PLUS ULTRA. Oltre il Barocco. Segni d’identità nell’arte latinoamericana
di - pubblicato il 07 Gennaio, 2010 in Mostre
«..la causa principale per cui siamo venuti a queste parti è per esaltare e predicare la fede di Cristo, e allo stesso tempo ci segue onore e profitto, che poche volte possono essere contenuti nello stesso sacco»
López de Gómara
Historia de las Indias,1553
Nell’appena giunto 2010 ricorrerà il bicentenario dell’Indipendenza dell’America Latina dal dominio coloniale. Per rendere omaggio a questa ricorrenza e per riportare l’attenzione sulla lotta decennale (1810-1822) che quelle terre dovettero sostenere per affermare la propria identità politica ed etnica, l’Italia e la città di Brescia propongono due grandi iniziative, l’una completamento dell’altra, in programma al Museo di Santa Giulia fino al 27 giugno 2010.
Del primo grande evento “Inca. Origine e misteri delle Civiltà dell’Oro” ci ha parlato Elena prima delle feste.
Ci occupiamo oggi del secondo e concomitante appuntamento “Plus Ultra. Oltre il Barocco. Segni d’identità nell’arte latinoamericana” naturale continuazione del primo in quanto, una volta spentasi la civiltà Inca, si accese il mondo dorato del Barocco coloniale.

90 opere e manufatti dei maggiori musei d’Europa, del Centro e del Sud America, originariamente provenienti dal Messico, dalla Colombia, dal Guatemala e dalla Spagna, sono giunti per la prima volta nel nostro paese mostrando tutta l’originalità e il livello raggiunto dall’arte religiosa e decorativa dell’America coloniale.
Intento dell’esposizione è dare il modo di riflettere sul significato dell’arte, nella sua sfaccettatura di “fabbrica d’identità”, laddove proprio la funzione formativa di questa è il dato più caratteristico dell’arte di un popolo, quello latinoamericano, che dovette costruirsi la propria identità.
Il titolo scelto riprende il motto nello stemma dei sovrani spagnoli che, sulla scia tracciata per primo da Carlo V, spostarono i confini geografici del mondo cristiano oltre quelle Colonne d’Ercole che, da sempre, ne erano state il limite invalicabile.
Nec plus ultra fu infatti, secondo la mitologia, l’iscrizione che Ercole, durante una delle sue dodici fatiche, scolpì proprio sui monti Calpe e Abila. Oltre quel confine, “non più avanti”, non era concesso andare poiché in quel luogo stava il limite estremo del mondo dei mortali.
Plus Ultra indica il superamento di questi limiti e confini, sia geografici che intellettuali. Questo fu il motto personale di Carlo V che poi passò, come eredità nazionale, al mondo spagnolo tutto.

La mostra bresciana, analizzando gli sviluppi dell’arte latinoamericana, riunisce artisti di tempi zone e aree diverse, capaci di plasmare immagini d’intenso contenuto spirituale nelle quali i rimandi al Barocco europeo s’uniscono a influssi autoctoni più originali. Sarà pertanto possibile ripercorrere quei passi che, anche nel mondo dell’arte, hanno contribuito a creare l’attuale fisionomia culturale dei paesi a sud del Rio Grande.
Da quando nel Cinquecento l’arte europea mise piede sul suolo americano lasciò inevitabilmente la sua impronta, via via mitigata nel corso di quattro secoli di storia. Questa cifra stilistica rimase però ben visibile nel Barocco coloniale il fenomeno artistico, non meno che spirituale, più rappresentativo dei difficili rapporti tra Nuovo e Vecchio Mondo.

Lòpez de Gòmara, cronista spagnolo di quelle terre allora considerate Indie (in realtà oggi sappiamo essere l’America ispana), sostenne che la scoperta e successiva conquista dell’America costituì il secondo avvenimento più importante nella storia dell’umanità, secondo solo alla nascita di Cristo. È incontestabile infatti quanto influente sia stata la comparsa del Quarto Continente, sia per l’Europa che per le stesse società indigene per le quali la conquista, più che una svolta, non fu altro che la fine della storia.
Da quel momento si aprì una vicenda complessa fatta di scontri sanguinosi quanto di integrazioni complesse, entrambe determinanti per il graduale assestarsi di un’America Latina, piena di sfumature e contraddizioni, quale la conosciamo oggi.

La difficile Conquista del Nuovo Mondo, come di rito, non poté che passare attraverso una forte conquista spirituale.
Il culto cattolico prese piede dando vita, talvolta, anche a singolari utopie francescane (in Messico) o gesuitiche (in Paraguay), a dimostrazione di quanto lo spirito missionario trovò terreno fertile nelle nuove terre.
I missionari europei giunti in America avevano modo di diffondere l’annuncio cristiano in una società, meno corrotta rispetto a quella europea, dove si poteva trovare ancora spazio per una religiosità più integra e genuina.
Fu in questo contesto che, ovviamente, le immagini sacre acquisirono grande importanza e vennero sfruttate dallo stesso governo spagnolo che, promulgate le “Leggi di Burgos” nel 1512 a protezione degli Indios, decretò in queste che chiese e cappelle del Nuovo Mondo fossero corredate da immagini sacre. Nel corso dell’epoca coloniale, nell’America spagnola, vennero erette non meno di settantamila chiese (conventi e monasteri esclusi), dandoci l’idea di quanto fosse capillare la diffusione di immagini sacre sparse per il continente.
L’iconografia maggiormente sfruttata fu da sempre quella mariana, che ben si presta a un parallelo accorto con la “madre Europa” benevola conquistatrice.

Il percorso espositivo, articolato in quattro sezioni, darà un tornaconto di quanto appena sintetizzato: dalla formazione-invenzione dell’America, all’uso dell’arte come espressione di spiritualità e veicolo per precisi progetti nazionali, alla rinascita indigena.
L’ultima parte toccherà immagini contemporanee, in particolare frutto del lavoro dell’artista colombiana Olga de Amaral (Bogotà 1932) che, con la sua “stele”, una dozzina di pannelli dorati fatti di fili intrecciati, traghetta lo spettatore direttamente in uno spazio decorato da immagini velate che alludono alla conquista dell’America e alla scomparsa del mondo precolombiano.
Opere senza tempo che ci parlano, con l’idioma del mito, del tempo della natura e di quello degli uomini, poiché il mito, ancor più che la storia, unisce con un filo d’orato l’America incaica all’America barocca, all’America d’oggi.
Scopriamo il Nuovo Mondo.
«Il Nuovo Mondo, che doveva al Vecchio la propria scoperta, gli avrebbe ricambiato il favore con la scoperta, avvenuta in esso [nel Nuovo], della sua [del Vecchio] vera immagine sino ad allora ignota».
Antonio de Ulloa, XVIII sec.