Poetry
di // pubblicato il 08 Aprile, 2011
“Per essere poeti bisogna avere molto tempo, ore e ore di solitudine sono il solo modo perché si formi qualcosa che è forza, abbandono, vizio e libertà, per dare stile al caos.”
(Pier Paolo Pasolini)
Il film Poetry (poesia) del regista sudcoreano Lee Chang-dong esprime l’idea che ovunque intorno a noi, nelle azioni quotidiane come negli oggetti d’uso comune, e persino nel dolore delle persone che troppo spesso è parte preponderante del vivere, sia celata una bellezza a volte nascosta agli occhi dei più, ma che sta solo a noi riuscire a scoprire.
L’anziana signora Mija vive semplicemente, con un sussidio statale e un lavoro part-time da badante, la figlia divorziando se n’è andata in una città lontana e le ha affidato il nipote adolescente Joon-wook. Un giorno, mentre si manifestano in lei temporanee amnesie, la donna rimane molto colpita dal suicidio di Agnes, una compagna di scuola del nipote che si è gettata da un ponte.
Interrogandosi sui motivi di un gesto così estremo, la nonna tenta di indagare col nipote che sembra impermeabile a ogni manifesto sentimento e oppone solo silenzi alle domande, alimentando così una consolidata incomunicabilità tra generazioni diverse. Il ragazzo butta via il suo tempo in modo apatico, tra sale giochi e tv, insieme a un gruppetto di coetanei. Esseri irrisolti che non sanno cosa voler essere nella vita.

Quasi per caso la signora Mija si iscrive a un corso di scrittura poetica, ha deciso di voler scrivere almeno una poesia, e mentre inizia le sue contemplazioni in attesa del momento magico in cui scatterà la scintilla dell’ispirazione creativa scopre un nuovo modo di guardare il mondo. Dal diario della ragazza suicida però emergono drammatici indizi destinati a coinvolgere le vite di molte persone.
Poetry porta sullo schermo una lucida e impietosa analisi sociale, riuscendo con estrema leggerezza ad affrontare tematiche anche tabù come la sessualità nella terza età, o i motivi dell’inconsistenza morale di giovani adolescenti, incapaci di percepire la gravità di certe loro azioni e di conseguenza di mostrare anche solo una pallida ombra di pentimento.
I padri degli amici di Joon-wook così preoccupati solo di pagare per coprire le colpe dei figli, senza offrir loro l’occasione di trarre una crescita interiore dalle conseguenze della tragedia, sono l’evidente causa del vuoto di valori che ha prodotto l'inconsapevole crudeltà dei ragazzi.

Scrivere per capire, questo il valore della poesia che insegue la signora Mija, oppressa dal peso dei drammatici avvenimenti, incapace d’accettare l’arida noncuranza del nipote davanti alla foto di Agnes che deliberatamente gli fa trovare sul tavolo della colazione. L’anziana protagonista non si arrenderà mai alla bruttezza degli eventi, la felicità è solo un ricordo d’infanzia lontano, ma nella ricerca della bellezza è racchiusa la forza della sua ribellione e il tentativo di fuga dalle miserie della vita.
La poesia di un soffio di vento, l’intima gioia che può regalare la contemplazione di nuvole in volo, l’ipnotico danzare degli alberi mossi dalle correnti d’aria, sono qualcosa di irrinunciabile che niente e nessuno ha il potere di negare all’animo di chi se ne sa nutrire. Nasce da cose semplici l’esigenza di esprimere un ricordo, un’emozione, per lasciare una traccia del proprio passaggio, prima che la mente di spenga inabissandosi nell’oblio.

Presentato alla recente edizione del Korea Film Fest alla presenza del regista, Poetry è una pellicola senza musica che sceglie il rumore della natura come colonna sonora; si apre e si chiude con due immagini d’acqua. All’inizio una corrente di morte è quella che trasporta sul fiume Han il corpo della ragazzina suicida, sul finale è un purificante scorrere di pace nel gorgoglio della corrente. Ogni colpa sarà mondata, l’imperfezione di questo nostro regno umano farà il possibile per favorire proficua espiazione e la speranza di una società migliore potrà tornare ad abitare i nostri pensieri.