Prima della prima
di // pubblicato il 16 Maggio, 2010

Mercoledì 12 maggio, al Teatro Comunale di Firenze, in occasione del 73° Maggio Musicale Fiorentino, è andata in scena la prova generale de die Entführung aus dem Serail, capolavoro del teatro mozartiano “maturo”, eseguito per la prima volta al K. K. Theater an der Burg nel luglio del 1782 ed oggi diretto dal Maestro Zubin Mehta.
Il sipario si è aperto sulla scenografia mobile e sovrapposta di Christoph Wagenknecht impegnato, sotto la regia di Eike Gramss, a raffiguare ora la piazza davanti al Palazzo del Pascià, ora il ridondante giardino interno, ora i lussuosi appartamenti del Sovrano.
Tutto è stato fatto in perfetto stile orientale, con un alternarsi di figure geometriche dai colori caldi e cangianti, in un mondo visto come attraverso un binocolo rovesciato, lontano quanto la nave che resta ancorata a largo, quasi una testa di ponte dell’Occidente.
Il primo ad apparire sulla scena è stato il nobile Belmonte, che disperato se ne andava in cerca della amata Costanza, rapita dai pirati e poi venduta al Pascià assieme alla sua dama di compagnia, Blonde, ed al di lei fidanzato Pedrillo. Impaurito dal coccodrillo da guardia, magnificamente rappresentato in ogni sua movenza, il giovane Belmonte si è imbattuto nel vecchio Osmin, incaricato dal Pascià di montare la guardia alla purezza del serraglio.
Subito è emersa l’incapacità del vecchio guardiano di concepire una realtà nella quale la donna non conosca sottomissione.
La diversa concezione dell’universo femminile caratterizza l’opera, passando dal dialogo/scontro tra Osmin e Pedrillo del primo atto fino al secondo atto con l’inconcepibile ribellione di Blonde alle pretese amorose di Osmin.
Quasi parallelo scorre il tema dell’amore assoluto, fedele, quasi metafisico, che ha condotto Belmonte alla corte dei Turchi, che dà l’animo di architettare il piano per la fuga e che, una volta fallita questa, trova nella morte, minacciata e temuta al termine di una carezzevole tortura, la sua massima estrinsecazione.
Nella grandezza di sentimenti si colloca anche il perdono del Pascià, degna personificazione dei Sovrani Illuminati del Settecento, che concede a Belmonte, Pedrillo, Blonde e Costanza di lasciare la sua Reggia e far ritorno in Europa; un perdono finale che giunge repentino e quasi inatteso dopo una notte di paura e di timore della fine, quasi una prova generale di Mozart per la clemenza accordata da Tito e per il perdono concesso dalla Contessa Almaviva.
La prima dell’opera, nei luoghi e nei suoni di Mozart, è stata protagonista nella notte di venerdì 14 e sarà in replica nelle prossime serate di mercoledì 19 (trasmessa in diretta sulle frequenze di RaiRadio3, con cronache e commenti di Andrea Penna) e venerdì 21 maggio.
Un dovuto plauso al profondo Osmìn e alla piccola Blonde, piacevole Pedrillo, non convince Belmonte e delude Costanza.
