del corpo da tutti quei mali che attanagliano l’uomo e che molto spesso generano la sfida tra la divinità che punisce e l’’uomo che, nella punizione, scopre prima i suoi limiti e poi se stesso.
Nasce la tragedia greca, i drammi del tradizionalista Eschilo, che resta fedele al binomio canto/cetra, è il tempo delle innovazioni di Sofocle, che per primo nelle sue opere inserisce i canti, anche a più voci, all’interno delle parti recitate, e dell’anticonformismo di stampo sofista di Euripide, che da ampio risalto alla voce solista, sostituendo all’armonia tradizionale canti esotici e popolari accogliendo, unico tra i Grandi, la riforma di Timoteo.
È infatti il musico di Mileto, il primo ad aumentare il numero delle corde della cetra a undici e con lui più generi diversi vengono ad esprimersi in uno stesso canto: è l’esordio di una ricerca del virtuosismo, di una specializzazione nell’esecuzione, per la traduzione in note di situazioni e sentimenti personali e sociali, fatto sconosciuto all’epoca precedente.

La musica è veicolo religioso, educativo e politico, al tempo stesso arte e strumento.

 

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