Qualche “Network Sonoro” in più se solo…

di Cinzia Colzi // pubblicato il 14 Febbraio, 2009

"Con l'assegno che la Rai dà a Bonolis potremmo aiutarne almeno dieci di rassegne come questa sostenendo, oltretutto, musica di qualità. Forse è davvero il tempo di fare scelte diverse con il denaro dei contribuenti".
Sono parole di Paolo Cocchi, assessore alla Cultura della Regione Toscana, intervenuto questa mattina alla conferenza stampa di presentazione delle iniziative di Network Sonoro che ha in programma sessanta concerti sul territorio toscano di new music e jazz coordinati da tre associazioni fiorentine (Music Pool, Musicus Concentus, Tempo Reale) in rete con rassegne e festival toscani. 

Network Sonoro 2009 è alla quinta edizione.
Fino al 23 maggio, in ventiquattro teatri toscani di sedici comuni di sei province, musica di qualità realizzata per il contributo finanziario di centocinquemila euro della Regione su un progetto dedicato al rapporto fra arti dello spettacolo e nuove generazioni.

L'Assessore ha poi aggiunto"E' comunque un problema di canone perché il milione di euro dato a Bonolis per presentare le canzoni di Sanremo viene anche dagli abbonati Rai esattamente come dai cittadini vengono i denari investiti dalla Regione e tutti abbiamo l'obbligo morale, specie in tempi di crisi economica, di favorire operazioni capaci di promuovere la qualità". E ancora  "Non amo le facili demagogie ma sui 12 milioni di euro che stiamo investendo in Toscana per l'anno Galileiano, dallo Stato abbiamo avuto solo le briciole”.

Ritenendo particolarmente valida l'offerta di Network Sonoro, invece di un articolo della nostra esperta musicale per antiviparvi la novità di questa'anno (il coinvolgimento di "Tempo Reale" uno dei principali punti di riferimento europei - fondato da Luciano Berio nel 1987 - per la ricerca nel campo delle nuove tecnologie musicali) ho preferito rimandarvi al sito ufficiale per tutte le informazioni, ma dando alla Rassegna la maggiore visibilità popolare attraverso l'intervendto di Paolo Cocchi.
In questo modo, è certo, ci leggerà anche chi non si sognerebbe mai di soffermarsi sulle nostre pagine!

Chi fa televisione deve iniziare a interrogarsi seriamente su quanto il cattivo gusto potrà ancora proliferare o se abbia già raggiunto il limite di tolleranza.
Non sono bacchettona però trovo squallido e insopportabile vengano consentiti, in fasce protette, programmi in diretta aggressivi, volgari o scurrili con l'aggiunta della farsa delle successive scuse di circostanza.
A oggi, non siamo obbligati a guardare la tv, è vero, ma lo siamo al pagamento annuo di euro 107,50 e anche questo è un ulteriore motivo di riflessione.

 

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