Planet 51
di - pubblicato il 04 Dicembre, 2009 in Emozioni visive
L’astronauta Chuck Baker atterra sul pianeta 51 convinto dalle immagini inviate dal robottino Rover andato in avanscoperta di piantare la bandiera degli Stati Uniti d’America in un deserto roccioso inospitale su un pianeta disabitato, invece canticchiando nella tuta il brano di Richard Strauss da Così parlò Zarathustra reso celebre dalla colonna sonora del film di Stanley Kubrick 2001 Odissea nello spazio, si trova a fare i primi passi sul suolo sconosciuto fra pratini ben rasati e famiglie verdi impegnate in giardino ad arrostire hamburger.
In un’ambientazione da anni ’50 tipo Ritorno al futuro il nostro eroe si troverà a dover affrontare lo spiegamento dell’esercito, ma soprattutto i pregiudizi degli abitanti del luogo che temono un suo presunto desiderio di conquista attraverso il controllo telepatico delle loro menti. Con l’aiuto del giovane Lem verde indigeno adolescente appassionato di astronomia, dovrà riuscire a sfuggire allo scienziato locale che vuole vivisezionarlo e a raggiungere l’astronave in orbita prima che il pilota automatico al termine del classico conto alla rovescia la faccia ripartire verso la Terra.

Nonostante la poca originalità dell’impianto narrativo Planet 51 è un film colorato e divertente che ha i suoi punti di forza nella grande quantità di citazioni cinematografiche che vanno da ET l’extra-terreste di Steven Spielberg a Starman di John Carpenter, fino al Grease di Randal Kleiser regalando allo spettatore il gusto per una specie di gioco a quiz in cui riconoscere le citazioni unite all’ironia con cui mette alla berlina certi atteggiamenti indotti da macho. Intelligente l’intuizione di mostrare il protagonista, un dongiovanni gradasso ma simpatico, che prolungando l’abbraccio di commiato con l’amico Lem sente il bisogno di giustificarsi davanti ai presenti per fugare ogni eventuale loro sospetto su una sua ambiguità sessuale.

Bellissima e geniale l’idea di trasformare il temibilissimo Alien che ha terrorizzato diverse generazioni di spettatori fin dal primo inimitabile episodio della saga diretto da Ridley Scott nel 1979 in un innocuo e malignetto cagnolino con la pipì corrosiva dei metalli come lo erano le secrezioni del mostro originale. Gustosissime anche le parodie dei film di fantascienza tipici del periodo maccartista in cui rappresentavano metafora del pericolo rosso tipo La guerra dei mondi o Ultimatum alla Terra, con alieni spietati sempre pronti a invadere la Terra per soggiogarla del film nel film in programmazione nel cinema del paese, intitolato ironicamente Humaniacs e che torna anche nei bellissimi titoli di coda di Planet 51.

Primo lungometraggio realizzato dagli Ilion Animation Studios, lo Studio d’Animazione spagnolo nato nel 2002 a Madrid e coprodotto con la britannica Handmade Films International di Londra, Planet 51 ribalta lo stereotipo dell’essere extraterrestre sperso sulla Terra e trasforma l’essere umano protagonista nell’alieno finito tra esserini verdi con le antenne che rappresentano la normalità del luogo. Il pretesto narrativo fa da incentivo per affermare che tutti possono essere diversi fuori dal proprio ambiente ma proprio per questo non si deve temere la diversità e cedere alla tentazione di un’insensata discriminazione. Tra due battute di diverso tenore, quella del generale Grawl a capo delle forze militari del pianeta che afferma “Non capisco come si possa essere amici di qualcuno così diverso da te!” e quella di Skiff, il ragazzo verde amico di Lem, che vedendo l’astronauta umano nudo afferma con candore: “Che strano posto per metterci un’antenna!” stanno tutte le differenze di approccio tra diffidenza e accoglienza del diverso.

La sceneggiatura è firmata da Joe Stillman noto per aver scritto i primi due episodi delle avventure dell’orco verde Shrek e anche se comprendo le ragioni del marketing dispiace veder scritto sul manifesto italiano “dal creatore di Shrek” quasi a voler spacciare un bel prodotto europeo per una pellicola hollywoodiana a palesare un complesso italiota nei confronti del mito a stelle e strisce ancora duro a morire.