Premio Furla 2011
di // pubblicato il 21 Novembre, 2010
Pleure qui peut, rit qui veut è il motto proposto da Christian Boltanski per patrocinare l'ottava edizione del Premio Furla.
Ideata da Chiara Bertola, l'iniziativa ha da sempre lo scopo di creare un terreno fertile per permettere alla giovane arte italiana di trovare spazio per maturare e per confrontarsi con un contesto negli anni sempre più internazionale.
Se dal 2000 la volontà di fornire visibilità ai talenti più promettenti della scena contemporanea locale è stato il punto cardine delle scelte attuate dalla Fondazione Furla, quest'anno l'attenzione si spinge oltre ampliando lo spessore del progetto e coinvolgendo non solo la produzione artistica ma anche il lavoro curatoriale e la successiva formazione dell'artista vincitore attraverso un intenso programma di residenza itinerante in collaborazione con Arizona State University Art Museum.
Il format del progetto ha infatti visto coinvolti cinque curatori italiani in coppia con cinque curatori stranieri impegnati in una mappatura del panorama italiano; una fruttuosa attività di ricerca che ha permesso ai curatori stessi di compiere un'analisi organica di ciò che accade nella penisola in un confronto dinamico e costruttivo con i colleghi provenienti dall'estero.

Cinque gli artisti in finale nominati da altrettante coppie di curatori: la coppia Alis/Filliol (Andrea Respino e Davide Gennarino), nominati da Simone Menegoi e Marianne Lanavère; Francesco Arena, nominato da da Vincenzo De Bellis e Philippe Pirotte; Rossella Biscotti da parte di Cecilia Canziani e Vincent Honoré; Matteo Rubbi, nominato da Lorenzo Bruni e Carson Chan e Marinella Senatore da Alfredo Camerotti e Emily Pethick.
A deliberare il vincitore del premio, che sarà annunciato il 28 gennaio 2011 in occasione dell'inaugurazione della mostra collettiva a Palazzo Pepoli a Bologna, sarà una giuria internazionale composta dall'artista e padrino dell'evento Christian Boltanski, dallo storico e critico dell'arte Stefano Chiodi, dal direttore della Tranzit Display Gallery di Praga Vìt Havránek , dal critico e associate editor di Freize Jörg Heiser e da Miguel Von Hafe Pérez, direttore del Centro Galego de Arte Contémporaneo di Santiago de Compostela.

In un periodo in cui termini come "sistema" e "rete" appaiono come parole chiave nell'ambito dell'innovazione culturale, il Premio Furla fornisce così un chiaro esempio di come non solo a livello curatoriale, ma anche organizzativo, un unico evento possa mettere in relazione enti diversi rendendoli protagonisti. Infatti, oltre alla Fondazione Furla, come sottolinea la stessa presidente Giovanna Furlanetto, ad essere coinvolte anche la Fondazione Carisbo e la Fondazione Querini Stampalia di Venezia nonché il MAMbo di Bologna, che ospiterà un'opera realizzata dal vincitore appositamante per l'occasione, e la stessa Carisbo S.p.A.
La connessione tra diverse istituzioni in ambito artistico è data anche dal coinvolgimento di Arte Fiera di Bologna insieme a Viafarini di Milano e da un comitato scientifico composto da esperti provenienti da realtà diverse: Chiara Bertola, Giacinto Di Pietrantonio, Gianfranco Maraniello e Viktor Misiano.
E' proprio Gianfranco Maraniello a sottolineare uno dei molteplici meriti del Premio Furla che tessendo una rete all'interno del panorama artistico attivo in Italia permette a questa di manifestare la propria identità anche all'estero.
Conferendo valore alla processualità all'interno della ricerca creativa piuttosto che incentrare l'interesse unicamente sulle operato concluso, un'iniziativa come il Premio Furla desidera esplicitamente mettere in rilievo l'iter che porta alla realizzazione di un progetto finito e la creazione di relazioni e collaborazioni tra curatori e artisti.

Parla di ossimoro, la curatrice Chiara Bertola, nell'interpretare il motto "boltanskiano" proposto per questa edizione; il riso e il pianto, manifestazioni antitetiche di sentimenti che possono scaturire da sensazioni altrettanto variegate; ma anche volere e potere, binomio immancabile nella macro- dimensione della scelta. All'interno di questo quadro, che non vuole essere una linea tematica ma solo una suggestione, sembra di leggere il sentimento che ha spesso costituito il fil rouge dei lavori di Christian Boltanski e che in questa occasione si condensa in queste parole.
In questa prospettiva, se comunque non si parla di un vero e proprio tema a condurre il lavoro degli artisti è comunque il sentimento; la memoria; il confronto tra la storia e la percezione individuale di questa ad ispirare gli artisti nei loro lavori: anche in questo caso permane il dibattito tra singolo e collettività in un continuo ritorno a quello che può essere considerato un dibattito tra l'ambito nazionale e quello internazionale.