Pompei e il monitoraggio dei BC
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2010
Sicuramente tutti saprete dei crolli recentemente avvenuti nel sito archeologico di Pompei
(crollo della Schola Armaturarum del 6 novembre scorso), crolli che hanno scatenato le note polemiche circa la prevedibilità degli stessi.
Le abbondanti piogge di questo autunno (forse nemmeno troppo inusuali per il periodo) sono state sicuramente una concausa dei crolli che danno l’impressione di un progressivo sgretolamento della Pompei antica. Da sole, però, le piogge non avrebbero creato tanti danni se, attraverso un lavoro di continuo monitoraggio, prevenzione e manutenzione degli edifici della città, si fossero effettuati, per tempo, tutti gli interventi necessari a preservare un patrimonio unico che, tutti, dovrebbero avere a cuore. È necessario fare un esame molto dettagliato su quanto non è stato fatto nel passato e su quanto è stato fatto in modo sbagliato. Le notizie che si sono susseguite e le smentite dei crolli a ripetizione, dimostrano sicuramente che il quadro preciso dello stato di conservazione in cui versa la città dissepolta dalle ceneri del Vesuvio è quanto meno non chiaro ai più, ma anche agli addetti ai lavori. Segno più che evidente che non si è ancora fatto ciò che andava fatto da tempo con urgenza: un censimento strada per strada, edificio per edificio, da inserire in un database corredato di informazioni tecniche sul loro stato di conservazione (scansioni 3D, risultati diagnostici di esami su prelievi e campionamenti oppure direttamente in-situ, ecc.) a cui sia possibile accedere per stabilire le priorità e le tipologie degli interventi da effettuare.
Oggi la Guardia di Finanza di Pratica di Mare (Gruppo di Esplorazione Aeromarittima del Comando Operativo Aeronavale) sta procedendo ad un’accurata mappatura del territorio pompeiano utilizzando sofisticati sistemi di telerivamento ad infrarossi. 
L’intera vicenda è emblematica: un bene culturale danneggiato è un evento tale che tutta la società civile si è sdegnosamente sollevata (e speriamo non solo ai fini di una strumentazione politica) contro un’incuria oggettiva, risultato di un intreccio di concause tra le più svariate. Finalmente l’attenzione è ricaduta sull’importanza della prevenzione, però purtroppo anche in questo caso, come in tanti altri campi che vanno dal sociale al sanitario, è accaduto dopo un evento dannoso di notevole entità. Eppure tutelare anche con la prevenzione ed il monitoraggio i Beni Culturali, testimoni storici di tradizioni e valori della nostra società, non è poi così diverso dalla cura che ognuno di noi ha delle cose che gli sono più care. Chi non ha un oggetto, una foto, un “ninnolo” per lui prezioso esposto su uno scaffale sicuro della libreria o ben incartato per proteggerlo dalla polvere e riposto al riparo in cantina per evitare tristi sorprese? Bene, prevenire i danni alle opere d’arte, patrimonio dell’umanità, corrisponde proprio a queste cure e attenzioni, che operiamo ogni giorno a casa nostra. Certo i mezzi messi in campo dalla GF sono di altissimo livello, ma il mondo scientifico negli ultimi decenni ha messo a disposizioni strumenti e prodotti per la conservazione dei BC tra i più svariati, adeguati per ogni tipo di opera, per ogni ambiente e per ogni situazione, più economicamente congrui e idonei ad una reale attività di prevenzione basato su un monitoraggio protratto nel tempo.