Qualche tempo fa

di Francesca Vinci // pubblicato il 10 Aprile, 2011

Ogni forma d’arte rappresenta ed incarna un linguaggio ed una modalità di mettere in comunicazione l’artista con il mondo esterno: la musica, per il suo carattere, va oltre se non esclude la parola ed è tra i più diretti e largamente comprensibili. 
Attraverso la musica è possibile vedere e scoprire come la realtà storica sia cambiata e come le necessità e le storie dei popoli si siano evolute nel corso dei secoli.

Una per tutte è la storia dell’Antica Grecia: i repentini mutamenti politici e costituzionali, dall’aristocrazia di sangue a quella di censo, dall’età dei tiranni alle democrazie, da Codro agli arconti, da Pisistrato a Clistene, sono stati accompagnati da un altrettanto celere fiorire di nuove ed ardite suggestioni ed innovazioni musicali.

Dai canti corali in occasione delle feste pubbliche in onore delle divinità, da Apollo a Dioniso, in ossequio ai morti e per la festa degli sposi, dai citaredi girovaghi e i suonatori di aulos, si arriva alla creazione di vere e proprie scuole di musica. 
Tra le più rinomate si ricordano quella di Terpandro sull’isola di Lesbo e di Taleta e Creta: la disciplina era così sottratta alla gestione occasionale di singoli artisti o gruppi di artisti, per diventare uno dei fondamenti dell’educazione morale e civile delle nuove generazioni.
Proprio dall’esperienza delle scuole, dove si incontravano intenzioni e spiriti diversi ed innovativi, nasceva e si sviluppava anche l’arte di Archiloco, che per primo faceva uso degli opposti ritmi giambici e trocaici e che faceva esordire la recitazione accompagnata al suono dell’aulos.

Ma era solo l’inizio.
Sempre a Lesbo, Saffo tirava su una sorta di collegio per fanciulle di nobile lignaggio e dall’Asia minore riprendeva le suggestioni melodiche dei misteri e le valorizza con l’impiego di nuovi strumenti, tra cui quel barbìtos, con il quale Alceo dette voce alla passione civile, amorosa ed amicale.

Segnati con l’esperienza delle scuole il passaggio e la compenetrazione tra l’Oriente e l’Occidente, sono tre i successivi fenomeni di trade union verso la classicità: il ditirambo come forma corale più frequente, la nascita delle armonie sviluppatesi secondo le più varie accordature degli strumenti (quella dorica forte e virile, quella frigia suadente e calma, quella ionica conviviale) ed il pensiero di Pitagora.

Il filosofo di Samo, al quale la musica deve la fissazione dei suoni nell’ambito dell’ottava, individua nell’armonia non solo gli intervalli tra i toni, ma anche il principio regolatore dell’Universo, la chiave di lettura per distinguere una musica intesa come armonia del cosmo e perfetto equilibrio tra gli elementi della natura, una musica misura delle varie qualità dell’uomo ed una musica come equilibrio di numeri e frequenze.
Cifra del reale, l’arte musicale diviene al tempo stesso espressione estetica, etica e pratica: dalla sistemazione pitagorica discende non soltanto l’intera dottrina musicale greca, ma anche un messaggio ed un linguaggio di alta spiritualità, che si è andato sviluppando nei Secoli ed è tuttora attuale nella cultura moderna.

La strada tracciata è quella dell’eccellenza della Grecia classica.

 

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