Principi ed Eroi della Basilicata Antica
di // pubblicato il 24 Luglio, 2009
Torre di Satriano ci ha regalato dei recentissimi rinvenimenti archeologici di eccezionale rilievo nell’ambito di una ricerca programmata e condotta dalla scuola di specializzazione in archeologia dell’università della Basilicata su concessione del ministero per i beni e le attività culturali.
Prendendo spunto dalla straordinaria scoperta di una residenza monumentale del VI secolo a.C., molto rara nel panorama della Magna Grecia, vuole porre l’attenzione sulle manifestazioni del potere e i rituali che caratterizzano le elitès locali in un’epoca di grandi trasformazioni nell’entroterra indigeno dell’Italia meridionale segnata dalla fondazione di colonie greche e dalla nascita di relazioni anche culturali con le comunità indigene.
Di particolare rilievo è la complessa decorazione architettonica che sintetizza il mondo ideale delle elitès insediate nell’Appennino lucano.
Dal percorso espositivo al Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu emerge con chiarezza il ruolo di queste aristocrazie guerriere che si rifanno ai valori etici degli eroi omerici.

Per la prima volta sono in esposizione preziosi oggetti provenienti dalle antiche “metropoli” delle genti nord-lucane, veri e propri simboli che rimandano alla forza e alle virtù guerriere e all’importanza della competizione tra guerrieri armati come gli scudi, oggetti simbolo del combattimento oplitico, statuette in bronzo e rilievi in terracotta.

I centri più importanti dell’area nord-lucana nel corso del VI secolo a.C. sono Serra di Vaglio, Torre di Satriano, Baragiano, Ruvo del Monte, Ripacandida in Basilicata, Buccino ed Atena Lucana. Un tratto culturale che definisce queste popolazioni è la produzione di ceramica e decorazione geometrica di VII – VI secolo a.C.

Un altro importante rinvenimento effettuato a Torre di Satriano è rappresentato da una grande dimora absidata di VII sec. a.C.
Il nucleo principale dell’esposizione è dedicato al “Palazzo” di Torre di Satriano costruito intorno alla metà del VI secolo a.C. da artigiani greci provenienti dalla costa ionica, la straordinaria decorazione architettonica che ornava la monumentale dimora doveva renderla simile ad un tempio greco.

Il prestigio dei principi italici era sottolineato proprio dalla possibilità di impegnare esperti artigiani greci nella messa in opera di architetture complesse molto diverse dalle modeste capanne occupate dalla restante popolazione.
Sono inoltre presentati per la prima volta al pubblico alcuni corredi funerari di straordinario interesse databili tra VI e V sec. a.C. che richiamano gli stessi simboli del potere: le virtù guerriere, il banchetto aristocratico e l’ostentazione della ricchezza nell’abbigliamento femminile.

Questi corredi sono caratterizzati da elmi e scudi in bronzo, vasi in bronzo greci ed etruschi, ornamenti in metalli preziosi accanto alle tradizionali ceramiche a decorazione geometrica che illustrano l’ideologia funeraria di questi gruppi elitari.
I fregi rinvenuti rappresentano un vero e proprio manifesto dello stile di vita e dei valori sui quali si fonda il privilegio di queste aristocrazie guerriere e allevatrici di cavalli e il mondo ideale al quale facevano riferimento a partire dalle immagini di combattimenti eroici di tradizione omerica, che divennero per loro un modello di espressione del potere.